Amsi-Umem: Giornata Mondiale della Salute, più di 4 miliardi di persone non hanno ricevuto cure sufficienti nel 2021, in piena pandemia. Difendiamo il diritto all’uguaglianza delle cure.

Aodi: non possiamo che condividere a pieno il tema della Giornata della Salute 2024 che si celebra oggi. Ma il diritto alla salute invocato dall’OMS non resti solo uno slogan

(ASI) Roma - «Come Amsi, Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, e come Umem, Unione Medici Euromediterranea, e il Movimento Transculturale Internazionale Interprofessionale Uniti per Unire non possiamo che condividere a pieno il tema della Giornata della Salute 2024 che si celebra oggi.

Non poteva esserci, in questo delicato momento storico per la salute mondiale, messaggio più consono da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. “La mia salute, un mio diritto, è un concetto che racchiude tutte le nostre battaglie come Amsi, Umem e con tutte le associazioni che fanno parte del Movimento Uniti per Unire.

Da sempre lottiamo e cerchiamo di dialogare, con le politiche mondiali, per mettere in atto, per i cittadini, un programma di buona salute, che risponda al fabbisogno sempre più elevato di cure da parte della collettività. Si pensi in tal senso al costante invecchiamento della popolazione italiana, piaga che ci tocca molto da vicino, ma nel contempo si guardi anche al rafforzamento di accordi bilaterali con quei paesi dove la sanità è più debole che mai. Una carenza di personale in Asia, in Africa, in America Latina, che va gestita con la necessità di arginare la fuga di professionisti, mentre qui da noi, in Europa, occorre finalmente valorizzare medici e infermieri, favorire le specializzazioni, agevolare l’inserimento di professionisti di origine straniera senza discriminazioni.

E’ chiaro che il messaggio di oggi, nella Giornata Mondiale della Salute, da parte dell’Oms, non può e non deve rimanere solo uno slogan. Per questa ragione bisogna combattere innanzitutto le maggiori cause di morte e di infezioni, soprattutto nei paesi più deboli, e per fare questo è necessario disporre di personale con competenze sempre più elevate, investire maggiormente nella ricerca e nella tecnologia.

Le nostre statistiche come Amsi indicano che più di 4 miliardi di persone non hanno ricevuto cure sufficienti nel 2021, in piena pandemia.

Ogni 5 secondi nel mondo muore una persona a causa delle conseguenze dell’inquinamento atmosferico, nel 2022 sono decedute più di 70mila persone per il caldo, i bambini dei paesi più poveri continuano a morire di malaria, diarrea e infezioni gravissime mal curate, in particolare all’apparato respiratorio.

Questi numeri non possono essere ignorati, rappresentano un allarme che deve scuotere le nostre coscienze.

A contribuire al diffondersi di sempre nuove malattie ci sono anche i sanguinosi conflitti dimenticati, le crisi climatiche, instabilità economica, disuguaglianze sociali, crisi politiche, sfollamento.

Dobbiamo sostenere la politica sanitaria mondiale a mettere in atto una concreta uguaglianza sanitaria, ovvero cure per tutti.

Per questo occorre valorizzare il personale sanitario, abbattere i tetti di spesa per i professionisti, come chiede il Ministro Schillaci, e snellire le liste di attesa degli ospedali. Occorre poi anche sostenere il rilancio della sanità territoriale, con gli ambulatori, con il personale che si occupa delle cure domiciliari, con i professionisti nelle scuole a sostegno dei disabili per difendere il loro diritto allo studio e nelle carceri, a contatto con realtà psicologiche difficili che non possono essere ignorate.

Dal 2020, come Amsi, abbiamo dato il nostro contributo e abbiamo fatto nascere a Roma e provincia una serie di Poliambulatori Amsi per stranieri, collegati con la rete degli ospedali pubblici, per curare i migranti e i rifugiati, supportandoli con la presenza di medici madrelingua, e ancora abbiamo documentato ogni anno, con un convegno scientifico, che i migranti non portano malattie nei paesi dove cercano una nuova vita, ma si ammalano semplicemente dopo il loro arrivo, laddove dopo mesi di viaggio in mare, su imbarcazioni fatiscenti, indeboliscono le loro difese immunitarie.

Sono soggetti, perciò, a malattie ossee, in conseguenza anche delle cadute e il carico sulla colonna, e a malattie del sistema respiratorio.

Non possiamo dimenticare lo svilupparsi delle malattie dovute ai conflitti bellici, laddove in particolare donne e bambini, spesso messi in fuga dalle guerre, soffrono di patologie intestinali, di malattie respiratorie e ovviamente spesso di ferite mal curate. Ovviamente alla radice del diffondersi di gravi patologie nei luoghi di guerra ci sono la mancanza di cibo e di acqua potabile, senza dimenticare che è tornato l’incubo della tubercolosi. Negli ultimi otto anni registriamo una media tra 5mila e 7mila nuovi casi al giorno di tubercolosi nel mondo.

Oltre il 50% dei bambini in età pediatrica e minori nel mondo perde la vita a causa di queste vere e proprie piaghe.

Naturalmente, come detto, occorre combattere i cosiddetti “deserti sanitari”, cioè evitare l’esodo in massa di professionisti e intellettuali dai paesi poveri verso l’Europa e i paesi anglofoni e in particolare, di recente, verso i Paesi del Golfo, che offrono stipendi e prospettive di vita che nessuna nazionale è in grado di equiparare.

A contribuire alle malattie sono anche le condizioni climatiche, come la siccità, gli alluvioni, l’inquinamento: possiamo e dobbiamo fare tanto in tal senso.

Conflitti mondiali, fame nel mondo, sicurezza alimentare, qualità del cibo e dell’acqua, rappresentano tematiche sempre attuali che i Governi devono “prendere di petto” e che non possono ignorare.

Come esperto in salute globale, lancio nuovamente il mio appello, ai vertici dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, di evitare inutili allarmismi di pandemie, agendo nel concreto sulle patologie in corso e attuando una azione di grande trasparenza e indipendenza politica ed economica, sostenendo i paesi poveri.

Chiedere ai paesi del mondo, da parte dell’Oms, 1,5 miliardi, per affrontare tutte queste emergenze, ci pone di fronte ad una riflessione doverosa: questi soldi si possono ottenere, certo, ma vanno gestiti con parsimonia e mettendo realmente in atto azioni risolutive.

Ovviamente non possiamo ignorare la necessità che i sistemi sanitari internazionali, tra cui l’Italia, devono investire maggiori risorse nella salute.

Si salveranno quei paesi che fanno prevenzione, che avviano cooperazioni internazionali, che investiranno sempre di più nella tecnologia e nelle competenze di professionisti sempre più specializzati, valorizzando gli uomini e le donne della sanità».

Così il Prof. Aodi Esperto in Salute Globale, Presidente di Amsi e del Movimento Uniti per Unire nonché Docente di Tor Vergata e membro del Registro Esperti della Fnomceo dal 2002, già 4 volte Consigliere dell’Ordine dei medici di Roma che è presente tutti i giorni su tv e radio satellitari per parlare di Immigrazione, Salute Globale, eguaglianza, diritti umani e divulga la verità in tutti i paesi per quanto riguarda il rischio e il pericolo dell’immigrazione irregolare.

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