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Politica Nazionale

Messina (Italia dei Valori): Distanza tra toghe e politica, servono nuove norme, senza toccare la Costituzione.

Di Redazione ASI 9 Giugno 2020 – 17:07 3 min di lettura
(ASI) La reazione del mondo politico dinanzi al controllo di legalità esercitato dalla magistratura,  scrive il Segretario nazionale dell'Italia dei Valori  Ignazio Messina, su di esso è spesso debordato nella richiesta della “riforma della giustizia”.                                                                                                Per pochi essa voleva dire farla funzionare meglio . Per lo più essa sottintendeva l'aspirazione ad accrescere il controllo politico su di essa. Questo, naturalmente, sarebbe un rimedio peggiore del male: la giustizia indipendente meno efficiente è infinitamente migliore di quella esercitata sotto il controllo del ceto politico di turno.
E' stato facile prosegue Messina, respingere sotto il profilo costituzionale i ripetuti assalti. Ma recentemente la magistratura ha offerto un'occasione, o un pretesto, debordando essa dal proprio ruolo per esercitare un'influenza sulla vicenda politica. Il frenetico e illecito attivismo dell'ex PM, presidente dell'ANM, consigliere del CSM, Luca Palamara, ha svelato gravi interferenze non solo sulla politica, ma anche sulla correttezza dell'esercizio delle funzioni del CSM nelle nomine (negli uffici direttivi, nei trasferimenti, eccetera). E ha svelato una degenerazione consistente nell'influenza delle correnti su di esse.
Intendiamoci, non c'è evidenza che tutto ciò abbia influito sull'esercizio della giurisdizione, cioè sui processi penali e sulle cause civili. Ma per rispondere al forte sconcerto, ripetutamente espresso dal Capo dello Stato insieme all'invito alla rigenerazione morale, bisogna cercare correttivi che riportino il Governo e l'immagine della magistratura italiana sul binario costituzionale, rispettandone l'indipendenza e l'autonomia. Intanto essa stessa deve recuperare il senso dell'alta funzione che esercita, che richiede anche forme di distanziamento dagli altri poteri.
Ma sotto il profilo strutturale occorrono interventi normativi che ne garantiscano la distanza dalla politica. Poiché non si può negare il diritto di elettorato passivo lo si può, però, perimetrare precisamente. Io ritengo necessario che. 1) la candidatura avvenga in un territorio ove da almeno cinque anni non viene esercitata la funzione giurisdizionale; 2) terminato il cursus politico non si possa rientrare in magistratura; 3) la mancata elezione comporti il trasferimento in altro ufficio fuori distretto. Ritengo, poi, che le correnti, se nel loro pluralismo possano dare un contributo culturale all'elaborazione della funzione della giustizia nel Paese, esse non possano influire nelle decisioni del CSM e quindi non debbano essere poste a base dell'elezione dei membri togati del CSM. Il sorteggio, da taluni invocato come la soluzione del problema, non è praticabile perchè la Costituzione impone l'elezione dei componenti dell'organo. Modificare la Costituzione non lo vedrei opportuno perché possono innestarsi tentazioni ad operare più ampie, ma per me inaccettabili, modifiche, come l'azione penale non obbligatoria ma da esercitare secondo le indicazioni della politica; o la separazione delle carriere, pericolosa perché può essere l'anticamera della nomina dei PM da parre dell'esecutivo o perché può ridurre la cultura della giurisdizione nell'inquirente con l'obbligo di cercare elementi di prova anche a favore dell'indagato. Non manca la fantasia per cercare una qualche ingegneria normativa elettorale in linea con la Costituzione; e la maggioranza pare averla trovata. Opportuno, infine, vietare la chiamata di magistrati ordinari nei ministeri e negli uffici pubblici, eccetto forse per quello della giustizia, e rimuovere potere assoluto dei capi delle procure, che genera appetiti, essendo utile tornare al potere diffuso, sia pure coordinato. Tutto ciò per riportare la giustizia al carattere di imparzialità che deve avere, ma anche che deve essere così percepito dai cittadini. La giustizia è funzione sovrana troppo importante perché possa essere messa a rischio da condotte fuorvianti, sia pure parziali dinanzi alla grande maggioranza dei magistrati che svolgono con dignità la loro funzione. E comunque, finché ci sarà un magistrato che indaga su un suo collega o lo condanna, la giustizia sarà salva.
Nota della Redazione

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