(ASI) "Che l'esito del conflitto di attribuzioni risolto oggi e sollevato dal Senato davanti alla Corte fosse sostanzialmente scontato era indubbio. Non deve però sfuggire l'importanza e la solennità delle motivazioni addotte nella sentenza 170, che segnano una riconferma autorevolissima dell'importanza nel sistema del libero mandato elettivo, che non può essere indebitamente compresso.
Nel sottolineare che la garanzia relativa alla corrispondenza copre la messaggistica istantanea dei parlamentari per tutto il tempo in cui essa conserva una propria attualità, la Corte conferma l'impostazione della Giunta e dell'Aula del Senato, nonché della Corte di Strasburgo, secondo le quali, altrimenti, declassando subito tali messaggi. oggi sono largamente prevalenti a documenti storici utilizzabili, sarebbe stato scardinato un presidio dell'equilibrio tra i poteri.
La sentenza e le sue motivazioni di oggi sono pertanto di un'importanza comparabile a quelle con cui la medesima Corte con la 1/2013 diede ragione al ricorso del Quirinale contro la procura di Palermo a proposito dell'utilizzabilità di alcune telefonate del Presidente Napolitano, menomando le prerogative della Presidenza della Repubblica.
Come allora per il Capo dello Stato così oggi per i parlamentari la Corte difende l'equilibrio tra i poteri, li difende doverosamente, come essa recita testualmente da "condizionamenti e pressioni sulla libera esplicazione" della propria attività." Così dichira in una nota, Stefano Ceccanti, Professore ordinario di Diritto Pubblico Comparato dell'Università Roma La Sapienza.
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