(ASI) “Il 21 gennaio 2015, in audizione di fronte alle commissioni decima e tredicesima del Senato, il vice presidente dei Progetti strategici di ArcelorMittal, Henri-Pierre Orsoni, sostenne che in caso di acquisizione dell’acciaieria italiana da parte del colosso lussemburghese, i livelli occupazionali sarebbero stati mantenuti solo portando Ilva almeno alla capacità produttiva storica di 9 milioni di tonnellate. Un obiettivo che l’impianto tarantino non potrà certamente raggiungere. A confermare le perplessità di Arcelor, l’italiana Arvedi, anch’essa ascoltata in audizione nel 2015. Basta dunque fare un salto indietro nel tempo per capire, atti e filmati di repertorio alla mano, che i nodi sarebbero giunti al pettine”, lo dice l’onorevole Vincenza Labriola, capogruppo del Gruppo Misto in commissione Lavoro alla Camera dei Deputati.
“Basta con la fiction, la politica sapeva bene del rischio esuberi all’Ilva – prosegue Labriola –. Far finta di nulla oggi, mostrandosi addirittura sorpresi, è cosa gravissima e al tempo stesso vergognosa. La verità è una sola: nonostante il rischio debacle fosse evidente, nessuno, Renzi in primis, ha mosso un dito prevedendo un piano B, anticipando di qualche tempo l’inevitabile caduta”.
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