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(ASI) Parlano i ragazzi del Fuan di Torino, realtà autonoma ed indipendente nel contesto del centro destra giovanile.

Nel luglio scorso, nell’ambito di una intervista rilasciata al quotidiano on line MeridianaMagazine, Giorgia Meloni aveva dichiarato che il movimento giovanile non solo avrebbe partecipato ad eventuali trasformazioni in seno al PdL ma avrebbe anche dato “un esempio di uno stile di fare politica nel quale la maggior parte di noi ancora crede, ovvero la politica fatta in strada”.
Che vuol dire ‘politica fatta in strada’? Lo abbiamo chiesto ad una piccola ma battagliera realtà universitaria, il Fuan di Torino. Malgrado sia stato sciolto nel 1996 (la sigla Fronte Universitario di Azione Nazionale raccoglieva gli universitari missini, dopo il '96 è stato ribattezzato Azione Universitaria), nel capoluogo piemontese il Fuan pare sopravvivere nel lavoro e nella dedizione dei suoi militanti.

Raggiunti al telefono i ‘fuanini’ si sono mostrati disponibili a rispondere ad alcune domande. Unica condizione posta quella di parlare come movimento e non come singoli, poiché “rifiutiamo banali forme di protagonismo”. Dal colloquio emerge un dato interessante, ovvero il senso del distacco dal PdL che si manifesta non in forme di astio ma in un lavoro continuativo e costante che tiene conto della realtà in cui i ragazzi operano, non delle direttive o degli ordini degli esecutivi di partito.

Il Fuan è stato sciolto nel ’96 ma voi continuate ad usare questa sigla. Perché?

Perché è il nome che abbiamo ricevuto in consegna da chi ci ha preceduto e perché crediamo nell’inutilità di mutare sigle con l’intento di qualificarsi come “novità”. I partiti possono mutare, troppo spesso lo fanno, e proprio per questo è giusto reclamare autonomia e distinzione. Anche attraverso un nome.

Quali sono i rapporti con il Popolo della Libertà?

Viviamo in piena autonomia: non riceviamo soldi, direttive, materiale o spazi. La possibilità di dire ciò che va detto passa attraverso l'autofinanziamento. A livello politico, poi, Il PdL non poteva e non può essere considerato molto di più che un contenitore a-ideologico.

Quindi se un domani il PdL si sciogliesse…

Non ci sarebbe alcun tipo di cambiamento nella nostra condotta.

Potete esporci la linea politica del Fuan?

La battaglia principale che combattiamo con continuità da più di un anno è quella contro il precariato e chi ha portato una precarizzazione radicale nella vita dei giovani, spacciandola come conquista di civiltà. Questo si concretizza con la richiesta di chiusura dei centri di lavoro interinale, organizzazioni dedite allo sfruttamento e campagne di sensibilizzazione interne agli atenei.

Appartenete a qualche corrente in particolare?

Se apparteniamo ad una corrente non sapremmo dire quale sia e cosa significhi, difficilmente però lei appartiene a noi. Non per retorica ma non amiamo le etichette, specialmente se provengono da un mondo, squello che vorrebbe mettercele, che non ci appartiene e che etichetta per ammaestrare la risposta sopra è quella su destra o sinistra poi sul fascismo

Quali i vostri riferimenti politici?

Ai riferimenti politici preferiamo quelli culturali. I più importanti sono Platone, Heidegger e Junger. Non abbiamo comunque verso pensatori quali Marcuse e Lucaks, poiché riteniamo che la conoscenza di un filosofo sia importante a livello di studio e preparazione senza necessariamente abbracciare le sue idee. Studiamo anche Nietzsche, non amiamo invece Giovanni Gentile.

Cosa ne pensi del fascismo?

Il fascismo è stato un periodo fondamentale della storia del paese, è nato da una propulsione di rivalsa nei confronti di chi sulla guerra aveva speculato senza versare sangue e ha portato avanti riforme sociali di enorme utilità per il popolo. E' stato anche ombre, prima fra tutte il rapporto a volte accondiscendente con la borghesia e il suo sviluppo centrale in regime reazionario. Questo perché tra varie anime prevalsero quelle più legate ad una visione del mondo positivista e anti-tradizionale.

  Marco Petrelli  -Agenzia Stampa Italia

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