(ASI) In un’operazione militare senza precedenti, le forze speciali statunitensi hanno lanciato un attacco su vasta scala contro il Venezuela il 3 gennaio 2026, culminato con la cattura del presidente Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores, successivamente trasferiti fuori dal Paese.
L’azione, ordinata dal presidente Donald Trump, è stata giustificata come parte di una campagna contro il narcotraffico e l’autoritarismo, ma ha immediatamente sollevato accuse di violazione del diritto internazionale e della sovranità venezuelana.
Una violazione del diritto internazionale
L’operazione, condotta dal 160° Reggimento dell’Aviazione per Operazioni Speciali e dalla Delta Force, ha colpito obiettivi strategici a Caracas e in altre aree del nord del Paese⁽¹⁾. Il governo venezuelano ha dichiarato lo stato di emergenza e denunciato l’attacco come un “atto di guerra” volto a imporre un cambio di regime con la forza.
La cattura di un presidente eletto, senza alcun mandato delle Nazioni Unite o processo legale internazionale, rappresenta una grave infrazione dei principi della Carta dell’ONU e del diritto consuetudinario internazionale.
Le reazioni globali: Cina, Russia, Iran e Turchia condannano
La Russia ha definito l’attacco “una flagrante aggressione contro uno Stato sovrano” e ha convocato una riunione d’urgenza del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Il Cremlino ha avvertito che “azioni unilaterali come questa minano la stabilità globale e il sistema internazionale basato sulle regole”⁽.
La Cina ha espresso “profonda preoccupazione” per l’intervento, sottolineando che “la sovranità e l’integrità territoriale di ogni Paese devono essere rispettate”. Pechino ha chiesto il rilascio immediato di Maduro e il ritorno a un dialogo politico inclusivo.
L’Iran ha condannato l’operazione come “un atto imperialista che destabilizza l’America Latina” e ha espresso solidarietà al popolo venezuelano, accusando gli Stati Uniti di voler “imporre con la forza i propri interessi geopolitici”.
La Turchia, attraverso il Ministero degli Esteri, ha rilasciato una dichiarazione ufficiale in cui “condanna fermamente l’intervento militare degli Stati Uniti in Venezuela” e invita tutte le parti “a rispettare il diritto internazionale e a evitare ulteriori escalation”. Ankara ha ribadito il proprio sostegno alla sovranità venezuelana e ha chiesto il rilascio immediato del presidente Maduro, definendo l’operazione “un pericoloso precedente per le relazioni internazionali”.
Un precedente pericoloso
L’azione americana in Venezuela rischia di aprire un nuovo fronte di tensione globale. La cattura di un capo di Stato in carica, senza legittimazione internazionale, potrebbe essere interpretata come un segnale che la forza militare prevale sul diritto. In un mondo già segnato da conflitti e rivalità geopolitiche, la comunità internazionale si trova ora di fronte a una scelta cruciale: accettare la logica dell’unilateralismo o riaffermare i principi della legalità internazionale.



