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(ASI) Dopo le tante polemiche sollevate dall'opposizione contro il Ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi, culminate con il voto di sfiducia lo scorso 25 gennaio, arriva oggi, tramite una lettera inviata dallo stesso Ministro alla redazione de "il Giornale", la notizia delle sue imminenti dimissioni.

 

"La decisione di dimettermi è innanzitutto una piena e consapevole scelta di vita maturata in secondo luogo dalle difficoltà incontrate"  Così afferma Bondi nella sua lettera aggiungendo: "Ho accettato l’incarico di Ministro della Cultura perché convinto che su questo terreno si giocava una partita importante se non decisiva dell’identità del centrodestra e della sua capacità di dialogare con tutti gli uomini di cultura. (...) Purtroppo in questo sforzo non sono stato sostenuto con la necessaria consapevolezza dalla stessa maggioranza di governo e da quei colleghi che avrebbero potuto imprimere insieme a me una svolta nel modo di concepire il rapporto fra stato e cultura in Italia"

DALLA MAGGIORANZA
Dalle file della maggioranza è il Ministro dell'Istruzione, Maria Stella Gelmini a commentare la decisione espressa da Bondi e in una nota afferma: "Sandro Bondi deve continuare a svolgere il proprio ruolo nell’esecutivo. Il ministro dei Beni culturali Š uno dei migliori esponenti del governo e un dirigente insostituibile del Pdl. Nel suo ministero ha ereditato una situazione difficile che ha gestito con efficacia e intelligenza, denunciando sprechi e privilegi. Il ministro Bondi deve continuare nel suo lavoro poichè il suo contributo è indispensabile per rendere ancora più incisiva l’azione riformatrice del governo".

DAL CENTRO-SINISTRA
Da parte dell'opposizione, dopo le tante polemiche mosse contro il Ministro dei Beni culturali, non mancano i commenti positivi circa la decisione di Bondi. Matteo Orfini, responsabile cultura e informazione in segreteria nazionale Pd afferma a riguardo: "E' importante che il ministro Bondi abbia detto una parola definitiva annunciando le proprie dimissioni. Ed e' un segno di onestà intellettuale che nel farlo abbia voluto riconoscere il proprio fallimento e l'incapacità di tener fede a quanto annunciato. La situazione del mondo della cultura e' gravissima, e decine di migliaia di persone rischiano di sprofondare nella disperazione per la drammatica crisi occupazionale che i tagli produrranno. Una situazione di questa gravità va contrastata e gestita quotidianamente e davvero non e' tollerabile che per giochi politici interni alla maggioranza il ministero continui ad essere privo di guida, chissà fino a quando. Le dimissioni siano dunque immediate, e i colleghi di Bondi, invece di chiedergli un ripensamento, si assumano la loro parte di responsabilità per aver consentito un'aggressione senza precedenti alla cultura e al sapere".

Per l'Italia dei Valori è Massimo Donadi, presidente del gruppo Idv alla Camera, a parlare e in un comunicato dichiara: “Bondi ha trasformato il ministero dei Beni Culturali in un dicastero fantasma. Questa situazione è indegna per il Paese che ha il più grande patrimonio artistico del mondo e sta diventando insostenibile, una vergogna per tutta l’Italia. Il governo ponga fine a questa farsa, perché il nostro patrimonio storico, artistico e culturale, non merita questo trattamento. La cultura è un settore non solo da tutelare, ma da sostenere. Tanti altri paesi europei, infatti, hanno puntato anche sugli investimenti alla cultura per affrontare la crisi economica. L’Italia no, ed i risultati si vedono. La situazione del ministero dei Beni Culturali – conclude il capogruppo Idv alla Camera - è lo specchio fedele di quanto accade al governo. L’Italia ha un governo, ma è senza guida”.

BUTTIGLIONE:BENE DIMISSIONI
Rocco Buttiglione, ex Ministro dei Beni culturali appartenente al gruppo politico dell'Udc commenta, anche lui, positivamente la scelta di Bondi ed afferma: "Bene le dimissioni del ministro Bondi, stima all'uomo. "Rinnoviamo - dice Buttiglione - la stima personale al ministro Bondi e apprezziamo la sua anticipazione di voler dare le dimissioni . Come piu' volte sottolineato, la nostra mozione nei suoi confronti non aveva nulla di personale ma era una forte e decisa critica dell'abbandono in cui il settore dei Beni culturali ed il suo ministro venivano lasciati dalla maggioranza di governo".

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