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Politica Nazionale

Leggi elettorali Regionali (e Nazionale), UNCEM: tra maggioritario o proporzionale, prevalga la certezza della rappresentanza per i territori, comprese le aree rurali e interne

Di Redazione ASI 28 Settembre 2019 – 08:33 2 min di lettura

uncem(ASI) Che sia proporzionale o maggioritario lo devono definire le Istituzioni, gli eletti, i partiti, le assemblee regionali e il Parlamento. Di certo, Uncem - con il sistema dei Comuni montani - non ha mai nascosto che nello scrivere "le regiole del gioco", cioé le leggi elettorali, non si può non tenere conto dell'equilibrio e della certezza di rappresentanza, continuativa e stabile, per le aree rurali, montane e interne del Paese e di ciascuna Regione.

Troppe oggi le sperequazioni verso le aree urbane, causate soprattutto dai sistemi con preferenza o con grandi circoscrizioni elettorali. Uncem, con moltissimi piccoli Comuni, aveva chiesto alla Regione Piemonte nel corso delle ultime due legislature del Consiglio (con maggioranze di "colori" diversi) di introdurre un sistema elettorale con collegi uninominali, equilibrati, omogenei e dove non contassero solo il numero di cittadini ma vi fosse anche una compensazione - nella creazione dei collegi - legata all'estensione territoriale. Un'opportunità per tutte le Regioni italiane e anche per il Parlamento, dove il taglio dei Parlamentari rischia di tagliare proprio la rappresentanza delle zone alpine e appenniniche. Si ridurrebbero dunque gli eletti (sia con sistemi a preferenza o sia con grandi collegi), più facili da fare nelle zone urbane dai grandi numeri. Un problema secondo la nostra Associazione che va affrontato con impegno, serenità e lontani dalla contrapposizione politica. Di polemiche ve ne sono già troppe.

Ogni territorio, ogni pezzo omogeneo di Piemonte, di Lombardia, di Umbria... di Italia, con la sua comunità, ha diritto a un rappresentante. Non vale solo per la montagna. Il principio per noi è chiaro: anche il territorio vota, come avviene negli Stati Uniti d'America dove ogni Stato, indipendentemente dal numero di abitanti e all'estensione ha due Senatori. Oggi i sistemi elettorali italiani sono squilibrati. Crescono storture e disomogeneità. Perché andare a cercare voti e poi a rappresentare piccolissimi Comuni delle Alpi e degli Appennini, quando quei voti equivalgono a due condomini di Torino o Bologna? Nei collegi uninominali si rafforza il patto eletto-elettore che evita la crescita di disuguaglianze, la rabbia di certi pezzi di Paese per non sentirsi rappresentati, la grande concentrazione di eletti nelle città che hanno già peraltro molti luoghi istituzionali dove esprimere voce, istanze, necessità.
 
I Sindaci hanno fatto e faranno la loro parte. I territori non possono accettare di avere casualmente qualche rappresentante nelle Aule del Parlamento o dei Consigli regionali. Finora è stato così. Per caso, la montagna ha qualche Consigliere o Parlamentare che arriva dal territorio, ne conosce le caratteristiche, le istanze, dialoga costantemente con comunità e Amministrazioni. La proposta di un riequilibrio, con modalità diverse in diverse Regioni, è l'unica valida che valorizza complessità e specificità del Paese e delle Regioni stesse. I Consiglieri e i Parlamentari eletti devono essere espressione del territorio e come tali capaci di interpretare quel territorio, quelle comunità, ed essere allo stesso tempo voce 'universale', generale e oggettiva a beneficio di tutti. Il territorio chiede garanzie di rappresentanza. 
 

Lo dichiara in una nota UNCEM - Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani.

 

 

Nota della Redazione

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