(ASI) Reggio Calabria - "Le dichiarazioni espresse in una recentissima intervista dal fallimentare sindaco di Reggio Calabria Falcomatà, in merito alle risultanze della brillante ed encomiabile inchiesta denominata “Reghion” condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia guidata dal dott. Federico Cafiero De Raho, rappresentano una vergognosa e volgare diffamazione collettiva. Diffamazione collettiva nei confronti di milioni e milioni di italiani che, in maniera limpida e trasparente, sono legittimamente e convintamente schierati per il NO al Referendum costituzionale.

Infatti, il sindaco della città nota per essere quella con i tributi e le tasse locali più alte d’Italia, nel corpo dell’intervista ha, evidentemente fuori contesto, testualmente affermato:

“...Ecco perché credo che l’altro passaggio fondamentale per Reggio sia il prossimo referendum sulle riforme istituzionali” e davanti alla osservazione, evidentemente sorpresa, del giornalista relativa a cosa c’entrassero le riforme con quanto accaduto a Reggio, Falcomatà ha continuato:

”C’entrano eccome. Perché abbiamo bisogno di una politica forte, in grado di decidere(...). L’inchiesta di Reggio ci dice che quando la politica è debole, collusa con le mafie o assente, dominano le cricche e le cupole. La vittoria del Si nel referendum rappresenterebbe un aspetto decisivo(...)”.

Pertanto, secondo il sindaco Falcomatà tutti gli italiani, e in primis i reggini, schierati con il NO alla sedicente riforma, o deforma, costituzionale, voluta a tutti i costi da Renzi, Boschi, Alfano e Verdini, ovvero il peggio della indecente politica trasformista del nostro Paese, rappresenterebbero, nei fatti, la politica debole, collusa con le mafie e che, quindi, favorirebbero la dominazione delle cricche e delle cupole.

Le affermazioni di Falcomatà sono di una gravità inaudita poiché hanno il solo scopo di provare a nascondere le sue evidenti e pesanti inadempienze politiche e amministrative.

Invece di offendere e dileggiare milioni di italiani che sono fieramente collocati con il NO, da Falcomatà e dal silente e imbarazzato PD ci saremmo aspettati una chiara e incontrovertibile autocritica rispetto a quanto emerso prima dall’inchiesta “Fata Morgana” e oggi dall’inchiesta “Reghion”.

Il fallimentare sindaco Falcomatà, in maniera puerilmente furbesca, cerca, attraverso vuoti slogan di circostanza, di aggrapparsi a qualche metaforica sgangherata scialuppa di salvataggio per provare a nascondere la verità dei fatti e a sfuggire dalle sue macroscopiche responsabilità politiche.

Infatti, Falcomatà aveva il dovere etico e morale di pronunciare parole di chiarezza e di forte auto-critica su quanto emerso grazie all’inchiesta della Magistratura reggina.

Appare doveroso ricordare che uno dei fermati nell’inchiesta “Reghion” è Antonio Franco Cammera, detto Tony, fratello del dirigente comunale, il quale è stato candidato nella coalizione di Falcomatà nella lista denominata “OLTRE con Falcomatà sindaco” ed ha ottenuto la considerevole cifra di 408 voti di preferenza risultando terzo dei non eletti (notizia di pubblico dominio, nonostante i pressanti tentativi di oscurarla).

Di questo Falcomatà non parla, così come non pronuncia le pubbliche scuse, che la città attendeva, nei confronti dell’assessore Marcianò, la quale, nel pieno della sua battaglia per l’affermazione della legalità, ha ricevuto in cambio un evidente e sempre più marcato isolamento pubblico ed ha subito una sottile e costante azione di mobbing che sembrerebbe essere culminata con la ricezione di due distinte mail con le quali il sindaco Falcomatà le chiedeva espressamente di dimettersi e lasciare l’incarico di assessore comunale ai lavori pubblici.

Infine, il sindaco Falcomatà dovrebbe spiegare come mai l’avv. Paolo Romeo era diventato un interlocutore privilegiato e assiduo della sua amministrazione visto che ha partecipato a vari incontri istituzionali, è intervenuto alla seduta della Commissione Città Metropolitana e lo ha legittimato con la sua presenza durante un’assemblea pubblica svoltasi a Gallico.

Insomma, i fatti, duri a morire, consegnano uno spaccato inquietante caratterizzato da trasversalismi e responsabilità che certamente non permettono a Falcomatà di ergersi a novello censore. Anzi, tutt’altro...

E in effetti Falcomatà non da risposte alla città e tace in un assordante silenzio che viene rotto solo per un indecente attacco contro chi sostiene il NO al referendum.

Anche per questi motivi crediamo che il NO sarà la migliore risposta alla politica degli inciuci e dei comitati d’affare trasversali: l’incauto Falcomatà, prima di offendere i milioni di sostenitori del NO, farebbe bene a farsi un profondo esame di coscienza".

E' quanto dichiara con una nota la Federazione reggina del Partito Comunista Italiano di Reggio Calabria

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