(ASI) "Ci uniamo a Fioroni alla richiesta della conoscenza dei documenti del colonnello Giovannone, capocentro del SISMI a Beirut, anche se il suo scetticismo non ci è proprio: faremo di tutto affinchè questo governo o il prossimo, che avrà sicuramente una composizione delle forze diversa, possa desecretare questi atti. Che esistano relazioni sensibili, tutt'oggi, con Israele e i palestinesi è cosa nota, come è noto ai servizi d'intelligence quello che accadde nella terribile stagione del 1980 in Italia. L'arresto e relativo processo di Saleh per la vicenda dei missili di Ortona portò alla rottura dell'accordo di immunità per i palestinesi impegnati nel traffico di armi in Italia a fronte della santuarizzazione da qualsiasi attentato del nostro territorio. Molti documenti sono stati rilevati, ma molti ne mancano ancora. Tenere il segreto e la mancata conferma di ciò che è già trapelato, grazie anche agli scoop di agenzie e testate, significa non volere la verità sulla Guerra Fredda, sulla strage di Bologna e su Ustica. Per quanto riguarda, inoltre, alcuni rappresentanti di associazioni delle vittime che avrebbero fatto meglio a non candidarsi ed essere eletti con partiti che sono nell'attuale perimetro di maggioranza per mantenere la propria imparzialità, riteniamo sia ora di smetterla con le deliranti minacce di depistaggio. Se depistaggio ci fu, fu di Stato rispetto la verità storica, verità che vede sia il sequestro Moro che Ustica e Bologna come tessere del mosaico della Guerra Fredda. Verità che la sinistra continua a disconoscere per le evidente connessioni e contiguità fra l'ex PCI e la rete palestinese, come dimostrato dai documenti delle commissioni d'inchiesta che parlano degli interventi di Pajetta per far rientrare Abu Saleh in Italia, ostracizzato dai servizi segreti in quanto capo delle operazioni palestinesi in Italia e legato alla rete terroristica internazionale, fra cui quella di Carlos "Lo sciacallo"."
Così il fondatore dell'Intergruppo Parlamentare "La verità oltre il segreto", deputato Federico Mollicone, in risposta a Giuseppe Fioroni.
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