Martedì, 4 Agosto 2026
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Politica Nazionale

La realpolitik nel discorso (ipotetico) di Salvini a Berlusconi

(ASI) Carissimo Silvio, hai quasi dimezzato i voti: dai 7,3 milioni del 2013 ai 4,5 milioni del 4 marzo scorso, molto meno di noi delle Lega. Hai perso clamorosamente le elezioni, come Matteo Renzi ed il Pd, eppure ti abbiamo dato la presidenza del Senato, la seconda carica dello Stato, peraltro votando con i 5 Stelle, cosa che non è affatto un dettaglio, una tua fedelissima, Maria Elisabetta Alberti Casellati.

Di Fortunato Vinci 28 Marzo 2018 – 09:35 4 min di lettura
Ora, però, lasciami libero e fammi fare il governo con Luigi Di Maio e i 5 Stelle. E’ questo, molto verosimilmente, il discorso che potrebbe fare, in questi giorni, Matteo Salvini a Silvio Berlusconi. Aggiungendo poi: s’intende che farò di tutto per inserire Forza Italia e Fratelli d’Italia nella composizione del governo, ma se i grillini non volessero stare con te, per quella famosa condanna (e con altri processi ancora in corso) e per tantissime altre ragioni che tu ben sai e che è inutile ricordarti. Compreso l’ultimo smacco, passato un po’ in sordina, ma che pure c’è stato, e cioè che al Senato i 5 Stelle hanno tutti votato la Casellati, ma alla Camera a Fico, nonostante gli accordi fatti, e la larga maggioranza ottenuta, sono mancati circa 60 voti, più o meno quelli di Forza Italia. Come vedi, l’unico ostacolo per provare a fare il governo con Luigi Di Maio, evitando la sollevazione degli undici milioni di loro elettori, sei solo tu; allora dovresti rassegnarti a dare l’appoggio esterno ad un esecutivo di 5 Stelle e Lega, tu e, per non rimanere da solo, anche la Meloni con Fratelli d’Italia. E’ vero, non sarete nel governo, ma rimarrete comunque nella maggioranza. Si tratta, certo, di un compromesso, anche impregnato di spietato pragmatismo e di estrema concretezza, ma questo significa - potrebbe continuare a spiegare Salvini - porre in qualche modo un freno ai grillini che ti vedono, come sai, caro Silvio, come il fumo negli occhi, e perché ricordano anche gli insulti, che con molta imprudenza, hai rovesciato su di loro, e su Luigi Di Maio in particolare, durante la campagna elettorale. Il freno ai 5 Stelle significa anche evitare, o almeno ritardare, l’approvazione di leggi (allungamento dei tempi della prescrizione, conflitto d’interessi, lotta all’evasione fiscale e alla corruzione, e il taglio netto di alcuni privilegi di cui gode Mediaset, etc.) che danneggerebbero non Forza Italia, ma soprattutto le tue aziende e i tuoi affari. Già hanno votato la Casellati, per te e Forza Italia, mi pare estremamente difficile che possa ottenere altro. E, poi, carissimo Silvio - potrebbe concludere così il suo ragionamento il segretario della Lega - non possiamo correre il rischio, non solo io, ma tutto il centrodestra, di offrire alternative, di aprire altri scenari ai 5 Stelle, con o senza l’aiutino che potrebbe venire dal presidente Mattarella. Uno dei quali potrebbe essere, appunto, la resurrezione ed il conseguente coinvolgimento del Pd. O peggio, fare un governo di scopo, un’ammucchiata, peraltro inevitabile senza un accordo e una maggioranza, per fare una nuova legge elettorale e tornare a votare. In questa eventualità a perdere sarai tu e Forza Italia, i sondaggi, già ora, mi danno al 20%, allora sì che ci sarà l’Opa della Lega, ma non la farò io, la faranno gli elettori, ora che ho trovato il modo di farmi votare anche al Sud. E ricordati che, comunque, con una eventuale nuova legge elettorale, non sarà più possibile fare un Parlamento di nominati come adesso, e allora i tuoi amici (Galliani) e i tuoi avvocati non li potresti più vedere in Parlamento.  

Un discorso fatto in questi termini, di realpolitik, non potrebbe non essere accettato dall’ex cavaliere, da uomo di mondo qual è. E’ ovvio: senza eccessivo entusiasmo. Lo stesso discorso, più o meno, potrebbe riguardare Fratelli d’Italia, seppure la Meloni avrebbe molto meno ostacoli da affrontare, ma per non lasciare sola Forza Italia, dovrebbe sacrificarsi, e dare l’appoggio esterno. Capisco che non è il massimo, ma i voti ed il contesto sono questi. Sempre che non ci sia, a sorpresa, la resurrezione del Pd. Ci sono, infatti, all’interno dei Dem, alcuni esponenti che non si rassegnano al requiem di Matteo Renzi e vorrebbero rompere l’assurdo isolamento, vero e proprio suicidio politico, imposto dall’ex segretario. Da Michele Emiliano ad Andrea Orlando, da Walter Verini a Francesco Boccia lavorano affinché il Pd offra un’alternativa ai 5 Stelle, partendo da un accordo programmatico e un eventuale appoggio esterno ad un governo di soli grillini. Della partita potrebbero fare parte anche Liberi e Uguali, non sono molti (14 alla Camera e 4 al Senato) ma anche quei voti potrebbero tornare utili.

 

Fortunato VinciAgenzia Stampa Italia

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