Lavoratori a casa a causa di una norma errata del Governo che li esclude per mancanza di requisiti. Politica di unisca al nostro appello

(ASI) Roma – “Oggi si consuma ciò che molti di noi avevano già e più volte chiesto al Governo di scongiurare. Sono 4.000 i lavoratori e le lavoratrici ex LSU del mondo della scuola che da oggi si trovano senza lavoro dopo la rottura del tavolo negoziale tra Governo (MIUR e Ministero del Lavoro) e sindacati, rottura avvenuta pochi giorni fa. Possiamo definirlo un “Licenziamento di Stato” perché di fatto causato dal provvedimento, deciso dal Governo, di internalizzazione i servizi di pulizia nelle scuole, dei lavoratori ex LSU. Infatti, questi 4 mila lavoratori, il Governo, in prima istanza, aveva voluto salvarli dal licenziamento, assumendoli nella Pubblica Amministrazione. Il problema è che tra i requisiti per l’assunzione ci sono anche il possesso del diploma di scuola superiore e la fedina penale pulita. È risaputo invece che molti di loro hanno frequentato soltanto le scuole elementari o medie e che altrettanti di loro, appartenendo alla categoria dei lavoratori socialmente utili, sono ex carcerati, reintrodotti nel mondo del lavoro dopo aver pagato il loro debito con la giustizia, ma ancora segnalati tali. Il Governo era a conoscenza dei requisiti posseduti dagli ex LSU e cosciente che, con il processo di internalizzazione dei servizi, essi sarebbero stati esclusi a priori. Ho sollevato in più occasioni ed in tutti i modi il dramma e l’assurdità della condizione di lavoratori che, nel tempo (oltre 20 anni!), hanno guadagnato un diritto al lavoro che va rispettato, ma ora se lo vedono togliere proprio dall’Esecutivo. Il risultato del drammatico epilogo della rottura tra Governo, imprese e sindacati, avvenuto dopo due giorni di trattative al Ministero del Lavoro per ricercare ulteriori soluzioni alla vicenda, è che 4.000 operatori delle pulizie scolastiche restano a casa e che 7.000, sugli 11.000 che saranno assunti, subiranno una drastica riduzione dell’orario di lavoro e un taglio del 50% dello stipendio. In un momento già delicato per il nostro Paese, anche a causa dell’allarme Coronavirus, il Governo dà così un colpo di grazia al settore dei servizi, mettendo sul lastrico non solo coloro che effettuano la pulizia delle scuole, con gravi conseguenze per il tessuto economico, ma esponendo al contempo la salute dei nostri giovani. Ritorno quindi a denunciare il problema, dopo aver ascoltato le ragioni dei sindacati confederali (Filcams Cgil, Fisacat Cisl e Uil Trasporti), impegnati a risolvere la vertenza e difendere i lavoratori e che hanno raccontato della rottura delle trattative e la palese non volontà del MIUR e del Ministero di risolvere il caso.

Al mio appello si sono già uniti anche politici locali e nazionali di tutte le forze politiche, come Armando Cesaro, capogruppo di Forza Italia nel Consiglio Regionale della Campania ed il deputato Antonio Pentangelo (FI) che ha dichiarato di voler presentare un’interrogazione parlamentare. Gli Ex LSU sono infatti dislocati in tutta Italia, anche se la concentrazione maggiore è circoscritta proprio alla Campania. Le frizioni sociali, con pericoli per l’ordine pubblico, saranno inevitabili, specie a Napoli. Una soluzione è possibile: si potrebbe serenamente proseguire in quello che è stato il rapporto di lavoro che sino ad oggi hanno intrattenuto i lavoratori. Potrebbero quindi rimanere dipendenti delle aziende private, evitando il ricorso all’internalizzazione perché non ne esiste una parziale ma dovrebbe essere totale.

Chiedo a tutte le forze politiche del mio territorio e di tutte le Regioni interessate, ai Sindaci e ai Parlamentari, di unirsi al nostro accorato appello per richiedere al Presidente del Consiglio, di riprendere il confronto ed una soluzione positiva della trattativa, così come mi aveva già confermato in diretta il Sottosegretario del Ministero del Lavoro, Peppe De Cristofaro, nel corso di Millennium, il programma di TVluna. Adesso tocca a Giuseppe Conte. È necessario intervenire nel modo più rapido e risolutivo possibile. I lavoratori attendono solo di vedersi restituita la dignità” - Così in una nota il giuslavorista e consulente del lavoro, Nino Carmine Cafasso.

 

 

 

 

*Foto gentilmente formitaci dall'Ufficio Stampa del giuslavorista Cafasso.

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