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Politica Nazionale

Gli errori continui e ripetuti dei 5 Stelle portano all’eutanasia

Di Fortunato Vinci 27 Novembre 2019 – 11:57 4 min di lettura

dimaio15(ASI) Ci risiamo: Luigi Di Maio e i 5 Stelle stanno per commettere l’ennesimo errore, questo, però, potrebbe essere quello fatale per il Movimento. Capisco la difficoltà di conciliare gli impegni assunti con la piazza e con gli elettori ma considerare dogmi i principi, seppure giusti e condivisibili, che hanno sempre sbandierato e che hanno portato al successo eccezionale nelle elezioni del 4 marzo 2018, è sbagliato, perché l’assoluto, in politica, non esiste. Se lo devono mettere in testa chi guida il Movimento e chi lo sostiene, dall’esterno, con il voto.

E poi una cosa è essere all’opposizione, cosa ben diversa è stare al governo. Lasciamo da parte quel Gianluigi Paragone, parlamentare dei 5 Stelle, che, non ho capito a quale titolo, viene intervistato ogni giorno per i quotidiani e invitato a partecipare alle trasmissioni televisive. E’ chiaro che non condivida nulla di quello che fanno i 5 Stelle, dal momento che è un giornalista della Lega, che ha diretto la Padania, legato a Matteo Salvini e di conseguenza soffra il governo fatto con il Pd e Leu come il fumo negli occhi; semmai c’è da chiedersi, e mi stupisco che non glielo abbiano ancora detto, perché non si sia candidato con la Lega o non passi alla Lega, invece di criticare, peraltro con argomentazioni penose, tutto quello che fanno i 5 Stelle. Un Movimento che sta per commettere un errore, però, che avrà pesanti, pesantissime ripercussioni. E’ quello che stanno per fare sulle alleanze, nelle Regioni che il 26 gennaio andranno al voto, vale a dire l’Emilia-Romagna e la Calabria. E’ conveniente, dal punto di vista politico e strategico, confermare nelle due Regioni l’alleanza con il Pd che c’è già nel governo centrale? La risposta non può che essere una sola, e senza alcuna incertezza: sì. La reazione a caldo di Di Maio, dopo la Caporetto elettorale in Umbria, è stata sconcertante: mai più alleanze nelle Regioni. Un errore dietro l’altro. E’ stato un clamoroso errore, per i grillini, fare un’alleanza 5 Stelle-Pd in Umbria, peraltro su un candidato “civico” debole, per non dire debolissimo, perché lo scioglimento anticipato del consiglio regionale era dovuto ad un clamoroso scandalo sulla sanità della giunta di sinistra di Catiuscia Marini, indagata, che aveva portato il Pd ai minimi storici. Non solo, quello scandalo lo avevano in qualche modo fatto scoppiare i 5 Stelle. Com’ era possibile mettersi insieme? Com’era possibile spiegare agli elettori che sarebbe stato, saggio e opportuno, sostenere un’alleanza che invece a tutti appariva assurda, da qualsiasi punto di vista? E, infatti, com’era ampiamente prevedibile, non li hanno convinti, cosi hanno dimezzare i voti. Ma l’Emilia-Romagna è tutta un’altra storia. Intanto c’è il candidato del Pd, il presidente uscente Stefano Bonaccini che sembra, così sostiene una buona parte degli emiliani romagnoli, che abbia governato non dico bene, ma in maniera tutto sommato accettabile. Insomma, c’è di peggio. Nulla a che vedere con la Marini e la peggiore giunta nella storia dell’Umbria. Certo – qui sta il nodo principale – il candidato non è un “civico”, come prevede lo statuto grillino. Mi pare, allora, che sia giunto il momento di cambiare lo statuto, altrimenti i grillini non governeranno mai e saranno destinati ad un inesorabile declino. Ma non è meglio un candidato che ha già dimostrato di saper amministrare benino la Regione piuttosto che un salto nel buio con l’incognita di un signor nessuno? Ma, poi, visto che si voterà lo stesso giorno anche in Calabria, si potrebbe decidere che al Sud ci sarà un candidato dei 5 Stelle. Da soli, come vogliono fare i grillini, significa andare incontro a due sconfitte certe e pesanti. Che non potranno che indebolire ancora di più un Movimento che venuto dal nulla rischia di svanire e liquefarsi con la stessa rapidità. Non solo, Luigi Di Maio deve capire che se Matteo Salvini ed il centrodestra dovessero conquistare anche l’Emilia-Romagna e la Calabria, il governo di Giuseppe Conte sarebbe veramente a rischio perché le elezioni sarebbero quasi inevitabili, con questo semplicissimo e convincente ragionamento. Se le Regioni sono quasi tutte governate dal centrodestra vuol dire che la maggioranza nel Paese è di centrodestra e il governo di Giuseppe Conte, appoggiato dal Pd- 5Stelle - Leu e Italia Viva, è in minoranza. Sollecitato per l’ennesima volta, Sergio Mattarella potrebbe cominciare a pensare che lo scioglimento delle Camere non sarebbe una cosa del tutto campata in aria. Ci sarebbero due gravi sconfitte per il Pd, che con le schegge impazzite, Italia Viva e Azione, l’ultima creatura venuta fuori dalle utopistiche grandezze di Carlo Calenda, perderebbe ancora voti, ma per i 5 Stelle sarebbe la morte sicura. Ci pensino Grillo e Di Maio: l’eutanasia è ad un passo.

                                                                               Fortunato Vinci – Agenzia Stampa Italia         

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