(ASI) Roma - “Alla vigilia della manifestazione organizzata a Roma contro il Ddl Pillon sull’affido condiviso, gli assistenti sociali italiani ribadiscono che il provvedimento è incongruente e dannoso per i minorenni e, nella attuale formulazione, del tutto inaccettabile perché ignora il minore come soggetto di diritti e di volontà che, invece, vengono subordinati a quelli dei genitori;    
riduce i figli a “trolley” imponendo loro il doppio domicilio con tutte le inevitabili conseguenze di natura economica e organizzativa e prevede, tra l’altro, la cancellazione dell’assegno di mantenimento trasformandolo nella sola contribuzione delle spese a favore dei figli addirittura con la loro suddivisione per tipologia e capitoli di spesa.”.

Così Gianmario Gazzi presidente del Consiglio nazionale degli assistenti sociali italiani.

“E’ inaccettabile – spiega Gazzi - l’introduzione della mediazione familiare obbligatoria vietata dalla convenzione di Istanbul in presenza di violenza domestica; che sia demandato al solo giudice la valutazione sulla “disfunzione relazionale”, asserendo implicitamente che la definizione degli aspetti pratici (attraverso il piano genitoriale, la suddivisione di compiti e spese, ecc.) e le possibili sanzioni ventilate possano magicamente risolvere il conflitto e sciogliere i nodi della comunicazione disfunzionale fra i due genitori. E’ anche gravissimo minacciare il ricorso al collocamento in comunità di quei minori vittime dei comportamenti pregiudizievoli dei genitori, in controtendenza rispetto a tutta la cultura di protezione sviluppata negli ultimi anni che ritiene doveroso allontanare l’abusante piuttosto che colpevolizzare il bambino. L’allontanamento e il collocamento in comunità come minaccia sono gli stereotipi contro i quali gli assistenti sociali si battono da anni e non rappresentano certo la leva del cambiamento di genitori inadeguati.”

“E’ certo che con questo provvedimento il coniuge debole, quasi sempre la donna, lo diventerà ancora di più anche per i rischi maggiori che corre nel caso di violenza domestica che, per essere condannata, ora deve essere sistematica. Nel suo complesso il Ddl Pillon - quasi punendole - disincentiva le donne che vogliono uscire da una relazione e che, nel nostro Paese, non possono più fruire, essendo stati praticamente aboliti, quei pochi servizi sul territorio, come i consultori, che una volta rappresentavano per loro un possibile punto di riferimento e che andrebbero invece riattivati e rafforzati.”.

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