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Politica Nazionale

Acqua inquinata anche in Calabria

Di Fabrizio Di Ernesto 24 Aprile 2014 – 09:17 3 min di lettura

(ASI) Circa un mese fa ha suscitato molto clamore la notizia dell’acqua avvelenata che sgorgava nei rubinetti di oltre 700mila abruzzesi, una storia che ora sembra ripetersi in Calabria nei circa 90 comuni, tra Vibo e Catanzaro.

Zone servite dal bacino artificiale di Alaco; inizialmente progetto anche per essere un polo attrattivo turistico, anche se questo proposito non ha mai ottenuto lo sviluppo sperato. Nei giorni scorsi infatti la procura di Vibo Valentia ha chiuso le indagini, avviate nel 2012, che coinvolgevano 36 persone.

Le accuse mosse dalla procura calabrese sono quelle di avvelenamento colposo di acque, inadempimento di contratti di pubbliche forniture, omissione in atti d’ufficio e interruzione di un servizio di pubblica utilità. Gli inquirenti hanno anche deciso di mantenere sotto sequestro l’invaso e l’impianto di potabilizzazione in quanto i trattamenti in atto potrebbero, ad avviso degli inquirenti, risultare non idonei. Quanto alla rete di distribuzione dell’acqua, la Procura ha proceduto al dissequestro dei soli impianti che allo stato attuale non risultano utilizzati, confermando invece il sequestro per gli altri impianti in quanto anche nei siti con giudizio di conformità emesso dall’autorità sanitaria, i custodi giudiziari avrebbero rilevato la persistenza di visibili criticità.

L’opera

La diga di Alaco è stata terminata a metà degli anni ’80 con una spesa di quasi 140 miliardi di lire, senza contare gli esborsi straordinari avvenuti fino al 1996 per realizzare sei varianti al progetto originario con investimenti operati sia da parte della Regione Calabria sia della società francese Veolia. L’acqua di questa diga viene fornita a circa 400mila persone tra Vibo, Catanzaro e Reggio, alcuni dei quali si servono solo parzialmente del liquido proveniente dalle montagne della Lacina, altri invece, come Serra San Bruno, ne sono quasi totalmente dipendenti, anche perché quando la gestione dell’acqua è stata affidata a Sorical sono stati dismessi alcuni vecchi pozzi che per decenni hanno mandato acqua cristallina nelle case dei serresi, ponendo questo comune in una situazione di totale dipendenza, basti pensare che, come accaduto in passato, basta una nevicata particolare copiosa, per creare un black out elettrico in grado di lasciare senz’acqua una zona che ospitava acque minerali tra le più salubri di tutta Italia.

Per carità quello di Serra è un caso limite ma se a Vibo l’acqua arriva tutti i giorni va anche detto che molti giorni vi giunge quella non potabile e quindi teoricamente non utilizzabile dalla popolazione.

La vicenda

Gli inquirenti hanno iniziato a indagare sul bacino nel 2012 partendo da una semplice constatazione: gran parte della vegetazione che insisteva nell'area dell'invaso non è stata eliminata e smaltita, ma semplicemente ricoperta dall'acqua. La superficie dell'invaso, insomma, non è mai stata bonificata. Ciò avrebbe determinato l’inquinamento delle acque che arriva nelle case delle zone con un colore ed un odore che ne sconsigliavano l’uso, tanto che a Vibo da anni nessuno la beve, anche per già nel 2011 Francesco Russo, responsabile dei laboratori chimici dell’Arpacal denunciò come il torrente Alaca, un tempo noto per la purezza delle sue acque, erano diventate marroni e con presenza di ammoniaca, ferro e manganese segnalando una correlazione con la dalla  vegetazione sommersa nel bacino in testa al fiume in putrefazione.

Sempre Russo denunciò poi come durante un suo sopralluogo effettuato su richiesta della prefettura di Catanzaro ebbe modo di notare la presenza di specie arbustive sommerse ipotizzando che che la pulizia del suolo, prima dell'allagamento della superficie prevista per il bacino, fosse stata fatta in maniera incompleta, probabilmente limitandosi solo agli alti fusti.

Lotta a 5 stelle

Sulla vicenda si sono espressi in più di una occasione i deputati grillini Dalila Nesci e Paolo Parentela che anche nei giorni scorsi hanno scritto ai prefetti di Catanzaro, Vibo Valentia e Reggio Calabria, promuovendo un tavolo tecnico per affrontare il pericolo acqua nei comuni serviti dal lago Alaco e richiesto l’intervento del ministero della Salute, anche se per il momento la Lorenzin non ha ancora preso una posizione in merito.

In merito all’intervento richiesto ai tre prefetti interessati i due esponenti M5S confidano nella volontà di avviare al più presto un tavolo tecnico in grado di coinvolgere anche rappresentanti non politici dei cittadini.

 

Fabrizio Di Ernesto - Agenzia Stampa Italia

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