Sanità, l'appello di Foad Aodi(AMSI – UMEM): "Più ambulatori per codici bianchi e medicina territoriale per salvare i pronto soccorso"

(ASI) Roma – L’influenza ha raggiunto il suo picco stagionale e sta producendo un impatto pesante sul sistema sanitario nazionale. In molte realtà italiane gli accessi ai pronto soccorso registrano incrementi significativi rispetto ai mesi precedenti, con reparti saturi, pazienti in attesa di ricovero sulle barelle e tempi di presa in carico sempre più lunghi.

L’aumento dei casi di polmonite, soprattutto tra anziani e soggetti fragili, e il sovraccarico delle centrali del 118 stanno mettendo in evidenza criticità che non possono più essere considerate episodiche.

AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia), UMEM (Unione Medica Euromediterranea), AISC_NEWS e il Movimento Internazionale Uniti per Unire analizzano la fase più acuta dell’ondata influenzale, sottolineando come l’attuale pressione sui pronto soccorso rappresenti l’ennesima conferma di una debolezza strutturale dell’assistenza territoriale.
A nome delle suddette associazioni e movimenti interviene il Presidente Prof. Foad Aodi, medico fisiatra, giornalista internazionale, divulgatore scientifico ed esperto in salute globale, Direttore dell’AISC_NEWS, membro del Registro Esperti FNOMCeO, quattro volte consigliere dell’OMCeO di Roma, docente dell’Università di Tor Vergata.

Pronto soccorso sotto pressione strutturale, non emergenziale
Il picco influenzale ha determinato un incremento marcato degli accessi in emergenza, con un numero crescente di pazienti che necessitano di ricovero ma restano a lungo nei pronto soccorso per l’assenza di posti letto disponibili. Il fenomeno del boarding, ormai cronico, rallenta l’intero sistema: ogni paziente in attesa blocca flussi, aumenta i tempi di intervento e accresce il rischio clinico, soprattutto per i casi tempo-dipendenti.

118 sovraccarico e territorio che non filtra
Parallelamente cresce il ricorso al 118, spesso anche per condizioni che potrebbero essere gestite a livello territoriale. Questo dato conferma l’insufficienza del filtro tra medicina generale, servizi territoriali e ospedale. Nei periodi di massimo carico stagionale il sistema dell’emergenza viene utilizzato come unico punto di accesso, con un impatto diretto sulla qualità e sulla tempestività delle risposte ai casi più gravi.

Aodi: “Non è il virus il problema, ma la fragilità del sistema”
«Non possiamo continuare a parlare di emergenza – sottolinea il Prof. Aodi – perché siamo davanti a una crisi prevedibile che si ripete ogni inverno. Il virus influenzale è un fattore scatenante, ma la vera criticità è un sistema territoriale che non è stato ancora messo in condizione di assorbire la domanda di assistenza prima che arrivi in pronto soccorso».

“I numeri parlano chiaro: senza territorio forte, l’ospedale collassa”
«L’aumento delle polmoniti negli anziani, il boarding cronico e il sovraccarico del 118 sono indicatori di un modello che non funziona – prosegue Aodi – mentre l’esperienza positiva delle vaccinazioni pediatriche dimostra che investire in prevenzione e programmazione produce risultati misurabili. Questo approccio va esteso anche agli adulti fragili e agli anziani».

Regioni in difficoltà e personale allo stremo
Le criticità si distribuiscono in modo disomogeneo ma diffuso. In alcune Regioni del Sud si registrano livelli di affollamento eccezionali, aggravati dalla carenza di posti letto, mentre nel Nord numerosi pronto soccorso operano costantemente oltre la soglia di sicurezza. Il personale sanitario, già provato da anni di sotto-organico, affronta turni prolungati e condizioni di lavoro sempre più complesse.

Pediatria: prevenzione efficace, modello da estendere
Sul versante pediatrico si osservano numerosi accessi per sindromi influenzali e respiratorie, ma con un dato incoraggiante: il netto calo delle bronchioliti grazie alle campagne di vaccinazione e immunizzazione contro il virus sinciziale. Questo risultato dimostra che una prevenzione strutturata e programmata riduce in modo concreto la pressione sugli ospedali.

Territorio e pronto soccorso: la posizione di AMSI
Il Prof. Aodi chiede apertamente di intensificare la presenza di ambulatori dedicati ai codici bianchi, ricordando che «l’esperienza maturata negli anni precedenti all’interno dei pronto soccorso pubblici ha dimostrato che questi strumenti consentono di alleggerire in modo concreto il carico sulle emergenze». Secondo Aodi è necessario anche «cambiare la mentalità e la cultura del ricorso al pronto soccorso per qualsiasi motivo», ribadendo che «le condizioni non urgenti devono essere indirizzate prima al medico di famiglia e alla guardia medica». L’associazione sottolinea inoltre l’urgenza di «rafforzare gli ambulatori specialistici e la presenza di medici specialisti sul territorio, per evitare che il pronto soccorso venga utilizzato come unico punto di accesso al sistema sanitario». Aodi avverte infine che «la situazione è critica non solo in Italia ma a livello europeo e mondiale», richiamando l’attenzione su «un aumento dei casi influenzali e sulla circolazione di nuove varianti», elementi che rendono indispensabile «un investimento strutturale sulla sanità territoriale e sulla prevenzione, per evitare il collasso dei pronto soccorso».

Proposte e responsabilità istituzionale
«Serve un rafforzamento reale della medicina territoriale, dell’assistenza domiciliare e della continuità assistenziale – conclude il Prof. Aodi – insieme a un piano strutturale per i posti letto e per il personale sanitario. Senza scelte coraggiose, ogni picco stagionale continuerà a trasformarsi in un’emergenza, con un costo umano e professionale sempre più alto. È una responsabilità che riguarda le istituzioni, ma anche la capacità di ascolto verso chi ogni giorno lavora sul campo».

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