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(ASI) Quella di Marcello Mancusi è una storia cominciata con i propositi della scoperta di terre lontane e finita in tragedia, inghiottita dal mistero. Marcello è un funzionario dell’Ufficio d’igiene dell’Asl della città in cui vive, Soverato, che nell’ottobre 2002 decide di concedersi un viaggio in Thailandia per coltivare una delle sue passioni, l’escursionismo, in paesaggi esotici come i grandi parchi e la giungla.

Durante quei giorni di svago mantiene contatti frequenti con la famiglia e appare sereno, almeno sin quando, a pochi giorni dalla partenza, non accade qualcosa di inspiegabile che conduce Marcello verso strade dall’epilogo fatale.
Il 20 ottobre muore nel carcere di Nong Khai, una città nel nord del Paese, senza che si sappiano le cause del decesso e i motivi per cui Marcello sia stato tratto in arresto. Ciò che i familiari vengono a scoprire con il tempo sono solo una serie di tasselli, risalenti alle ore precedenti al suo decesso, che infittiscono la vicenda ma che non trovano una collocazione apparentemente logica. Tanti gli interrogativi rimasti irrisolti, dato che la Thailandia ha chiuso il caso pochi mesi dopo la morte del nostro connazionale, ma altrettanti gli elementi che potrebbero svelare realtà, celate dietro a questo omicidio, tanto orribili da far raggelare il sangue.
Sono passati quasi dieci anni da quella tragedia, la famiglia Mancusi non si arrende all’idea di lasciarla scivolare nel dimenticatoio. E’ per questo che Lucia, una sorella di Marcello, ci ha contattati per “smuovere il torpore mediatico su certe storie”.

Signora Lucia, proviamo a far luce sulla vicenda partendo dai primi giorni di soggiorno di suo fratello in Thailandia, quando egli decide di cambiare tragitto a seguito - sembra - dell’incontro con due strani individui provenienti da Israele…

Purtroppo sappiamo poche cose, i nomi dei due israeliani sono Akiva Shlomo Shauli e Moshav Shilat. Hanno soggiornato per tre notti nello stesso albergo che ospitava mio fratello Marcello nella cittadina thailandese di Chiang Mai. Sono proprio questi due che convincono Marcello ad andare con loro in un paesino di frontiera, Udon Thani, confinante con lo Stato del Laos. Di loro, successivamente, abbiamo perso le tracce, sebbene il nostro avvocato abbia provato a muoversi su vari canali per risalire a questi due misteriosi personaggi.

Cosa siete riusciti a sapere di ciò che è successo a Marcello nel lasso di tempo che va dall’arrivo nella cittadina di Udon Thani all’arresto?

Sappiano dagli appunti che ci ha lasciato mio fratello che è arrivato ad Udon Thani il 17 Ottobre 2002. Questa cittadina è un crocevia di contrabbandieri abitata da centocinquantamila anime, durante la guerra del Vietnam ospitava una base militare Usa. Indagini recenti sostengono che lì vi sia un carcere segreto della Cia in cui sono detenuti combattenti di al Qaeda.

Quali sarebbero state le ragioni dell’arresto secondo le Autorità thailandesi? Perché non le avete trovate convincenti?

Secondo la polizia thailandese mio fratello è stato arrestato per aver tentato di rubare un motorino. Noi pensiamo che non sia vero in quanto Marcello conosceva i rischi che correva in Thailandia se fosse caduto nella mani della polizia, inoltre aveva in tasca ancora abbastanza denaro, non vedo alcun motivo per compiere un gesto simile a meno che non fosse in pericolo di vita. Marcello avrebbe preso un motorino solo per scappare da qualche pericolo, forse proprio per scappare dai suoi aguzzini.

Dopo il decesso, quali sono stati i risultati dell’autopsia effettuata - molto sbrigativamente - sul suo cadavere?

In un primo momento i giornali parlarono di malore, solo dopo che i miei fratelli hanno visto il cadavere l’ipotesi del malore che avrebbe provocato un infarto è stata abbandonata. Un documento del ministero degli Esteri ci parla di morte per strangolamento.

Due vostri fratelli, a seguito della tragica notizia, accorrono appunto in Thailandia. Un ulteriore esame sul cadavere, al loro arrivo, appare però ormai ineseguibile. Perché? Quali anomalie essi notano sul corpo di Marcello durante il riconoscimento?

I miei fratelli sono rimasti sconvolti vedendo come era ridotto il cadavere di nostro fratello Marcello, per parecchi mesi dopo il loro ritorno in Italia hanno avuto incubi e disturbi dell’umore. Il corpo era stato mummificato e svuotato di tutti gli organi, anche delle cornee. Inoltre c’era sul capo uno sfondamento profondo due o tre centimetri, e tutto il torace fino all’inguine era stato aperto a forma di ipsilon.

In Italia vi rivolgete a un avvocato amico di famiglia per seguire le indagini, che cerca di costituirsi parte civile in Thailandia nel processo contro i compagni di cella di Marcello, accusati di omicidio. Quali risultati avete ottenuto?

E’ stato tutto inutile, al Consolato ci hanno consigliato un avvocato thailandese, Putti Kuvanonda, al quale abbiamo mandato del denaro per poterci rappresentare, ma, nonostante la cifra sostanziosa che gli abbiamo inviato, non si è nemmeno presentato al processo. Nel 2005 la faccenda è stata chiusa con una condanna a sei mesi per eccesso di difesa nei confronti dei quattro compagni di cella di Marcello.

Chiuso dunque con molti interrogativi il processo a quei quattro detenuti, nel corso del tempo il mistero sulla morte di Marcello torna a infittirsi per via di un paio di avvenimenti, uno vede coinvolto l’avvocato thailandese e l’altro l’ex ragazza di Marcello. Vuol parlarcene?

Sappiamo che ad un certo punto l’avvocato Putti si è dimesso senza darci alcuna spiegazione. Successivamente, nell’estate del 2007, la signorina Giovanna Santuori viene a contatto casualmente con un turco, tale Stefan Umit Uygur, ex agente dei servizi segreti, il quale le dice di sapere come si sono svolti i fatti e che Marcello è morto perché caduto vittima di trafficanti di organi con la complicità dei suoi carcerieri.

Lei che idea si è fatta di questa vicenda?

L’idea che mi sono fatta è che mio fratello, giovane e sano ragazzo europeo, sia stato volutamente ucciso da uomini malvagi e corrotti, i quali, con la vendita dei suoi giovani organi, hanno guadagnato parecchio denaro. La Thailandia è meta di molti viaggi della speranza, tanti europei vi arrivano proprio per comprare organi al mercato nero.

Ritiene che le Autorità italiane abbiano fatto tutto il possibile per far emergere la verità sulla morte di Marcello? E i media invece?

Ritengo che le Autorità italiane si siano comportate con la nostra famiglia come Ponzio Pilato, cioè se ne sono lavate le mani. Quasi nessuno ci ha ascoltato o supportato, nessuno si è preoccupato dei danni provocati alle nostre vite da questa storia terribile, che ci ha spezzato il cuore e ferito l’anima. Grazie per il suo interessamento, speriamo che il comune di Soverato, parte civile nel processo, per il decennale della morte di Marcello il prossimo 20 ottobre ci regali una strada che lo ricordi per sempre.

Federico Cenci  Agenzia Stampa Italia

 

E’ uscito il libro “Le voci del silenzio – Storie di italiani detenuti all’estero” (Eclettica Edizioni, 13€) scritto da Fabio Polese e Federico Cenci, redattori di Agenzia Stampa Italia. Per maggiori informazioni: www.levocidelsilenzio.com

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