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(ASI)Perugia - “I dati sui consumi resi noti oggi dall’Istat confermano tutte le nostre preoccupazioni e ci convincono a rinnovare l’appello alla politica tutta, tramite i parlamentari umbri, perché si eviti l'aumento dell'Iva. E’ più che mai necessario sostenere con ogni mezzo la domanda interna, che è e rimane la vera priorità della nostra economia". Il presidente della Confcommercio della provincia di Perugia Giorgio Mencaroni, in partenza per l’annuale Conferenza di sistema della organizzazione, commenta così i dati Istat che purtroppo fotografano ancora un calo delle vendite.

A luglio, dice infatti l’Istat, l'indice destagionalizzato delle vendite al dettaglio diminuisce dello 0,3% rispetto al mese di giugno. Nella media del trimestre maggio-luglio 2013 l'indice registra una diminuzione dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti.

“L’Iva è una priorità”, insiste il presidente Mencaroni. “Mi sembra invece che le conseguenze di un ulteriore aumento siano sottovalutate. Gli effetti recessivi e depressivi dell'eventuale aumento dell'Iva sono ormai certi: è già successo nel drammatico anno 2012 dopo l'incremento dell'aliquota standard dal 20 al 21% del settembre 2011”.

L'Ufficio Studi di Confcommercio ha analizzato gli effetti recessivi dell’aumento dell’Iva, sintetizzandoli come segue.

Impatto sui consumi: si amplificherebbe la già drammatica situazione dei consumi che, dopo aver chiuso il 2012 a -4,3%, chiuderà, senza interventi, anche quest'anno in negativo a -2,4%. L'incremento dell'Iva, che si tradurrebbe in una riduzione dei consumi dello 0,1% a parità di altre condizioni, andrebbe a incider negativamente sulle spese del mese di dicembre e quindi delle festività, momento nel quale, invece, potrebbero concretizzarsi finalmente gli auspicati segnali di ripresa.

Impatto sul gettito: come già accaduto con l'aumento dell'aliquota dal 20 al 21%, la contrazione della domanda porterebbe con sé anche una riduzione del gettito Iva atteso.

Impatto su produzione e occupazione: la perdita di produzione, determinata dal calo dei consumi, comporterebbe, a regime, una riduzione dell'occupazione approssimativamente di 10 mila posti di lavoro.

Impatto sulle imprese: in una situazione già di estrema difficoltà per le imprese del commercio, gravate da una pressione fiscale da record mondiale, un'ulteriore contrazione della domanda interna porterà alla chiusura di molte attività.

Impatto sui redditi: risulteranno più penalizzate le famiglie a basso reddito in quanto la pressione Iva (rapporto tra Iva pagata e reddito) per il 20% di famiglie più povere arriverebbe al 10,5%, mentre per il 20% di famiglie più ricche sarebbe del 7,5%, circa il 30% in meno.

Redazione Agenzia Stampa Italia

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