I passeggeri meritano dignità di ascolto.

(ASI) Proviamo a fare il punto sul ricorso fatto dal Comitato Alta Velocità e Federconsumatori, a distanza di alcuni mesi dalla presentazione del ricorso al T.a.r. di Torino contro la volontà di Trenitalia e NTV di eliminare gli abbonamenti.

Nelle more della fissazione dell’udienza di discussione del nostro ricorso e oramai scaduti i termini per un ricorso giurisdizionale, Trenitalia ha presentato un Ricorso Straordinario al Presidente della Repubblica, con il quale ha dedotto la carenza di potere dell’Autorità Trasporti a regolamentare il settore (dei “trasporti”) dell’Alta Velocità, nonché la presunta disparità di trattamento che si creerebbe a favore degli abbonati, nel caso di attuazione degli obblighi previsti dalla normativa emanata dall’ART. Su richiesta dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti, il ricorso di Trenitalia è stato trasferito dinanzi al Tar di Torino, dove, con ogni probabilità, dovrà essere riunito al nostro ricorso, con conseguente allungamento dei tempi di decisione. Sempre in questo periodo l’Autorità di Regolazione dei Trasporti ha avviato un nuovo procedimento, che è attualmente in fase di consultazione, teso a regolamentare e definire, in generale, gli “obblighi di servizio pubblico” da imporre ai gestori ferroviari sulle varie tratte, sia regionali che di media-lunga percorrenza e sia pubbliche che private. Malgrado fra gli esempi di trasporto privato connotati da esigenze di carattere pubblico sia la stessa Autorità a citare proprio il caso dei Pendolari dell’Alta Velocità, neanche in questa occasione, almeno sino ad ora, l’Autorità ha proceduto ad un regolamentazione del settore, perpetrando nella scelta di lasciare gli utenti del servizio in balia dei comportamenti commerciali che le imprese decideranno di effettuare.

Chiaramente stiamo notando come il mondo di chi paga per avere un servizio (in questo caso un abbonamento ferroviario) si scontra ad armi impari contro “colossi”, passateci il termine, come Trenitalia e l’Autorità sui Trasporti.

Emblematico, al di là dei vari ricorsi presentati sia da Trenitalia che dall’Autorità, infatti è stato il percorso fatto dalla Commissione competente del Senato, che ha ascoltato tutti gli attori interessati a questo problema degli abbonamenti, salvo i diretti interessati: il Comitato dei Pendolari e la Federconsumatori, anche a fronte anche di apposita richiesta avanzata in tal senso, motivando il rifiuto con un “il calendario è pieno.. mandateci una memoria”!.

Stiamo preparando la memoria che consegneremo a breve ai commissari della commissione del Senato, però lasciateci dire, con molta amarezza, che considerare di più chi viene pagato per dare un servizi, escludendo chi per quel servizio paga ed ha contribuito, non poco, a renderlo sempre più redditizio, è un segnale, da parte della politica, di poca o nessuna considerazione nei confronti di chi ha segnalato tale caso in più sedi e, impegnando risorse proprie (né dello Stato, né dalla redditività aziendale) cerca di ottenere un segnale di giustizia e di equità che sino ad oggi è mancato.

Tali atteggiamenti non fanno altro che contribuire e rendere sempre più inaccettabile questa situazione, che vede migliaia di persone interessate da un eventuale drastico e negativo cambiamento della loro vita. Il mondo politico dovrebbe essere chiamato ad ascoltare tutti, in primis i cittadini che rappresenta.

Ma soprattutto, in tale vicenda, coloro che salgono sul treno dovrebbero avere, non un posto in prima fila, antico slogan per gli abbonati della rai, ma dignità di ascolto .

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