Cina. Presidente Sierra Leone da Xi per approfondire relazioni, si consolida presenza di Pechino in Africa

(ASI) Il presidente della Sierra Leone Julius Maada Bio è in visita in questi giorni a Pechino, dove ieri ha incontrato l'omologo cinese Xi Jinping per un vertice bilaterale ufficiale, al termine del quale i due capi di Stato hanno siglato un comunicato congiunto per l'approfondimento delle relazioni bilaterali.

Cina e Sierra Leone godono di un'antica amicizia, ha sottolineato Xi, aggiungendo che le parti si sono sostenute a vicenda su questioni relative ai rispettivi interessi fondamentali e alle loro maggiori preoccupazioni attraverso una cooperazione efficace negli ambiti dello sviluppo economico e sociale, uno stretto coordinamento su temi quali la pace mondiale e lo sviluppo, ed un lavoro congiunto nel contrasto ad Ebola e al Covid-19.

Pechino afferma di sostenere fermamente il popolo sierraleonese nel perseguimento di un percorso di crescita conforme alle proprie peculiarità nazionali, come indicato nel paragrafo 3 del comunicato congiunto, dicendosi pronta a rafforzare gli scambi con il Paese africano in materia di governance nazionale, lavorare insieme per continuare a supportarsi l'un l'altro nei dossier più importanti e salvaguardare i rispettivi interessi in tema di sovranità, sicurezza e sviluppo.

La difesa dell'indipendenza nazionale dei due Stati viene rimarcata al paragrafo 4 del comunicato, con Pechino che rinnova il suo sostegno a Freetown in tal senso, opponendosi a qualsiasi interferenza straniera negli affari interni del Paese africano. Dal canto suo, la Sierra Leone ribadisce la sua piena adesione al principio di 'Una sola Cina', che dal 1971 regola in sede ONU la questione di Taiwan stabilendo che l'isola è parte inalienabile della Repubblica Popolare Cinese, e conferma il proprio supporto a Pechino per quanto riguarda Hong Kong, Xinjiang e Xizang (Tibet).  

Tra le aree di interesse della Cina in Sierra Leone ci sono la modernizzazione agricola, le infrastrutture e le risorse umane. In particolare, al paragrafo 6 del comunicato, si fa esplicito riferimento all'Iniziativa Belt and Road (BRI), lanciata nel 2013 da Xi per la ricostruzione in chiave moderna dell'antica Via della Seta. Freetown ha già aderito all'iniziativa nel 2018, sottolineandone «il ruolo positivo nell'avanzamento dello sviluppo economico e delle condizioni di vita della popolazione nei Paesi partner sin dal suo esordio, dieci anni fa».

Nello specifico, le due parti hanno firmato un Piano di Cooperazione sulla Promozione Congiunta della BRI, annunciando ulteriori sinergie in materia di strategie di sviluppo, un incremento della cooperazione in diversi settori ed un maggiore impegno al fine di conseguire nuovi risultati pratici. Sul fronte della cooperazione multilaterale, la Cina ha elogiato l'adesione della Sierra Leone al Gruppo dei Paesi Amici dell'Iniziativa di Sviluppo Globale (GDI), lanciata da Xi Jinping nel settembre 2021, che ad oggi conta sull'appoggio di oltre 100 tra Paesi e organizzazioni internazionali, e a cui si sono affiancate, nei due anni successivi, l'Iniziativa per la Sicurezza Globale (GSI) e l'Iniziativa di Civiltà Globale (GCI).

Intervistato dal Global Times, Song Wei, professore presso la Scuola di Relazioni Internazionali dell'Università di Studi Esteri di Pechino, ha spiegato che le parti rafforzeranno ulteriormente i legami attorno al Forum sulla Cooperazione Cina-Africa (FOCAC), aggiungendo: «Al tempo stesso, con le questioni relative alla governance globale che coinvolgono il Sud del pianeta, dovremmo coordinare le posizioni, costruire il consenso e rispondere attivamente alle richieste di sviluppo» di quell'area del mondo.

Proprio verso la fine di quest'anno, Pechino ospiterà il 9° vertice FOCAC, una piattaforma di cooperazione e coordinamento a tutto campo tra la Cina e 53 dei 54 Paesi africani, lanciata nell'ormai lontano 2000 su iniziativa dell'allora presidente Jiang Zemin, scomparso alla fine del 2022 all'età di 96 anni. Il meccanismo di cooperazione costruito dalle parti in oltre ventitre anni di attività è fondato sui cinque Principi di Coesistenza Pacifica, che caratterizzano la dottrina di politica estera cinese sin dagli anni Cinquanta del secolo scorso: reciproco rispetto dell'integrità territoriale e della sovranità; non-aggressione; non-interferenza negli affari interni altrui; uguaglianza e mutuo vantaggio; coesistenza pacifica.

Valorizzando il retaggio dei celebri sette viaggi navali - di natura pacifica e commerciale - guidati dall'Ammiraglio Zheng He per conto della Dinastia Ming all'inizio del XV secolo, e presentandosi come vittima del colonialismo occidentale, a causa delle numerose aggressioni ed alienazioni territoriali subite in oltre un secolo, a partire dal 1839, quando l'Impero Britannico scatenò in Cina la prima guerra dell'oppio, Pechino è riuscita a ritagliarsi un'immagine positiva e credibile in Africa, particolarmente apprezzata proprio per l'assenza di vincoli di natura politica negli accordi bilaterali, oltre che per l'introduzione di condizioni economiche ritenute vantaggiose.

Stando al Ministero degli Esteri cinese, dall'anno di fondazione del FOCAC, nei diversi Paesi del Continente, le aziende cinesi hanno realizzato o modernizzato oltre 10.000 km di ferrovie, circa 100.000 km di strade, quasi 1.000 ponti e 100 porti. Gli investimenti infrastrutturali, asse portante della cooperazione tra le due parti, stanno effettivamente modificando il volto di molte regioni dell'Africa, incrementandone il potenziale logistico e, dunque, industriale e commerciale.

Non è un caso se dal 1991 il primo viaggio all'estero del ministro degli Esteri cinese di turno è stato dedicato all'Africa. Come ricorda Dewey Sim sul South China Morning Post in un articolo del 19 febbraio scorso, da Qian Qichen a Tang Jiaxuan, da Li Zhaoxing a Yang Jiechi, da Qin Gang a Wang Yi, attualmente in carica, da allora tutti i capi della diplomazia cinese hanno scelto il Continente come prima destinazione dell'anno solare. La sua ultima trasferta di metà gennaio ha visto il ministro Wang partire alla volta di Egitto, Tunisia, Togo e Costa d'Avorio.

Nel 2023, per il quindicesimo anno consecutivo, la Cina si è confermata primo partner commerciale dell'Africa con un volume di interscambio pari a 282,1 miliardi di dollari, in crescita dell'1,5% rispetto all'anno precedente. Come sottolineato dal Ministero del Commercio del Paese asiatico, il Consiglio di Stato ha già approvato il piano generale per dare vita ad una zona-pilota per la cooperazione economica e commerciale in profondità tra le parti, allo scopo principale di realizzare, entro il 2027, una piattaforma competitiva a livello internazionale per la cooperazione con l'Africa.

 

Andrea Fais - Agenzia Stampa Italia

 

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