(ASI) Dove sono i comunisti di una volta? Quelli nati dai ceti popolari. Quelli che rischiavano anche brutali ritorsioni pur di cambiare lo status quo della società. Quelli per i quali i poveri dovevano venire prima degli altri.

Quelli per cui la tassazione progressiva doveva far sparire le differenze di classe in modo che agricoltori e operai avessero pari dignità con le altre classi sociali. Quelli per i quali il lavoro era diritto inalienabile. Di questi comunisti, o meglio, di questa sinistra, non sembra esserci più alcuna traccia nel Pd; il partito che è riuscito a coronare il sogno cinquantennale delle sinistre italiane di governare stabilmente il paese.

Chi sono allora i nuovi “comunisti” di oggi? Ci sarebbe tanto da dire visti soprattutto i recenti scandali che hanno investito il Pd. Quella che un tempo era l’autoproclamata culla dell’onestà e della giustizia, ad oggi è il partito che detiene il “record” in parlamento con ben 102 tra indagati e condannati, superando di cinque quello precedente stabilito dall’ ex -Pdl. Eppure il Pd sembrava cercare di mantenere un percorso di onestà e trasparenza arrivando persino a coronare il sogno di generazioni di militanti con la creazione delle primarie, che avrebbero dovuto permettere alle masse di scegliere il rappresentante più adeguato. Invece tra regole “anti - Renzi” ai tempi della segreteria Bersani, molte recenti  primarie segnate da episodi quanto meno dubbi, come in Liguria e in Campania, per giungere addirittura al disconoscimento dell’ utilità delle stesse come accaduto per le regionali in Umbria; il sogno sembra essersi trasformato in un incubo. C’è chi dice che il Pd di oggi è divenuto come la Dc di un tempo. Eppure ai tempi dello strapotere della Democrazia Cristiana mai era accaduto che dei parlamentari si esprimessero, non solo contro il proprio elettorato, ma contro il loro stesso popolo.

Questo è stato invece il caso di Vincenzo Visco, parlamentare del Pd ed ex – ministro delle finanze.  Nel corso della puntata di due giorni fa di “Siamo Noi”, in onda sul canale Tv2000, Visco ha sentenziato – “I contribuenti non pagano le tasse per non abbassare il proprio tenore di vita”. L’ ex-ministro delle finanze aveva dapprima snocciolato le più recenti statistiche che danno l’evasione in Italia per un ammontare complessivo di 130 miliardi di mancate entrate da parte dello stato, ossia pari all’8% del Pil. Secondo Visco è una vergogna poiché in tutti gli altri paesi europei tale media di mancati introiti da parte dello stato non supera mediamente il 4% dei Pil nazionali. L’ex-ministro ha però omesso di raffrontare i dati sull’evasione con quelli sulla pressione fiscale (75% in Italia contro la media europea del 36%) e non ha inoltre esaminato quelli relativi al costo dello stato (987 miliardi di euro l’anno l’Italia contro i 440 della media europea) così come non è stato analizzato il rapporto tra entrate e servizi offerti dallo stato italiano. Secondo Visco gli italiani sarebbero un “popolo complicato” ed ha auspicato misure più severe e punitive per l’evasione fiscale poiché “evasione significa meno servizi per tutti”.

Ma nel dettaglio chi sarebbero gli evasori in Italia?  Tralasciando i grandi evasori che rappresentano per numero (non certo per quantità di tributi evasi) una percentuale trascurabile, e che, grazie soprattutto ai provvedimenti varati di recente dal governo Renzi, beneficiano di ampie possibilità di regolarizzare la propria posizione con il fisco a condizioni, tra rateizzazioni e sconti vari, assai vantaggiose; il tipico evasore sarebbe l’italiano medio. Chi è l’Italiano medio? L’italiano medio è quello che vivendo in un nucleo familiare composto da  4 persone (due adulti e due minori) affronta una spesa mensile minima pari a 1,500 euro al mese con un reddito medio di 700 euro mensili (dunque 1,400 euro considerando entrambi gli adulti). Tale calcolo è riferito alle sole utenze di elettricità, luce e gas, e alle spese alimentari  e per trasporto minime necessarie e non tiene quindi conto di imposte annuali come Imu o Tares che sono da considerarsi come spese ulteriori, così come non viene tenuto conto di eventuali trattenute fiscali sulle buste paga dei lavoratori che portano a forti riduzioni mensili del reddito. La statistica è dunque impietosa con le argomentazioni dell’inventore del motto “pagare le tasse è bello”. L’italiano medio, anche non pagando le imposte su immobili e servizi, non riesce comunque ad arrivare alla fine del mese a meno di non intaccare i propri risparmi o ricorrere al sostegno di terzi.

Altrettanto “fuori dagli schemi” quanto l’intervento di Visco, quello del 27 febbraio della deputata Pd Alessia Moroni che su La7, a “L’aria che tira”, aveva lasciato attoniti persino i presenti in studio. Parlando della disoccupazione, e di quella giovanile in particolare, e del fatto che ad oggi Il Movimento 5 Stelle sarebbe la forza politica che sta raccogliendo il testimone di rappresentante delle istanze del  proletariato che un tempo apparteneva alla sinistra, la deputata Pd aveva dichiarato sorridendo che “chi non ha reddito significa che non ha combinato nulla nella vita”. Poi, alla domanda della conduttrice Myrta Merlin, sul proprio reddito da 47,000 euro annui dichiarati e la proprietà di 4 immobili, la Moroni rispondeva,  sempre sorridendo,che tre li avrebbe avute in eredità dal nonno e una acquistata con i proventi  della propria attività politica. Intervento, questo della Moroni, sicuramente poco propizio, specie all’indomani dell’entrata in vigore del “Jobs Act” che sta di fatto reintroducendo forme di precariato (addirittura giornaliero) come non se ne vedevano oltre 60 anni nella peggior tradizione del bracciantaggio.

 

Cenusa Alexandru Rares – Agenzia Stampa Italia

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