(ASI) "Nonostante le modifiche apportate al decreto Ilva, che di certo migliorano il testo originale, prevedendo la tutela dei creditori dell’indotto, l’implementazione delle valutazioni di inquinamento ambientale e il rafforzamento di Arpa Puglia, restano ancora numerosi i nodi da sciogliere. Nodi da sciogliere a partire dal futuro dei lavoratori, dai livelli di sicurezza all'intero degli stabilimenti, dalla difficoltà estrema di conciliare bonifiche e produzione, sino alla questione sanitaria, al recupero delle economie che subiscono la presenza ingombrante della fabbrica, al futuro dell'intera area. "Un decreto particolarmente deficitario poca chiarezza e nessuna lungimiranza - prosegue Labriola -, un provvedimento che introduce uno ‘scudo’ giudiziario, seppure temporaneo, per acquirenti e affittuari dell’Ilva. Per il momento nel gigante malato dell’acciaio sono stati investiti 1 miliardo e 600 milioni di euro, ma per cosa non è dato sapere. Peccato che Renzi non abbia dedicato queste risorse ad una nuova Taranto, lontana dall'acciao, una città votata al turismo, alla ricerca, all'agricoltura, nel segno dell'ecosostenibilita". E' quanto dichiara l'onorevole Vincenza Labriola, capogruppo per il Gruppo Misto in commissione Lavoro alla Camera dei Deputati.
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