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(ASI) Uno dei paesi che in questi ultimi anni ha conosciuto la maggiore crescita economica è sicuramente il Venezuela.


Grazie al ciclone Hugo Chavez ed al suo socialismo del XXI secolo che ha permesso l’utilizzo dei proventi del petrolio per la crescita di tutta la nazione oggi Caracas attrae un numero sempre maggiore di investitori stranieri sia istituzionali sia privati; ed in questa ottica le aziende italiane, nonostante la cattiva stampa che da sempre accompagna il primo mandatario venezuelano si sono gettate a capo fitto nel paese fiutando affari dorati.

Dopo aver potenziato le infrastrutture del paese ora l’obiettivo primario del Venezuela è quello legato all’industria dell’alluminio per il quale è stato approvato un apposito piano di rilancio che vede protagonisti la Cina e l’Italia.

Ad annunciarlo nei giorni scorsi il ministro dell’Industria di Caracas, Ricardo Menendez; tramite questo progetto il governo venezuelano punta a risollevare la compagnia pubblica Alcasa, che attualmente versa in una situazione di emergenza sia operativa sia finanziaria.

Come anticipato sopra, nonostante la pessima nomea di cui gode Chavez sulla stampa tricolore, l’Italia gioca nel paese indiolatino un ruolo quanto mai attivo con una presenza radicata in molti settori chiave, si va dalla siderurgia alle infrastrutture, basti pensare che solo tra giugno e settembre dello scorso anno l’interscambio tra i due paesi è stato di circa 800 milioni di dollari, in costante aumento rispetto a dodici mesi prima.

La parte del leone la fanno ovviamente le grandi imprese come Eni, Impregilo e Pirelli, ma anche imprese più piccole hanno il loro tornaconto in Venezuela.
Ora il rilancio dell’industria dell’alluminio apre nuove possibilità alle imprese italiane che difficilmente se le faranno scappare.

Fabrizio Di Ernesto Agenzia Stampa Italia

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