(ASI) "Arriva 'L’Omofobometro' per gli alunni di 54 istituti scolastici dell’Umbria. Le conseguenze devastanti della legge regionale contro il bullismo omofobico.

Quando affermavo a più riprese che l’Atto 15 bis, conosciuto come 'Legge regionale contro l'omofobia' avrebbe creato un tribunale dell’inquisizione “al contrario”, aprendo varchi preferenziali per azioni di indottrinamento ideologico soprattutto fra gli adolescenti, mi riferivo proprio a quanto sta per accadere in molte scuole secondarie di primo (medie) e secondo grado (superiori) della nostra regione. Gli alunni delle classi III delle scuole secondarie di primo grado e delle IV delle scuole secondarie di secondo grado di 54 istituti scolastici umbri infatti, verranno esposti a un questionario finalizzato alla misurazione del “potenziale grado di omofobia” dei nostri adolescenti. E tutto questo grazie al finanziamento con 40mila euro fornito dalla Regione all'Università degli Studi di Perugia nell'ambito di un accordo che coinvolge l'USR, il garante regionale per l'infanzia e l'adolescenza e l'associazione Omphalos, come per altro ampiamente rappresentato nei question time presentati in aula negli scorsi mesi. Dopo il “fascistometro” della scrittrice Michela Murgia, abbiamo l’ “Omofobometro” ideato dal prof. Federico Batini del dipartimento FISSUF (Filosofia Scienze Sociali Umane e della Formazione) della Università degli studi di Perugia. Una batteria di domande aperte e a risposta multipla di un qualunquismo sconcertante, oltre che pericoloso perché finalizzata a indagare il clima di omofobia fra le nuove generazioni attraverso luoghi comuni e stereotipi e creando legami di affinità con le eventuali posizioni politiche e di fede religiosa dei ragazzi. Infatti, fra le prime domande, gli alunni dovranno dichiarare se e quale fede professano, a quale area politica si sentono più affini. Successivamente, dopo aver espresso il proprio orientamento di genere (fra cui spicca quello “asessuale”), inizia un bombardamento ideologico sulla percezione della donna (“Quando una donna ha indotto un uomo a dichiararsi, generalmente tenta di mettergli il guinzaglio” o “Gli uomini sono incompleti senza le donne”); quindi la scarica di sentenze sull’omossessualità e l’orientamento di genere sulle quali i ragazzi devono prendere posizione (“l’omosessualità è un disturbo psicologico”, “L’omosessualità è una forma di sessualità inferiore”, “Sento che non ci si può fidare di una persona omosessuale”, “Trovo che il movimento omosessuale sia una cosa positiva”, “La legalizzazione dei matrimoni dello stesso sesso smantellerà i principi su cui si fonda la società”, “Una donna lesbica può essere un buon genitore” e altre “domande” del genere). Non è peregrina la possibilità che un ragazzo o una ragazza, qualora avesse la maturità tale per rispondere compiutamente a queste domande e dichiarasse di avere fede nella religione cattolica o in altra, di riconoscersi nella difesa di alcuni principi “politici” legati alla cura e alla difesa della famiglia naturalmente composta, di sposare una idea di società rispettosa delle diversità senza però elevarle forzosamente a ideologia assoluta, che preferisca i legami affettivi eterosessuali e sia convinto/a che l’omosessualità non sia - nel maggior numero dei casi - un fattore congenito ma derivi da un processo umano e soprattutto relazionale, ecco, quell’alunno o alunna verrà automaticamente bollato come “omofobo” o “omofoba”. Una condanna senza appello dai nuovi tribunali dell’inquisizione. Come ho avuto modo di ribadire in ogni occasione utile, l’intolleranza è il vero nemico da combattere. Un principio, questo, che non ha colore politico, di fede o ideologico. Lo dice la Chiesa e lo affermano le Carte Internazionali per i Diritti dell’Uomo. Tuttavia sono convinto che sia altrettanto importante stigmatizzare le modalità subdole, insidiose e infiltranti di una cultura, quella “pro-liquid gender”, che usa armi improprie per arrivare ai più giovani oltrepassando, non poche volte, il consenso informato dei genitori. Siamo curiosi di sapere se dalle parti di Palazzo Donini, la presidente Marini e la sua squadra di governo approvi, come pensiamo, questa iniziativa, oppure ritenga, a seguito di una illuminazione sulla Strada di Damasco, che si sia davvero passato ogni limite. Chiederemo conto di tutto questo nelle opportune sedi.". Lo dichiara  con una nota Sergio De Vincenzi Consigliere regionale dell'Umbria per il  Gruppo Misto.

 

 

 

 

 

Fonte foto: http://www.consiglio.regione.umbria.it/

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