Venezuela, in caso di attacco dove colpirebbero gli Usa?

(ASI) Tra voci di smentite, aperture e chiusure il destino dei rapporti tra Usa e Venezuela appaiono segnati con Washington che con la scusa di combattere il narcotraffico tenterà di abbattere militarmente il governo di Nicolas Maduro per imporre l’ennesima dittatura atlantica nella regione indiolatina ed impadronirsi delle importanti riserve petrolifere del paese.

Attualmente la nave militare statunitense Gerald R. Ford, la portaerei più grande del mondo, è vicina alle coste venezuelane mentre il presidente Donald Trump ha ripetutamente suggerito che gli attacchi via terra potrebbero essere prossimi, anche se negli ultimi giorni ha negato di stare considerando un imminente attacco militare.

Opportuno però valutare i potenziali obiettivi dei soldati statunitensi in caso di attacco.

In primis nel mirino ci sarebbero le basi militari venezuelane probabilmente con la scusante di ritenerle laboratori di raffinazione della cocaina, piste di atterraggio clandestine o campi di guerriglia.

Trump ha in più occasioni affermato che il presidente Maduro e i suoi alti funzionari della sicurezza sono a capo di un'organizzazione narcotrafficante, il Cartel de los Soles, che invia droga negli Stati Uniti; designando il Cartel de los Soles come gruppo narcoterroristico. Ovvio e scontato che questa sarebbe il casus belli per attaccare Caracas, da oltre 20 anni fuori dalle grazie di Washington e capofila dei paesi che si oppongono all’egemonia politica, economia e culturale a stelle e strisce.

Probabile che lo schema sia quello visto in questi decenni ogniqualvolta gli Usa hanno deciso di rovesciare un qualche governo: bombardamenti dall’alto e blocco economico ed embargo per affamare la popolazione civile. Difficile ipotizzare una prolungata invasione via terra, se è vero che la forza dell’esercito venezuelano è difficilmente quantificabile è anche vero che sebbene non tutta la popolazione sia schierata con Maduro è altrettanto vero che la totalità dei venezuelani vuole evitare spargimenti di sangue o appoggiare un’invasione straniera, nel 2019 quando l’autoproclamatosi presidente Juan Guaidò, forte dell’appoggio di Washington, chiamò la popolazione all’insurrezione fu lasciato solo al suo destino dalla cittadinanza.

Jim Stavridis, un ammiraglio statunitense in pensione sostiene che gli Stati Uniti potrebbero iniziare con attacchi ad aeroporti o porti marittimi che identificano come potenziali hub di spedizione della droga. Potrebbero anche colpire punti di spedizione vicino al confine tra Venezuela e Colombia, da cui provengono notevoli quantità di cocaina. Ma il Pentagono vorrebbe anche attaccare le difese aeree venezuelane per proteggere i propri aerei, ha affermato l'ammiraglio in pensione. Le forze statunitensi potrebbero anche prendere di mira piste di atterraggio clandestine, come nello stato di Apure.

Le forze statunitensi potrebbero anche prendere di mira piste di atterraggio nella regione di Catatumbo, che ha visto un aumento del traffico aereo a causa della repressione statunitense contro le navi della droga, secondo un ex capitano militare venezuelano ora in esilio, che ha parlato a condizione di anonimato per motivi di sicurezza.

Tra gli obiettivi dovrebbe poi esserci quello di perseguire direttamente le forze di sicurezza di Maduro, l'esercito statunitense potrebbe prendere di mira la potente agenzia di controspionaggio militare venezuelana, la Direzione Generale del Controspionaggio Militare, o Dgcim.

Difficile valutare le reali dotazioni dell’esercito bolivariano; quasi certo il possesso di un sistema di difesa aerea S-300VM di fabbricazione russa, che però, secondo le informazioni in possesso dell’intelligence statunitense, sarebbe solo parzialmente operativo: difficile, se non impossibile, quantificare il numero di Sukhoi russi operativi.

 

Fabrizio Di Ernesto - Agenzia Stampa Italia

 

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