(ASI) Reggio Calabria -  "Attingo molto volentieri dal passato, per far una mia riflessione, perché in questo momento la politica sta vivendo una fase di oggettiva difficoltà a sfornare modelli riconoscibili.

E con piacere, da buon moderato quale mi considero, mi rivolgo ad Alcide De Gasperi, il primo vero grande statista della nostra storia repubblicana. Ha sempre considerato la politica come servizio al bene comune alla stregua di una missione di vita e il suo agire è stato sempre rivolto al realizzare. 

La nostra città, ma l’intero territorio metropolitano si ritrova ricchezze culturali naturali, conosciute e meno conosciute, per la mancanza di un progetto di turismo territoriale fatto di itinerari e non mordi e fuggi. Queste ricchezze della città sono un tesoro custodito da un baule chiuso. Se ne potrà ammirare l’esterno, si potrà parlare del suo contenuto e immaginare le fattezze, ma godere di quella bellezza sarà impossibile. Troppi luoghi storici poco valorizzati questa è l’amara realtà del nostro territorio. Il nostro Museo poteva essere la base di partenza di un turismo di permanenza, che avrebbe consentito al territorio di appropriarsi di una economia oramai svanita.

La nostra città metropolitana si ritrova tesori nascosti ovunque, che si accompagnano all’ospitalità della gente del posto allietata dalla gastronomia che ci invidiano tutti. Ma non esiste neanche una brochure per delineare un itinerario culturale gastronomico se non grazie ad alcune iniziative fatta da privati o associazioni. Basti pensare che da anni precisamente dal 2011 che ci sono cittadini e associazioni, che si battono per il rispristino delle littorine a scarto ridotto da Gioia Tauro-Sinopoli e Gioia Tauro-Cinquefrondi. Una ferrovia che attraversa paesaggi bellissimi e che potrebbe essere uno dei volani di sviluppo non solo culturale ma economico di quei territori.

Bisogna dare fiducia al territorio. Fiducia, ov­ve­ro il sen­ti­men­to por­tan­te di una cit­tà, di un territorio, l’u­ni­co che può spin­ge­re un gio­va­ne a re­sta­re piut­to­sto che an­dar­se­ne, l’u­ni­co che può spin­ge­re un im­pren­di­to­re este­ro a in­ve­sti­re sul­la no­stra ter­ra. Manca un progetto di turismo del territorio, oltre alle infrastrutture che consenta di viverli e creare intorno ad essi un bacino culturale economico occupazionale.

In città nell’area archeologica dove si trova la preziosa tomba ellenistica di via Tripepi, chi sa quanti turisti ne sanno l’esistenza e l’hanno visitata? La stessa si trova nel totale degrado solo per fare un esempio. In alcuni casi è ne­ces­sa­rio ve­sti­re i pan­ni del tu­ri­sta per sco­pri­re me­glio la pro­pria cit­tà e ca­pi­re che idea pos­sa­no far­se­ne i vi­si­ta­to­ri che giun­go­no a Reggio. Un dato su cui amministrazione comunale e operatori del settore devono necessariamente riflettere. Per il nostro territorio cultura e beni culturali e ambientali vanno di pari passo con le opere infrastrutturali per portare sviluppo ed economia.

Nei giorni scorsi la “Gazzetta del Sud “ha messo in risalto un bene culturale e ambientale molto importante per la nostra città la collina di Pentimele e le sue Fortezze.

Ulteriori riflessioni utili a delineare l’identità della collina di Pentimele possono svilupparsi considerando in particolare la sua collocazione geografica, così a ridosso della città e dell’area metropolitana; la felice posizione di questo territorio e le sue peculiari caratteristiche ambientali e paesaggistiche ne fanno uno spazio strategico non solo per il miglioramento generale della qualità ambientale dell’area urbana ma anche in considerazione delle sue straordinarie potenzialità economiche di sviluppo ecocompatibile ed innovativo. Un luogo da difendere e valorizzare. Nel 2007, con decreto del Ministero dell’Ambiente ai sensi della direttiva 92/43/CEE, la collina di Pentimele fu inserita tra i SIC (Siti di Importanza Comunitaria), individuati in quanto ospitano tipi di habitat naturale di grande pregio. Dopo il bellissimo intervento di recupero delle due fortificazioni, dovevano divenire punto di fruizione e il tempo libero.

 Conosco la realtà della collina perché il quartiere in cui vivo si trova al disotto di essa. Dal quartiere a piedi si raggiunge molto facilmente utilizzando una vecchia strada vicinale comunale via Lenze larga due metri, e in alcuni tratti conserva ancora il ciottolato in pietra, strada che nel periodo bellico veniva utilizzata dai militari come collegamento dalle fortezze al quartiere. 

Ma il vero problema come riportava il quotidiano “Gazzetta del Sud” per la nostra bellissima collina rimane la viabilità che vieta in modo categorico la sua fruizione non solo per i nostri concittadini ma anche a livello turistico. Il manto stradale è inesistente e pieno di buche; ci sono vari cedimenti della sede stradale provocati anche da un violento nubifragio degli anni passati; la mancata manutenzione dei tombini e canaloni di scarico delle acque meteo è scarsa così che oggi sono pieni non solo di terra ma di ogni tipo di materiale. Oggi al posto della strada ci sta una rampa provvisoria che consente appena il passaggio di un auto o di un mezzo di soccorso.

Altra bellezza di un opera lasciata sulla collina incompiuta e la colonna di San Paolo. Inaugurata la statua il 29 giugno 2009, opera dello scultore Michele di Raco. Un monumento voluto nel 1961 dall’allora vescovo Mons. Giovanni Ferro e poi negli ultimi anni il progetto per la sua realizzazione è stato portato avanti dal compianto professore Giuseppe Reale tramite il Rotary Club. Il monumento doveva essere una colonna monumentale costituita da dieci rocchi soprapposti alti due metri di marmo di carrara per un’altezza di venti metri.

La colonna completata doveva essere illuminata per essere visibile da Catona a Bocale cioè dall’estremo nord all’estremo sud della città. Oggi alla base del momento è attaccata dall’erosione dovuta al cedimento del terreno sottostante per la mancata raccolta delle acque meteorologiche che con il tempo possono mettere in discussione la stabilita della statua di San Paolo, i due rocchi sollevati e altri due lasciati a terra.

Ma proprio l’aspetto fruitivo dell’area collinare, già riconosciuto come strategico dalle amministrazioni comunali che si erano succedute nei decenni precedenti, e tal  proposito nel 2017 avevo suggerito con una missiva all’Amministrazione e al Prefetto di prendere in considerazione la realizzazione di una strada alternativa, non solo per la fruizione delle collina ma anche per la sicurezza del territorio che nel periodo estivo diviene oggetto di incendi dolosi che distruggono quello che è rimasto della pineta, delle culture che ancora persistono come i vigneti e per il quartiere di Vito per avere una strada  alternativa.

Il consorzio di bonifica circa trent’anni addietro aveva fatto qualche lavoro di contenimento sul tratto della via badia ma i lavori non ebbero seguito. Avevo presentato una richiesta per la realizzazione di questa strada in data 09 dicembre 2005 previo un sopralluogo effettuato dal dirigente alla programmazione e esecuzione dei lavori pubblici di allora ing. Crucitti e l’amministrazione del tempo inserì nel piano delle opere pubbliche € 300.000,00 ma poi non ebbe seguito.

La strada alternativa che si propone per la collina di Pentimele è di utilizzare il tracciato già progettato della strada mai realizzata Vito-Orti, che doveva collegarsi con la grande e vergognosa incompiuta strada Via Lia-Pentimele-Vito. Questa soluzione progettuale consentirebbe di realizzare una strada veloce e sicura, di circa 3 chilometri, che dallo svincolo autostradale di Via Lia si collegherebbe alla collina di Pentimele costeggiando il quartiere di Vito. Speriamo che le proposte ogni tanto si trasformino in realtà. ". Lo dichiara in una nota Giuseppe Pinto.

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