(ASI) Il co-presidente del gruppo europeo ECR-FRATELLI D’ITALIA illustra gli emendamenti presentati: “Vogliamo davvero che Taranto e Brindisi siano inseriti fra gli aiuti del Just Transition Fund? Ovvero nel programma con il quale la Commissione europea decarbonizza alcuni importanti siti europei?

Questo è il momento di remare tutti nella stessa direzione a Bruxelles dove con la presentazione degli emendanti in commissione Regi entra nel vivo il percorso di approvazione del JTF.

“I nostri emendamenti vanno esattamente in questa direzione e riguardano in modo particolare:

  1. LA TEMPISTICA: la Commissione ipotizza che i singoli Paesi europei presentino i loro Piani territoriali entro dicembre prossimo, perché vengano adottati nel 2021. Si tratta di una previsione che non può essere assolutamente rispettata in una fase che vede tutti i Paesi alle prese con l’emergenza più economica che sanitaria del Covid. L’emendamento, quindi, punta a chiedere uno spostamento del termine di presentazione di un anno, a fine 2021, con conseguente spostamento del raggiungimento dei target da parte degli Stati membri dal 2024 al 2025, e dal 2029 al 2030;
  2. LE RISORSE: le risorse sono insufficienti (7,5 miliardi di euro) e, con i criteri attuali, l’Italia è fortemente penalizzata, in quanto accederebbe solo al contributo minimo, equivalente ad un aiuto pro-capite di 6 EURO, pari a circa solo 364 milioni. La cifra è irrisoria oggettivamente, ma ancora di più se si pensa che l’Italia contribuisce al Just Transition Fund per circa 900 mln. Gli emendamenti proposti mirano ad aumentare il contributo pro-capite da 6 a 12 EUR pro-capite, raddoppiando così la soglia minima di contributo allo Stato Membro. Per l’Italia significa portare la quota minima da 364 milioni a 728 milioni euro. Contemporaneamente chiediamo di ridurre la quota massima di finanziamento per ogni Stato Membro, oltre la quale l’eccedenza va redistribuita, da 2 miliardi a 1,5 miliardi di euro. Il criterio di riparto del Fondo tra Stati Membri prevede alcuni correttivi che attribuiscono di fatto il 49% dei finanziamenti alle Regioni con intensità di carbonio superiore al doppio della media UE-27, un altro 25% agli Stati con più alta occupazione dell’estrazione di carbone e lignite e un altro 25% alle Regioni con più alta occupazione nell’industria. Questo sistema di ponderazione sposta la maggior parte del finanziamento verso la Polonia. Chiediamo di modificare questi pesi, in modo da favorire una redistribuzione del fondo in maniera equa, anche verso regioni come la Puglia, che hanno un’alta occupazione in impianti industriali (ILVA) e di produzione energetica da combustibili fossili (CERANO) la cui intensità di carbonio non supera il doppio della media EU-27, ma supera la media EU-27. Inoltre, il criterio di riparto del Fondo tra Stati prevede un correttivo commisurato al RNL pro-capite di ogni Stato membro per il periodo 2015-2017; ho chiesto di aggiornare questo parametro prendendo come periodo di riferimento il triennio 2018-2020, per tener conto del crollo del RNL nell’anno in corso a causa dell’emergenza COVID;
  3. I BENEFICIARI: l’art. 5 (Ambiti di esclusione del Fondo) prevede l’esclusione del supporto a imprese in difficoltà e ciò potrebbe compromettere la possibilità di utilizzare il Fondo in modo efficace per molte aziende tra cui l’ex-ILVA. Per questo ho presentato un emendamento per chiedere soppressione;
  4. LE ATTIVITA’ FINANZIATE: nel regolamento proposto il sostegno si limita a promuovere attività` nuove, tramite la messa in opera di tecnologie nuove e di processi o prodotti nuovi, soprattutto da parte di Piccole e Medie Imprese. Ho proposto un emendamento per estendere il sostegno alla trasformazione dei processi produttivi, alla conversione degli impianti inquinanti, alla eliminazione del degrado ambientale con la bonifica del territorio danneggiato; questo consentirà di finanziare anche la trasformazione e la bonifica di grossi impianti come per esempio Taranto e Brindisi, che altrimenti sarebbero esclusi;
  5. IL COFINANZIAMENTO: infine, ho chiesto che le risorse nazionali utilizzate per co-finanziare il JTF vengano escluse dal computo del deficit riguardante il PATTO DI STABILITA’ e CRESCITA. Altrimenti qualsiasi siano gli aiuti destinati all’Italia di fatto sarà impossibile spenderli in un momento di così grave crisi economica.

“Emendamenti, ribadisco, questi sui quali spero ci sia anche un forte supporto da parte degli altri colleghi indipendentemente dai colori politici, e soprattutto un impegno forte del governo nella sede del CONSIGLIO, per migliorare questa proposta, visto che ora entriamo nel vivo delle fasi previste dall’iter legislativo”.

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