(ASI) Esclusiva intervista alla consigliera regionale umbra Maria Grazia Carbonari del Movimento 5 Stelle, che ringraziamo per la cortese esclusiva accordata la gruppo Agenzia Stampa Italia.

 

In seguito alla denuncia per diffamazione fatta a suo carico da un dipendente pubblico, la consigliera Cabonari annuncia che dopo la difesa passerà al contrattacco.

Consigliera Carbonari, parrebbe che stiano cercando di metterle il “bavaglio”. Che significa? Cosa è accaduto?

Io sto facendo il mio lavoro di consigliere regionale. Questo è accaduto. Mi occupo di strutture, mi occupo di tutto quello su cui la regione ha un ruolo; quindi siano esse ospedali, strutture sanitarie, canili, e qualsiasi altra struttura che comunque rientra nel campo della giurisdizione della regione Umbria.

Recentemente ho ricevuto 3 denunce; tutte per diffamazione. Due di esse sono state fatte dalla stessa persona, che parrebbe essere una persona anche un po’ particolare, perché ho sentito che denuncia “mezzo mondo”. Ho sentito anche altre persone che sono state denunciate da lui. Costui ha proprio l’abitudine a denunciare. Ironicamente ho detto “fategli un TSO”. L’ultima volta sono dovuta andare ad Orvieto a rendere una dichiarazione sulla denuncia per diffamazione laddove non c’era nessun articolo di stampa, ma un accesso agli atti derivanti da un verbale della polizia di un comune umbro in cui veniva riportato una dichiarazione che avrebbe reso questa persona. Io non ho fatto altro che chiedere alla ASL competente il verbale che lui stesso aveva dichiarato che avrebbe fatto. Allora io chiedo alla ASL questo verbale, e lui mi denuncia per questo, con l’accusa di diffamazione.

 Si può dire chi sia questa persona?

Guardi io al momento non lo vorrei dire, perché al momento c’è questa indagine in corso ed io ho fiducia che la magistratura provveda ad agire nei confronti di quella che va delineandosi come una persecuzione ormai. Sia per il soggetto, che denuncia mezzo mondo, che sembra intoccabile e che peraltro è anche un segretario del Partito Democratico; sia per il fatto che io sto esercitando il mio diritto di critica.

Non stiamo parlando di un privato cittadino, ma di una persona che ha un contratto pubblico, che ha delle funzioni pubbliche, su cui io ho fatto semplicemente una richiesta alla ASL competente, e per questo, ripeto, mi ha denunciato.

Sono convinta che la magistratura farà il suo corso e che archivierà anche questo procedimento. Ma appena avrò conferma dell’archiviazione io sono pronta a far la controquerela, perché questa persona credo abbia dei problemi, non so se nei confronti miei, ma penso anche nei confronti di tutte le persone che osano parlare del suo operato. Quindi si aspettasse una controquerela.

In questo caso è una persona che me ne ha fatte due di querele. In un altro caso invece ho sollevato delle perplessità sull’uso di fondi per un progetto internazionale. Siccome non mi nascondo farò anche nome e cognome, anche perché sono pubblici nome e cognome, dei dipendenti pubblici, che prendono uno stipendio pagato dai cittadini, quindi pubblico anche quello. Quindi feci un articolo. Lui mi ha denunciato. Io non lo sapevo che lui mi aveva denunciato. Il PM chiede l’archiviazione della denuncia, e lui, con tanto di avvocato, si oppone. Quindi mi sono dovuta costituire con un mio avvocato, e solo in quel momento sono riuscita a leggere le carte della denuncia di cui non ero al corrente.

Mi ricordo che quando uscì questo articolo, qualcuno della stampa correva sulle scale dicendo “lei non deve fare i nomi perché sennò si prende le denunce”. Evidentemente lo avevano avvertito e lui aveva detto “se voi scrivete qualcosa io la denuncio”, ecc…

Però io penso di essere nel giusto, quindi siccome ci sono delle delibere della giunta regionale dove c’è scritto quanto costava questa persona, allora l’ho semplicemente detto. Non ho fatto riferimenti alla sua sfera privata, ma solo a quella pubblica.

Nell’opporsi all’archiviazione del pubblico ministero, questa persona richiede anche un risarcimento danni pari a 100.000 euro e poi la chiusura della mia intera pagina Facebook.

Secondo me ha fatto un passo falso. Ha fatto capire che c’è qualcosa di diverso dietro. Se uno pensa che un post, un articolo di stampa o un comunicato online sia diffamante della propria persona, di solito si chiede al magistrato la rimozione di quel contenuto, e non la chiusura di tutta la mia pagina Facebook.

Lei quindi sostiene che, se non c’è un vero e proprio atto di persecuzione nei suoi riguardi, comunque c’è un preconcetto nei suoi confronti?

Secondo me, se non fosse così, perché chiedere la chiusura della mia pagina Facebook? Se ti senti offeso da un mio posto pubblico, fai la denuncia e chiedi la rimozione del post, o la cancellazione dell’articolo, come ha fatto l’atro soggetto che chiese la rimozione dell’articolo.

Se tu chiedi la chiusura della pagina Facebook, tu mi fai pensare che lo fai a scopo strumentale. E anche su questo mi sto difendendo. Vedremo come va. Lui mi ha fatto una richiesta di risarcimento per danni pari a 100.000 euro. Il PM, ripeto, ha fatto proposta di archiviazione. Lui si è opposto. Se poi dovesse emergere che comunque andrà archiviata, io lo contro - denuncerò. Mica tanto perché ce l’ho con lui, o con altri personaggi della sua risma. Per me loro sono personaggi pubblici, perché comunque sono gente molto esposta all’interno del PD.

Lo faccio perché vorrei levare il vizio a coloro che da qui in poi dovessero pensare di querelarmi per qualsiasi cosa, e dire loro che “se voi adottate questo atteggiamento, la mia reazione sarà centuplicata”. Uomo avvertito mezzo salvato. Quindi, io sto solo facendo il mio lavoro, ma se ancora avessero intenzione di andare avanti così sappiano che se non viene archiviato il procedimento, io faccio una controquerela. E questo è un avviso per tutti colo che pensassero di continuare con tutti questi mezzucci. Se uno pensa che io abbia detto qualcosa di falso, allora difenditi, ma qui stiamo parlando di atti pubblici. Quando scrivo, aiutata anche dal mio collaboratore, cerchiamo di avere anche tutti gli appoggi ed i riscontri prima di scrivere cose non vere. Per cui questo è quanto. Credo ci sia questa attenzione particolare nei miei confronti, perché ho sempre fatto nomi e cognomi, e in futuro continuerò a fare nome e cognome, perché chi vuole stare nell’anonimato non si va ad esporre nell’ambito pubblico. Nel momento in cui tu ti esponi per il Partito Democratico, lavori per la Regione, lavori per le ASL; sei un personaggio che riceve fondi pubblici, io posso parlarne, perché ancora ci troviamo in Italia, e quindi io ritengo di avere diritto di parola come ce l’hanno tutti gli altri.  

Alexandru Rares Cenusa – Agenzia Stampa Italia

 

 

 

 

 

 

 

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