(ASI) Roma - Può essere come correre sulla brace, se di questi tempi provare a governare Roma non significa tentare di gettarsi direttamente nel fuoco.

Il capo di gabinetto Carla Raineri e l'assessore al bilancio Marcello Minenna hanno annunciato le proprie dimissioni, aprendo un grande dibattito politico sulle sorti della giunta Raggi e ai danni dell'immagine del Movimento 5 Stelle.

"E' una guerra interna al loro partito" inveisce la consigliera capitolina del Partito Democratico Baglio, "La giunta dei record, ma quelli negativi!" ironizza il leader dei moderati Portas, eletto alla Camera nel Pd. "Roma dovrebbe essere bene amministrata" conclude Fassina, minoranza Pd.
Tutti gli avversari politici sono pronti a cogliere l'occasione per attaccare il M5S, pur restando a Roma il problema di tutti.

Ci sono stati pareri contrastanti e Virginia Raggi ha scelto di rivolgersi all'Anac, che ha giudicato "da rivedere" la nomina della stessa Raineri.
Raggi parla di una mossa per garantire maggiore trasparenza, l'opposizione parla di caos nel suo partito.
Di base la neo-sindaca si definisce sorpresa, viste anche le dimissioni dei vertici di Atac e Ama, rispettivamente Marco Rettighieri e Alessandro Solidoro, rispettivamente Trasporti e Rifiuti per una corretta amministrazione della Capitale.

A catena ognuno di loro ha motivato la propria scelta descrivendo un contesto in cui non era possibile continuare a lavorare, ergo, la posizione di Roma è troppo emergenziale per una gestione ordinaria, ergo, della capitale martoriata dagli scandali, dalla corruzione e dal caos amministrativo non vuole occuparsi nessuno.

Ora Virginia Raggi sembra quindi rimanere sola di fronte al vuoto delle cariche diffuso, dove nemmeno lei pare abbia in mente delle personalità in grado di risollevare la situazione.

Sarà necessario attendere ancora per capire i reali risvolti della faccenda, ma certo è, che al di là di ogni difficoltà e stallo ora subìti dal primo cittadino di Roma, tutti gli altri esponenti politici sembrano intingere il pane della contestazione, quasi ignorando che il piatto della Capitale da cui mangiano resterà lo stesso per tutti.

Lorenzo Nicolao - Agenzia Stampa Italia

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