(ASI) Ormai, vista la netta prevalenza delle imposte sul costo dei carburanti,  le aree di servizio le potrebbero gestire direttamente le Agenzie delle Entrate. L’ultima novità riguarda, ovviamente, l’ennesimo aumento dei prezzi: 0,29 centesimi al litro, con il costo medio alla pompa di 1,721 euro e la conferma di quel  record negativo riguardante il livello di tassazione sulla benzina, il più alto d’Europa. Tra accise ed Iva pagheremo 1,041 euro di imposte al litro, il 60,5 % , mentre la media europea è del 46,3 %. Sono i dati, preoccupanti, forniti dalla Cgia di Mestre. Un bel salto in avanti verso il precipizio. Perché l’aumento dei carburanti si ripercuote immediatamente, e direttamente, sui prezzi di quasi tutti i prodotti, compresi quelli alimentari. E pretendere che i pensionati, i disoccupati (a proposito abbiamo un altro record: il 12 per cento ! ) e tutti coloro che sono in condizioni economiche difficili, per non dire disperate, come stanno a dimostrare i continui suicidi, stringano ancora la cinghia anche nell’alimentazione, è da squallidi irresponsabili. Ma ai politici la cosa non interessa, l’importante è la legge elettorale, gli intrallazzi su nomine e potere, tanto c’è il popolo bue che li mantiene, e senza fiatare.

Sul prezzo dei carburanti, però, ci sono elementi da valutare che appaiono non solo illegittimi anche truffaldini. Vediamo perché: il prezzo dei combustibili è gravato, per ogni litro, in centesimi di euro, delle seguenti accise: 0,1 per la guerra di Abissinia del 1935; 0,7 per la crisi di Suez del 1956; 0,5  per il disastro del Vajont del 1963; 0,5 per l’alluvione di Firenze del 1966; 0,5 per il terremoto del Belice del 1968; 5,1 per il terremoto del Friuli del 1976; 3,9 per il terremoto dell’Irpinia del 1980; 10,6 per la missione in Libano del 1983; 1,1 per la missione in Bosnia del 1996; 2,0 per il rinnovo del contratto dei ferrotranvieri del 2004; 0,5 per l’acquisto di autobus ecologici nel 2005; 0,71 per il finanziamento alla cultura nel 2011; 4,0 per far fronte all’emergenza immigrati dovuta alla crisi libica del 2011; 0,89 per far fronte all’alluvione che ha colpito la Liguria e la Toscana nel novembre 2011; 8,2 per il decreto salva Italia nel dicembre 2011; più, dal 1999, la tassa regionale sui carburanti. Da tutto ciò si evince facilmente che si continuano ad imporre alcune tasse di scopo, in particolare quelle per l’Abissinia, Suez, Vajont, alluvione Firenze, terremoto Belice, terremoto Irpinia e missione in Libano, in assoluta mancanza dell’esigenza reale specifica, implicita nella natura e nella denominazione della tassa stessa. E mancando del tutto lo scopo per il quale le somme sono riscosse, ne consegue che anche il loro utilizzo - essendo per fini, ovviamente, diversi - appare improprio ed illegittimo.

C’è, inoltre, da rilevare che il prezzo finale del carburante, che viene fatto pagare agli  automobilisti, scaturisce da un calcolo errato, in quanto al costo del combustibile si aggiungono tutte le accise sopra elencate, nonché le tasse per gli enti locali e, solo dopo, su questo importo (che diventa l’imponibile) si calcola l’Iva del 22 %.  Ne deriva che, in pratica, l’imposta (appunto, l’Iva) viene calcolata, invece che sul solo costo del combustibile - come prevede il d.p.r. 26 ottobre, n. 633, istitutivo dell’Iva -  anche su tutte le altre tasse sopra elencate: dunque l’imposta calcolata sulle tasse! Non si può fare niente? Io ho fatto la mia parte: come automobilista, il 2 aprile 2012, ho presentato una denuncia alla Procura della Repubblica di Roma, dandone comunicazione al Ministro dello Sviluppo Economico.  Notizie? E’ inutile dirlo: nessuna.

 

Fortunato Vinci – Fortunato Vinci

 

 

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