(ASI) Il lunedì da Corrado Formigli a Piazza Pulita, il martedì se non lo invita Floris a Di Martedì si trova certamente a Ballarò da Massimo Giannini, il giovedì dalla coppia Santoro e Innocenzi oppure dallo spigliato Nicola Porro.

Il leader della Fiom Maurizio Landini è uno degli uomini più in vista nei salotti televisivi, forse più dello stesso Matteo Salvini o dell'altro Matteo, il premier target di ogni attacco del sindacalista. "Renzi sostiene che io faccia politica?" chiede Landini. "I sindacati da sempre fanno politica e sono un gruppo di pressione che bada alla tutela dei diritti lavorativi delle persone. Mi sento in linea con il mio ruolo. Non penso di essere uno sconfitto del sindacato dal momento che Fiom e Cgil hanno più iscritti del Partito Democratico." Se così, per tante opposizioni differenti, dalle diverse sinistre alla destra leghista, il governo Renzi è caratterizzato da una svolta più o meno autoritaria, la stessa viene denunciata, sebbene tra le righe, anche dalla stessa presidente della Camera Laura Boldrini che richiama il ruolo centrale del parlamento. Ma alla domanda "Landini si candiderà?" i sospetti rimangono e gli esiti del jobs act non fanno che rimpinguare schieramenti di sostenitori uniti dalla semplice avversione alle riforme. Se il chiedere la proposta alternativa in questi casi risulterà sempre la domanda più scomoda e avanguardista, quanto mai strana nella sua semplicità, certamente le riforme istituzionali hanno viaggiato finora su un sottilissimo vantaggio numerico parlamentare. Porre la questione di fiducia fino a questo momento è bastato, ma anche la sopportazione degli altri sembra giunta a un limite. Senza la flessibità di Renzi e dei suoi ministri coloro che hanno assecondato le precedenti richieste del premier sono tentati dal passo indietro. Ma quale sarà l'alternativa? Forza Italia ha i suoi derby interni tra Berlusconi e Fitto, la Lega discute sul Veneto in un braccio di ferro tra Zaia e Tosi, Sel è agguerrita ma troppo piccola, Fassina e Civati sono voci di uomini che vivono nel deserto. Il lavoro manca, il jobs act è criticato da ogni fronte, l'interventismo di Landini, unica vera spina nel fianco di Renzi, guadagna punti e chissà per quanto tale verve più o meno altruistica si accontenterà dei salotti e degli studi televisivi.

 
Lorenzo Nicolao - Agenzia Stampa Italia

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