Manovra, Istituto Friedman: la riduzione della spesa pubblica non basta, serve meno Stato e più visione

(ASI) Roma,   - “Le recenti comunicazioni del governo riguardo ai provvedimenti previsti nel progetto di legge di bilancio delineano un quadro articolato, ma purtroppo, per molti aspetti, insufficiente.


Va sicuramente riconosciuto l’impegno verso il contenimento della spesa pubblica, un passo positivo e necessario per la sostenibilità economica del Paese. Il taglio della spesa pubblica rappresenta una delle misure più importanti per ristabilire l’equilibrio dei conti e ridurre gli sprechi che pesano sui cittadini. Questo segnale di responsabilità è stato giustamente accolto con favore da diverse agenzie di rating e dagli operatori finanziari.
Milton Friedman affermava: “La spesa pubblica non è un’opportunità di crescita, è un sintomo di quanto il governo sia coinvolto nella vita economica delle persone”. In quest’ottica, il progetto di legge, pur con lodevoli tentativi di ridurre la spesa, appare però ancora troppo ancorato a un impianto statalista, che ad oggi penalizza la libertà economica e non offre lo slancio necessario per un vero rilancio.
Il problema dell’economia italiana rimane l’assenza di una strategia chiara e concreta per favorire la crescita e liberare il settore privato da burocrazia, pressione fiscale e dirigismo. L’Italia, come gran parte dell’Europa, soffre di una progressiva perdita di competitività in settori industriali chiave, causata principalmente da burocrazia e tasse, dal mancato incremento di produttività e dall’incapacità di cogliere appieno le opportunità offerte dall’innovazione tecnologica. Come indicato anche dal rapporto Draghi, la digitalizzazione e l’innovazione sono strumenti fondamentali per rilanciare la produttività, ma il progetto di legge di bilancio non prevede misure sufficienti in questa direzione. Tra le misure troviamo i cosiddetti “bonus”. Sebbene presentati come aiuti diretti ai cittadini e alle imprese, questi interventi risultano essere temporanei e inefficaci nel lungo periodo. La vera soluzione per stimolare la crescita economica risiede nella riduzione strutturale della pressione fiscale. La flat tax, in questo senso, rappresenta il miglior “bonus” che si possa offrire al Paese: una misura semplice, chiara e volta a liberare le energie produttive sia delle famiglie che delle imprese, promuovendo così una crescita più robusta e sostenibile. La riduzione delle tasse, infatti, incentiva l’investimento, il lavoro e il risparmio, mentre i bonus temporanei creano dipendenza dallo Stato e distorsioni economiche.
Il “concordato preventivo biennale” che, da un lato, consente al contribuente di concordare con lo Stato una cifra da versare per due anni all’erario a prescindere dai suoi utili aziendali o professionali, dall’altro lato presenta troppe condizioni discriminanti per la sua applicazione e problemi costanti sugli applicativi, che rischiano di minarne fortemente l’efficacia. Sempre in materia tributaria troviamo inoltre lesivi della privacy gli strumenti concessi all’Agenzia dell’entrate che le consentiranno una maggior aggressività nei controlli nei confronti dei contribuenti. Per quanto riguarda la tassazione, sebbene non siano previsti aumenti significativi per la generalità delle persone fisiche e delle imprese, alcune categorie specifiche, come quella delle criptovalute, subiranno un aumento delle imposte per motivi non del tutto chiari. Pare inoltre già evidente che questo aumento non porterà a maggior gettito, ma bensì alla fuga dall’Italia degli investitori attivi nel settore. Inoltre, la mancanza di interventi significativi sui costi dell’energia e dei carburanti, su cui le accise pesano enormente, rappresenta un ulteriore vuoto nel disegno di legge.
In conclusione, il progetto di legge di bilancio, così come strutturato, appare un disegno di corto respiro, mirato più a garantire un equilibrio contabile nel breve termine che a risolvere i problemi strutturali del nostro Paese. La mancanza di una visione chiara e liberale lascia spazio a possibili iniziative che potrebbero addirittura aggravare il quadro economico, come la proposta di una tassazione patrimoniale o di un aumento delle imposte sulle successioni, ipotesi che continuano a emergere con preoccupante regolarità su iniziativa di alcune forze politiche.
In un momento come questo, dare un segnale forte in favore della libertà economica e della riduzione fiscale sarebbe cruciale per rassicurare gli operatori economici, sia nazionali che internazionali. Un cambiamento di rotta verso una politica economica più liberale e orientata al mercato, in linea con le idee di Milton Friedman, potrebbe rappresentare il vero catalizzatore per una crescita duratura e sostenibile nel nostro Paese.”
È l’analisi diffusa in una nota dall’Istituto Milton Friedman e sottoscritta per conto del Comitato scientifico dal Direttore generale Prof. Dario Peirone, dal Direttore esecutivo Alessandro Bertoldi e dal Direttore per le Politiche fiscali Prof. Ezio Stellato.

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