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(ASI) E come c’era da aspettarselo l’ultimo atto si è verificato: Renata Polverini si è dimessa da governatrice della Regione Lazio. Dopo giorni tra dimissioni si e dimissioni no, ieri sera si è consumato questo teatrino, l’ennesimo, tutto italiano. Alle ore 20 la Polverini convoca una conferenza stampa nel residence Ripetta a Roma.

 Accanto a lei Luciano Ciocchetti dell’Udc e Francesco Storace de La Destra. Questo quello che la Polverini ha detto, alla conferenza stampa molto accesa, ai giornalisti: “Ieri l’ho comunicato al Presidente Napolitano, poi al premier Monti e oggi ai leader della mia coalizione. Non ritengo questo Consiglio più degno di rappresentare una Regione importante come il Lazio. Con questi malfattori non ho niente a che fare. Questi signori li mando a casa io. Arriviamo qui puliti, La Giunta ha operato bene e ha portato risultati importanti. La Giunta interrompe la sua azione a causa di un Consiglio che non considero più degno. Con il blocco della mia azione riformatrice ci saranno gravi ripercussioni sul Paese: abbiamo fatto 5 miliardi di tagli perché lo volevamo e perché abbiamo avuto come effetto il dimezzamento del disavanzo sanitario portandolo a 700 milioni”. Poi interviene nello scandalo dei fondi in atto: “Nasce da una faida interna al PdL che non consegnò la lista alle elezioni e che ci ha consegnato un dibattito interno, oltretutto con personaggi ameni che si aggiravano per l’Europa. Da stasera sono tornata una persona libera e mi sento veramente bene. Due anni e mezzo così me li sono sentiti come una gabbia. Vado via a testa alta e non so se altri potranno fare lo stesso.

Me ne vado avendo azzerato i fondi dei gruppi regionali. Voglio vedere se chiunque verrà farà lo stesso. Non si permettano di dire più una parola su di me e i miei collaboratori. Da domani mattina tutti quelli che vogliono approfondire ci troveranno a disposizione”.
Nell’infuocata conferenza stampa la Polverini ne ha per tutti, togliendosi anche qualche soddisfazione e groppo in gola: “Le ostriche non le ha inventate il PdL, viaggiavano comodamente nel palazzo della Regione”. Sul gruppo del PdL alla regione dice: “Volevano regolare una battaglia interna. Io non ho mai avuto una carta di credito, nemmeno i miei collaboratori. Io dico basta! Non lo merita la mia storia personale, la mia famiglia, infangata da due anni. Molte di quelle persone non meritano di sedere in Consiglio. Hanno fatto cose raccapriccianti che l’opinione pubblica non può nemmeno immaginare. Il Lazio è un organismo a due teste: da un lato c’è la Giunta, dall’altro il Consiglio. Non potevo mai immaginare che tutti nel Consiglio facessero uso così disinvolto dei fondi pubblici. Ho intenzione di continuare a testa alta. Lo devo alle persone leali come il vicepresidente Ciocchetti dell’Udc che mi è stata fedele fino all’ultimo. In merito alle dimissioni avevo maturato la scelta di dimettermi già lunedì scorso, ma sono andata avanti per smascherare l’opposizione che chiedeva le mie dimissioni. Le loro, invece, le hanno solo annunciate. Oggi potevano consegnarle al segretario generale del Consiglio ma nessuno lo ha fatto. Me ne vado senza colpa alcuna, ma lo faccio a testa alta”.

Dopo le dimissioni della Polverini ecco cosa prevede legge e Statuto: Dopo l’ufficializzazione delle dimissioni serviranno atti formali. L’iter prevede la comunicazione della Polverini delle sue dimissioni nelle mani del Presidente dell’Assemblea Legislativa laziale, Mario Abbruzzese, che emanerà un decreto che ufficializzerà le dimissioni del governatore. Poi arriverà lo scioglimento dell’assemblea. Le dimissioni della Presidente comporteranno le dimissioni anche di tutti gli assessori della Giunta e lo scioglimento del Consiglio. Questo lo stabilisce l’articolo 44 dello Statuto della Regione Lazio, che disciplina le “ulteriori cause di cessazione dalla carica di presidente”. Nello Statuto si legge: “Le dimissioni volontarie, la rimozione, la decadenza, l’impedimento permanente e la morte del Presidente della Regione comporteranno le dimissioni della Giunta regionale e lo scioglimento del Consiglio regionale”. Giunta e Consiglio potranno continuare a riunirsi soltanto per l’ordinaria amministrazione.

Intanto si continua ad indagare sui fondi regionali. Ieri mattina al Tribunale di Viterbo, Franco Fiorito, è stato sentito per quattro ore dal procuratore Alberto Pazienti e dal sostituto Massimiliano Siddi. Fiorito è stato convocato come persona informata dei fatti dai magistrati viterbesi in merito alle denunce su presunte fatture false pagate dal gruppo regionale del PdL, presentate dal consigliere regionale Francesco Battistoni e da due società del viterbese, le quali hanno avuto rapporti proprio con Battistoni.

Il procuratore in merito a queste fatture ha detto: “Almeno sei fatture sono completamente false e non sono mai state liquidate dal gruppo PdL. Molte altre, invece, presentano importi fortemente aumentati ma sono state liquidate per la somma originale e non per quella gonfiata”.

Fiorito invece dice la sua sulle fatture: “Non ho idea di chi possa aver truccato questi documenti, dal gruppo PdL sono uscite con gli importi reali”. Per il procuratore Pazienti invece: “La falsificazione delle fatture potrebbe rientrare nella faida in corso nel PdL viterbese, dalla quale è già scaturita un’inchiesta per corruzione e tentata estorsione. Non credo possano esserci altri collegamenti con l’inchiesta in corso”. I giornalisti hanno chiesto a Fiorito se si ricandiderà alle prossime elezioni, il quale ha risposto: “Se sciolgono il Consiglio regionale mi ricandido. Non vedo perché non dovrei. Non appena avrò dimostrato la mia innocenza sarà più semplice. Non sono responsabile di ciò che rendicontano i miei colleghi. Se ci sono stati abusi o qualcuno ha fatturato ciò che non andava fatturato ne risponderà personalmente”.

Il difensore di Fiorito, l’avvocato Carlo Taormina ha aggiunto: “Abbiamo escluso ogni coinvolgimento di Franco Fiorito nella falsificazione delle fatture pubblicate online e riconducibili a Battistoni”. Le accuse tra i due contendenti, Fiorito e Battistoni, continuano. Battistoni ha annunciato una querela per diffamazione nei confronti di Fiorito per le accuse in merito ai fondi regionali. Gli inquirenti intanto lavorano su un milione di euro circa passati dai due conti del gruppo regionale PdL a quelli di Fiorito. Ai magistrati è arrivata un relazione dettagliata da parte della Guardia di Finanza, sulle fatturazioni invece continuano i contatti tra i magistrati di Roma e quelli di Viterbo.

Lo scandalo comunque comincia a diffondersi a macchia d’olio in diverse regioni italiane, ultima la Campania. Ma le altre non è che stanno meglio. Ecco indennità, vitalizi. Il Lazio guarda caso è in testa alla classifica. La Sicilia batte il Lazio sul fronte delle spese per il funzionamento del Consiglio regionale. C’è anche la regione Sardegna con le sue uscite per indennità e vitalizi. Nel 2011 i rendiconti sulle indennità, ovvero stipendi dei consiglieri, vari benefit, rimborsi spese, costi per le assicurazioni; nel Lazio pesano sul bilancio per 24 milioni di euro. In Sicilia e Sardegna per 22,3 e 20,3 milioni di euro. La Sicilia è davanti il Lazio per quanto concerne il costo delle indennità e vitalizi. Ma nella classifica stilata da Il Sole 24 Ore ci sono anche la Valle d’Aosta con 4.176 euro all’anno per ogni 100 abitanti ed il Molise con 1.689 euro. La Sicilia spende ogni anno 21 milioni in vitalizi, la Sardegna e Lazio 16 milioni, la Campania poco sopra i 14 milioni. Per le somme destinate ai gruppi il Lazio vanta il primato con 52,2 milioni di euro. La Sicilia con 13,7 milioni, Lombardia con 12,30 milioni.

Davide Caluppi per Agenzia Stampa Italia 

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