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(ASI) La prima Corte d'Assise di Milano ha prosciolto Riad Nasri, un tunisino che ha vissuto otto duri anni nel carcere americano di Guantanamo con un'accusa di terrorismo che la magistratura italiana ha ora fatto cadere. Estradato nel 2009 in Italia, Paese nel quale aveva vissuto, e condannato in primo grado a sei anni, Nasri ha passato la detenzione nel nostro Paese nel carcere di Benevento, privo di denti e dell'udito a seguito delle vessazioni e delle violenze subite a Guantanamo.


Leggendo i verbali riempiti da Nasri fin dal suo ritorno, da detenuto, in Italia, si ha un quadro approfondito della sua vita. Arrivato dalla Tunisia a Bologna nel `94, pochi mesi dopo era partito per la Bosnia per combattere. Rientrato di nuovo nel capoluogo emiliano, se ne andò dopo l’attentato alle Torri Gemelle e venne catturato dagli afghani dell’Alleanza del Nord nella sua casa in Afghanistan e poi "consegnato vivo agli americani".
Da lì, stando ai suoi racconti davanti al pm Ramondini e al gip Salvini, il trasferimento con le prime torture in un carcere a Kabul, dove cominciarono anche gli interrogatori per sapere "se facevo parte di Al Qaida". Nella baia di Guantanamo, poi, "l’accoglienza fu molto `calorosa´, nel senso che fummo trattati molto rudemente. Ci perquisirono anche ostentatamente nelle parti intime per umiliarci".
Durante il trasferimento alla base "dovevamo restare legati mani e piedi con una catena e guardare verso il basso, senza muoverci". Là Nasri, secondo i suoi verbali, è rimasto per oltre otto anni: durante i circa "150 interrogatori" ha subito "molte minacce (...). Venivo raggiunto da una persona che mi diceva che se non parlavo sarei stato rimpatriato in Tunisia o che mi avrebbe fatto subire abusi sessuali da donne e da uomini". Poi le torture: per due volte "mi hanno legato con le mani ai piedi con una cuffia in testa facendomi sentire, per più di 20 ore consecutive della musica da discoteca ad alto volume". Nelle celle veniva "alzata la temperatura dell’aria condizionata per alcuni giorni fino a far `sudare´ le pareti (...)" e poi veniva abbassata "facendoci soffrire il freddo".
Questo tipo di "cura democratica" degli americani, oltre ad essere quantomai estranea al concetto di umanità, è stata somministrata ad un uomo che la magistratura italiana ha giudicato innocente.


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