(ASI) Ascoltando la radio questa mattina sono rimasta colpita - non positivamente - da un intervento di Bersani il quale polemicamente chiedeva a Gentiloni 'Ma se l'economia cresce perché così tanta gente è arrabbiata?'.

Mi è tornata alla mente una discussione che feci agli inizi della campagna elettorale del 2013 con Miguel Gotor, al tempo come oggi molto vicino all'allora segretario del PD. Avvertendo un sentimento di grande insofferenza e di protesta intorno a noi mi permettevo di suggerire un discorso del PD, e di Bersani come candidato premier, che potesse prospettare agli elettori una politica economica e sociale più espansiva: meno rigore e sacrifici, più lavoro e più protezione sociale per le fasce deboli. Mi sentii rispondere che non si potevano fare promesse che una volta a Palazzo Chigi non avremmo potuto mantenere. Non c'è bisogno di raccontare come andò a finire...

Parto da qui perché penso che sia molto alto il rischio di una campagna elettorale surreale, nella quale una parte della sinistra, colta da amnesia, riscrive in modo totalmente falsato la storia di questi anni. Tra il 2011 e il 2013 il PD si fece carico di approvare misure socialmente dure e impopolari - alcune delle quali poi parzialmente alleggerite per nostra iniziativa - ritenendole indispensabili per salvare il Paese dal rischio default. Non mi interessa discutere qui se fu una scelta giusta o sbagliata, sicuramente fu dettata dall'emergenza in cui eravamo (anche per le gravi responsabilità del governo Berlusconi) e da un profondo senso di responsabilità verso il Paese.

Il punto però è un altro. Non è forse vero che dal 2013 in poi abbiamo modificato sensibilmente la direzione di marcia dando via via sempre maggiore centralità alle politiche per la crescita e gli investimenti, per il lavoro e per ridurre le disuguaglianze? I numeri di oggi non sono solo dati statistici, sono persone che hanno trovato o ritrovato un lavoro, sono aziende che hanno ripreso a produrre e a vendere, sono investimenti pubblici e privati che stanno ricominciando. Fatti concreti, frutto di scelte politiche fortemente volute dai Governi Renzi e Gentiloni e sostanzialmente condivise dagli ex Pd che hanno lasciato il partito con Bersani.

Ciò significa non vedere i problemi che restano aperti e che richiedono una proposta per il futuro? Assolutamente no. Abbiamo di fronte opportunità ancora da cogliere, progetti da realizzare e contraddizioni da superare.

Opportunità da cogliere, perché il mondo è in movimento, le imprese italiane capaci di competere nel mercato globale sono ancora troppo poche, c'è una domanda di Italia cui possiamo corrispondere se rafforziamo il nostro apparato produttivo e modernizziamo seriamente il nostro sistema pubblico mettendo al primo posto l'efficienza e l'innovazione. Industria 4.0, il boom dell'export e le numerose esperienze eccezionalmente positive nel campo della valorizzazione delle nostre risorse culturali e turistiche sono solo un esempio di quanto spazio possiamo avere se investiamo sulla qualità, sulla creatività, sul saper fare del nostro Paese. Ciò richiede un processo di riorientamento delle nostre priorità, in particolare guardando alla scuola, alla formazione, all'Università.

Progetti da realizzare, perché molte delle risorse destinate a migliorare il nostro Paese, a sanare le ferite del terremoto e delle altre calamità naturali, a dare nuovo impulso alle nostre città a partire dalle periferie, a rendere più efficiente il trasporto pubblico locale sono ancora da utilizzare. Ci sono, sono destinate e programmate, ma svilupperanno i loro effetti nel medio periodo. Lo stesso vale per le significative risorse stanziate per il "sociale", dal Dopo di noi al Servizio civile, dalla non autosufficienza al Rei, dal bonus bebè agli incentivi per il welfare aziendale... Sono fondi importanti che hanno tuttavia bisogno di essere meglio coordinati con quelli regionali e locali e di un certo tempo per dimostrare la loro efficacia.

Contraddizioni da superare, perché nel punto di incrocio sviluppo/equità non basta più interrogarsi sugli strumenti tradizionali di redistribuzione, la progressività del carico fiscale e il sistema di welfare per correggere e aiutare chi non ce la fa da solo. Siamo totalmente dentro una rivoluzione tecnologica che influenza moltissimo la competizione economica tra aree e Paesi mentre i conflitti e le tensioni internazionali accrescono gli elementi di incertezza e di rischio. Così la lotta alle diseguaglianze richiede un ripensamento strategico delle nostre politiche per lo sviluppo, il lavoro e il welfare, nel segno della sostenibilità e dell'inclusione sociale. Una sfida su cui misurare non solo le scelte della politica ma anche quelle delle imprese, dei sindacati, dei diversi attori sociali. Frontiera difficile e affascinante per chi pensa che la sinistra non possa accontentarsi di mettere dei cerotti su ferite profonde...

Quindi di materia per competere su quali strade nuove aprire ce ne è molta e nessuno più di Gentiloni in questi mesi ha mantenuto toni ragionevoli e misurati nel rivendicare gli effetti delle politiche del Governo da lui guidato. Vedere i risultati positivi non impedisce, anzi consente, di porsi obiettivi più impegnativi sul terreno sociale ed economico. Se invece è tutto un disastro, è tutto macerie, è tutto come se la politica non avesse fatto nulla (o peggio è colpa della politica per ciò che ha fatto) su quali idee e proposte dovrebbero i cittadini affidarsi a chi ha comunque condiviso le responsabilità del governo fino a poche settimane fa? Non capisco, e non mi adeguo. Non mi piace una campagna elettorale fatta di insulti e recriminazioni. Ancora di meno una campagna elettorale che, pur di non riconoscere i passi avanti compiuti, porti acqua ai professionisti della paura e dello sfascio. Noi almeno come PD dobbiamo provarci, a raccontare con parole di verità, non i miracoli - che non abbiamo fatto e non potevamo fare - ma gli sforzi e i risultati positivi che abbiamo con il contributo di tanti ottenuto.

PS: Infine una considerazione sul PD che ha lanciato un appello per raccogliere le disponibilità per la prossima campagna elettorale di tanti volontari quanti sono i seggi elettorali. L'idea è buona, anche se penso che avremmo dovuto curare di più in questi anni l'organizzazione del partito per essere radicati e presenti ovunque nella società italiana. È molto importante però cogliere l'occasione delle prossime scadenze elettorale per rimettere in moto meccanismi di aggregazione sul territorio, per motivare vecchi e nuovi militanti, per usare in modo intelligente tutti gli strumenti di comunicazione a cominciare dal vecchio e mai tramontato "porta a porta". Quindi un invito a tutti ad aderire se possono al nostro invito e ad estenderlo ad altri che possano essere interessati". Lo scrive nella sua newaletter (bollettino informativo) l'esponente del PD Marina Sereni.

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