Cina. Si chiude il Forum di Bo'ao, vicepremier Ding difende multilateralismo, libero commercio e stabilità

(ASI) È calato oggi il sipario sull'edizione 2025 del Forum di Bo'ao per l'Asia, consueto appuntamento annuale presso l'omonima cittadina della contea di Qionghai, sull'isola cinese di Hainan, quest'anno caratterizzato dal tema generale L'Asia in un mondo che cambia: verso un futuro condiviso. La cerimonia di apertura di ieri mattina ha visto la partecipazione di 1.500 delegati da oltre 60 tra Paesi e regioni del mondo.

Da ventiquattro anni, l'obiettivo di questo evento è fare un punto della situazione sulle traiettorie di sviluppo e crescita in Asia attraverso panel e sessioni di confronto tra parti interessate. Il Forum può vantare un board di alto livello, presieduto dall'ex segretario generale dell'ONU Ban Ki-moon e dal vicepresidente Zhou Xiaochuan, composto inoltre dal segretario generale Zhang Jun, dall'ex presidente filippina Gloria Macapagal Arroyo, dall'ex primo ministro pakistano Sadiq Khaqan Abbasi, dall'ex primo ministro russo Viktor Alekseevič Zubkov, dall'ex primo ministro spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero ed altre figure politiche, industriali ed accademiche di primo piano provenienti da Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud, Singapore, India e Indonesia.

Nel discorso pronunciato durante il consesso inaugurale, il vice primo ministro cinese Ding Xuexiang ha sottolineato i «significativi passi in avanti compiuti nella costruzione di una comunità asiatica dal futuro condiviso» nel corso degli ultimi due lustri. In particolare, Ding si è soffermato sui profondi legami tra la Cina e i Paesi del Sud-est asiatico, evidenziando l'importanza del Partenariato Economico Globale Regionale (RCEP), l'accordo di libero scambio entrato in vigore il primo gennaio 2022, dopo dieci anni di negoziati e procedure preliminari, che ha fornito un quadro normativo comune a quindici importanti mercati della regione Asia-Pacifico. Oltre alla Cina e ai dieci Stati membri dell'ASEAN, vi aderiscono infatti Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda.

«Il nostro mondo sta vivendo un'instabilità ed un'incertezza sempre più grandi», ha osservato Ding, che, come riporta Xinhua, si è appellato ai presenti chiedendo a tutti di unirsi per «affrontare le sfide globali, realizzare una comune dimora asiatica ed inaugurare un futuro più radioso per l'Asia ed oltre». Indicando i pilastri dell'approccio cinese alle relazioni internazionali e ricordando l'Iniziativa di Sviluppo Globale (GDI) lanciata dal presidente Xi Jinping all'ONU nel settembre 2021, il vicepremier ha fatto riferimento ai «valori asiatici costruiti attorno alla pace, alla cooperazione, all'inclusività e all'integrazione», nel «rispetto dei reciproci interessi fondamentali e delle reciproche preoccupazioni salienti».

In un implicito riferimento alla linea della nuova Amministrazione Trump, Ding ha poi ribadito l'importanza di «promuovere la globalizzazione economica attraverso apertura e integrazione», richiamando a sforzi congiunti per «salvaguardare il sistema del libero commercio, tutelare il regionalismo aperto e contrastare con fermezza il protezionismo».

L'intenzione di Pechino, insomma, sembra essere quella di forgiare, attraverso la cooperazione dal mutuo vantaggio (win-win) e l'incremento della fiducia reciproca, una vasta comunità asiatica capace di farsi esempio globale di sviluppo, diplomazia e sostenibilità a fronte di un Nord Globale in subbuglio, pesantemente frammentato al suo interno e tormentato da conflitti, tensioni ed incertezze. Non a caso, il vice primo ministro ha anche segnalato l'esigenza di difendere la tranquillità e la stabilità attraverso la coesistenza pacifica, tradizionale paradigma della dottrina di politica estera cinese, secondo un concetto «comune, complessivo, cooperativo e sostenibile» di sicurezza in Asia.

Gli ospiti stranieri di quest'anno non hanno deluso le aspettative, animando il dibattito, come ormai ha abituato da molto tempo il suo pubblico l'economista statunitense Jeffrey Sachs, docente presso la Columbia University, tra i primi a preconizzare il declino dei Paesi occidentali e l'ascesa dei Paesi emergenti, e per questo fatto oggetto di critiche trasversali in patria. L'accademico, molto conosciuto anche dai più giovani attraverso social network e podcast, è intervenuto dal palco di Bo'ao nella giornata di mercoledì ricordando il suo primo viaggio in Cina nel 1981 e gli sbalorditivi cambiamenti cui ha assistito nel corso degli ultimi quarant'anni.

«Ho visto con i miei stessi occhi il rimarchevole avanzamento economico della Cina: dalla pianificazione economica all'innovazione tecnologica, sino all'impegno sul fronte dell'istruzione e delle infrastrutture», ha detto Sachs, lodando sia il ruolo diplomatico del Paese asiatico quale «attore globale pacifico», impegnato nel perseguimento della «coesistenza pacifica» e del «multilateralismo», sia il successo raggiunto dal Dragone nella politica di riduzione della povertà. 

Presente anche l'italiano Michele Geraci, ex sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico, che ai microfoni di Xinhua, ha ricordato come «in un mondo multipolare non ci siano un vincitore e degli sconfitti». «Se vogliamo migliorare le economie dei Paesi europei e occidentali, dobbiamo accettare, accogliere e guardare positivamente alla crescita del Sud Globale», ha incalzato Geraci.

Da parte sua, l'ex ministro dei Trasporti della Malesia, Ong Tee Keat, oggi presidente del Comitato Belt and Road Initiative per l'Asia-Pacifico, ha spiegato che «la Cina ha fornito ai Paesi del Sud Globale un'alternativa attuabile, evidenziando che non è obbligatorio affidarsi esclusivamente all'occidentalizzazione e che ogni Paese può seguire una sua traiettoria», e ha aggiunto: «La migliore soluzione ai nostri problemi di sviluppo nazionale è radicata nella nostra eredità culturale e nelle caratteristiche del nostro tessuto sociale».

 

Andrea Fais - Agenzia Stampa Italia

 

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