(ASI) "Negli ultimi cinque anni, gli umbri hanno visto lievitare l'Irpef locale aumentato di quasi il 25%. Tuttavia, c'è una voce nel bilancio della Regione che, se opportunamente rivista, potrebbe portare risorse nuove senza pesare sulle tasche dei cittadini e delle imprese: si tratta delle aziende partecipate".

A dirlo è la deputata di Scelta Civica, Adriana Galgano che evidenzia come "entro il 31 marzo la Regione avrebbe dovuto presentare il piano di riorganizzazione di queste aziende: stiamo ancora aspettando di vederlo".
"In Umbria, una regione non proprio vasta in termini di dimensioni, – affonda la parlamentare – le partecipate sono 115 e si tratta di un numero approssimativo visto che non tutte hanno inviato i bilanci all'allora commissario per la spending review, Cottarelli: delle 75 analizzate, un terzo è in perdita e ce ne sono 15 che sono in liquidazione da anni con i costi che continuano a pesare sui conti pubblici. C'è poi un altro aspetto da analizzare – fa notare Galgano – nella nostra regione c'è bisogno di più società che si occupano di rifiuti piuttosto che del servizio idrico piuttosto che della promozione dei territori? Direi di no, ne basta una a livello regionale per ognuno dei campi con evidenti risparmi in termini di risorse spese per la gestione".
"Inoltre – continua la deputata di SC – vanno chiuse tutte le partecipate non strategiche e che non si occupano di servizi essenziali per la collettività, quelle che hanno più amministratori che dipendenti o che di lavoratori non ne hanno proprio e va fatta una ricognizione attenta tra quelle che hanno un patrimonio inferiore a 100mila euro. Eccolo il piano di riorganizzazione – sferza Galgano – ed ecco una proposta di gestione efficiente basata sulle competenze e non sull'assegnazione delle poltrone come premi di consolazione per i non eletti o per gli "amici di"".
"E' ora di dire basta alla favola che vuole i tagli alle spese nei bilanci pubblici come sinonimo di riduzione dei servizi – chiude la parlamentare - in questo senso il Comune di Assisi insegna visto che, nonostante la diminuzione delle uscite del 10%, non solo non ci sono stati aumenti di tasse, ma sono state mantenute tutte le prestazioni ai cittadini".


Redazione Agenzia Stampa Italia

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