(ASI) "Siamo scesi in piazza oggi a Roma con una manifestazione significativa e necessaria per rompere il silenzio assordante su quanto sta accadendo in Rojava.
Non è solo una questione di solidarietà, è un atto di accusa contro i governi occidentali che hanno prima utilizzato, poi abbandonato e infine tradito il popolo curdo e il progetto del Confederalismo Democratico". Lo dichiara Giovanni Barbera, Segretario romano e membro della Direzione nazionale di Rifondazione Comunista.
"Mentre città come Qamishlo e Kobanê sono sotto attacco, l'Occidente sta dimostrando tutto il suo cinismo. Abbiamo usato i curdi come carne da cannone quando serviva qualcuno che morisse al posto nostro per sconfiggere l'Isis, ma oggi che la minaccia jihadista si ripresenta a Damasco in 'giacca e cravatta', i nostri governi sono pronti a svendere quell'esperienza per pura convenienza geopolitica. È un tradimento infame che l'Italia e l'Europa stanno avallando con un silenzio che è a tutti gli effetti complicità".
Per Barbera, la mobilitazione di Roma serve a scuotere le istituzioni: "Non possiamo restare a guardare mentre la Turchia bombarda Qamishlo e le nuove milizie reazionarie assediano i territori dell'Amministrazione Autonoma. Il governo italiano deve smetterla di essere complice e deve prendere una posizione netta contro chi vuole cancellare l'unica speranza democratica e femminista del Medio Oriente. Chiediamo fatti: stop alla vendita di armi e protezione immediata per il popolo del Rojava".
"La piazza di oggi — conclude Barbera — dice chiaramente che non siamo tutti disposti a girare la testa dall'altra parte. La lotta del Rojava è la nostra lotta, perché difende valori che l'Occidente sbandiera solo a parole ma che nei fatti è pronto a tradire in ogni



