Gioco, alla Camera le associazioni unite chiedono urgentemente una riforma organica e complessiva

(ASI) Si è tenuto alla Camera dei Deputati il convegno, organizzato dall’Istituto Milton Friedman, presieduto dal Direttore esecutivo, Alessandro Bertoldi, dal titolo: “Gioco legale: regole uniformi per garantire sicurezza, legalità e gettito”, a cui hanno partecipato le più rappresentative Associazione di Categoria del settore del Gioco Legale: ACADI Confcommercio; EGP-FIPE; ASTRO Confindustria SIT; SAPAR rappresentante dai rispettivi presidenti. Sono intervenuti numerosi parlamentari in rappresentanza dei vari Gruppi.



L’obiettivo dell’iniziativa era di rappresentare a Governo, politica, opinione pubblica e istituzioni, l’urgenza di una riforma organica e complessiva del settore, senza tralasciare alcun segmento di prodotto o verticale distributiva. Insieme all’importanza di politiche di prevenzione efficaci nel contrasto alle dipendenze, i promotori vogliono evidenziare la necessità di correggere le tendenze proibizionista di alcune regolamentazioni locali.

Tre sono i punti focali delle richieste rappresentate nel corso del convegno: l’omogeneità di trattamento regolatorio e fiscale delle diverse offerte di gioco, l’uniformità nazionale delle fasce orarie d’apertura delle attività di gioco, l’allineamento dei criteri per l’applicazione del distanziometro in tutto il territorio italiano. L’auspicio é che la riforma arrivi contestualmente ai bandi previsti per le licenze di gioco online e lotterie.

“È urgente dare al settore del gioco legale una regolamentazione complessiva. Perché questo è uno dei settori economici più importanti per il contributo al pil e all’occupazione” - Con queste parole, Alessandro Bertoldi, direttore esecutivo dell’Istituto Milton Friedman, ha aperto i lavori del convegno. “Bisogna superare l’attuale situazione che si è creata facendo norme per vari segmenti del settore, in momenti diversi e anche prodotte da istituzioni diverse, com’è avvenuto con gli interventi delle Regioni e dei Comuni”.

Un quadro complessivo delle cifre con le quali si rappresenta il settore in Italia lo ha dato Daniele Scalea, presidente del Centro Studi Politici e Strategici Machiavelli, richiamando alcuni dati contenuti in uno studio che il suo istituto ha realizzato di recente. “Si tratta di un comparto che rappresenta 150mila posti di lavoro” ha detto Scalea “e che nel corso degli anni è stato oggetto di politiche proibizioniste e punitive che non hanno mai raggiunto gli obiettivi che si erano prefissi. Nonostante la riduzione del payout e l’aumento della tassazione, il gioco non è stato disincentivato, come confermano le cifre della raccolta che ha continuato a crescere. Questi interventi hanno ottenuto, piuttosto, l’effetto di spingere i giocatori verso il gioco online o forme di gioco non autorizzate”.

A rappresentare una componente significativa del settore è stato Emmanuele Cangianelli, presidente della Egp, Esercenti giochi pubblici, che aderisce alla Fipe, federazione dei pubblici esercizi. “Più del 59% del contributo all’erario da parte del gioco legale arriva dai punti gioco generalisti” ha detto “come le tabaccherie o i bar. E già oggi c’è un’integrazione con il gioco online per cui il consumatore utilizza entrambi i canali in totale continuità tra un negozio e un sito Internet. Quindi, serve produrre strumenti normativi pensati in una logica unitaria in modo da mantenere anche l’attrattività delle reti distributive fisiche. Anche nell’ottica della prevenzione delle dipendenze”.

All’atteggiamento ostile del mondo bancario ha fatto riferimento, invece, il presidente di Sapar, Domenico Distante, che ha lamentato come le imprese del settore abbiano difficoltà perfino di aprire un conto corrente solo perché operano in questo settore: “Possibile che la politica non abbia trovato una soluzione per risolvere questo problema, che ha già provocato la chiusura di piccole imprese e rischia di provocarne altre. Imprese che operano per conto dello Stato e che sono viste, invece, come se fossero dei fuorilegge”.

A rivendicare il ruolo delle attività di gioco sul territorio è stato anche Massimiliano Pucci, presidente di Astro, associazione aderente a Confindustria: “Sono 25 anni che giro l’Italia dicendo che la domanda di gioco è anelastica, e che togliendo l’offerta di gioco legale non si sarebbe ridotta la domanda ma si sarebbe semplicemente dato spazio a quello illegale. Oggi vediamo che riducendo l’offerta di gioco fisico, soprattutto gli apparecchi, io giocatori si sono spostati verso il gioco online, spesso illegale”.

Sulla complessità del tema si è soffermato Simone Billi, deputato della Lega.
“Bisogna intervenire in questo settore tenendo presenti tre diversi fattori: la tutela delle imprese, soprattutto le piccole imprese, la difesa del giocatore dai rischi di dipendenza e, infine, le entrate erariali. E concordo sul rischio di lasciare spazio al gioco illegale quando si dovesse eliminare quello legale e regolamentato. E il gioco illegale vuol dire vedere aumentare attività molto rischiose, come il riciclaggio”.

“Non si tratta di fare una cortesia a chi rappresenta le imprese del settore ma di tenere presente l’interesse pubblico” - Così Geronimo Cardia, presidente di Acadi, associazione che aderisce a Confcommercio, che ha spiegato come la rete generalista non ha solo un peso in termini numerici ma svolge anche un ruolo di presidio territoriale perché è presente, con un’attività legale, in migliaia di comuni d’Italia. Combatterle significa non tutelare il giocatore e lasciarlo in mano a chi ha interessi illegali.

Sul fronte della politica, i parlamentari presenti al dibattito hanno dato dei segnali chiari di avere recepito il messaggio delle imprese del gioco, sia pure con punti di vista differenti.
Per Stefano Vaccari, deputato del Pd, le nuove regole che andranno adesso riscritte devono mettere al centro la persona e la legalità insieme alla tutela delle imprese. “Con il collega Mirabelli” ha detto “abbiamo presentato una proposta di riordino che si pone gli obiettivi che avete qui esposto e vuole rafforzare gli argini rispetto ai fattori esterni alzando l’asticella qualitativa dell’offerta. A cominciare dalla revisione della tassazione, che anche per noi è troppo alta. In ogni caso, sono d’accordo sulla necessità di procedere in contemporanea con la regolamentazione del gioco online e di quello fisico, per evitare di provocare scompensi tra i due canali”.

A condividere l’appello delle associazioni di categoria perché un riordino del settore garantisca il ruolo delle imprese è stata anche l’Agenzia dogane e monopoli, l’ente regolatore. Antonio Giuliani, che nell’Agenzia è dirigente dell’Ufficio gioco a distanza e scommesse, ha riconosciuto ai concessionari e a tutti gli operatori del gioco legale un atteggiamento di collaborazione, sia pure nel proprio ruolo che è a volte contrapposto a quello di chi svolge funzione di controllo. “Si è parlato molto di gioco online illegale per vicende recenti che hanno coinvolto calciatori famosi. Ma quello che mi ha colpito è che a fare scandalo non sia stato il fatto che avevano giocato su piattaforme illegali quanto, piuttosto, il fatto che avevano semplicemente giocato. Una narrazione che indica quale sia la sensibilità dell’opinione pubblica su questo argomento”.

La testimonianza di come togliere il gioco legale porti alla diffusione di quello illegale l’ha portata Alessia Ambrosi, di Fratelli d’Italia, membro della Commissione per le Politiche dell’Unione europea, che ha cominciato a occuparsi di gioco quando è stata eletta consigliere in Trentino Alto Adige. “Grazie a una norma voluta dalla precedente giunta di centro-sinistra” ha detto “abbiamo avuto la chiusura di una quarantina di sale con 200 dipendenti che sono rimasti senza un lavoro proprio quando è scoppiata la crisi energetica, con pesanti conseguenze sui redditi delle famiglie. È necessario che il riordino riesca a omogeneizzare le norme per tutti i settori e in tutti i territori. Quindi, anche il distanziometro, per esempio, dovrà basarsi su criteri uguali per tutti e dappertutto”. Anche lei ha ribadito la necessità di una riforma organica e complessiva.

Per Mauro Del Barba, deputato del gruppo parlamentare di Italia Viva, “Il gioco è un settore importante per il Paese non solo dal punto di vista economico ma anche come fattore di socialità. Ma bisogna operare attraverso buone regole e comportamenti corretti dei concessionari, affinché possa recuperare la posizione che ha sempre avuto. Ovvero uno strumento di lotta all’illegalità. Un gioco trasparente, va tenuto presente, può aiutare le persone più fragili che soffrono di ludopatia. Serve una riforma complessiva.”

 
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