Ungheria - Ucraina: disgelo alle porte?

(ASI) Kyiv – Potrebbero presto distendersi almeno parzialmente le complesse relazioni diplomatiche fra Budapest e Kyiv. Segnali incoraggianti sono arrivati da un faccia a faccia fra i due capi di Stato.

Volodymyr Zelensky e Katalin Novak si sono incontrati lo scorso 23 agosto, a margine di un vertice internazionale sulla Crimea cui ha preso parte anche la presidente della Repubblica magiara.

Zelensky ha ringraziato Novak per la visita in Ucraina in una circostanza cruciale per le sorti del paese. “Il suo sostegno all'integrità territoriale e alla sovranità dell'Ucraina è molto importante per noi” ha soggiunto. Il presidente si è detto grato per il sostegno finora ricevuto da Budapest, soffermandosi in particolare sulle cure prestate ai soldati feriti in combattimento e alla formazione erogata ai medici militari ucraini. Non è mancata una diplomatica esortazione a supportare il “percorso di integrazione” di Kyiv nell’Unione europea e nella Nato.

Una nota della Presidenza della Repubblica ucraina afferma, inoltre, che durante il colloquio i due vertici hanno discusso di “questioni di cooperazione transfrontaliera e iniziative congiunte in Transcarpazia”.

Quello delle relazioni con le regioni un tempo appartenenti al territorio nazionale è un tema delicato per Budapest. Lo è soprattutto da quando Viktor Orban – attuale Primo ministro – è sceso in campo e ne ha fatto una vertenza politica, solleticando gli istinti nazionalisti dei nostalgici della “Grande Ungheria”.

La rivendicazione di diritti – se non addirittura di poteri – su aree appartenenti allo Stato magiaro per oltre mille anni e successivamente sottratte dal Trattato del Trianon al termine della Prima guerra mondiale è sempre stato uno dei cavalli di battaglia dell’estrema destra di Budapest. A tal punto che i governanti magiari non disdegnarono di allearsi con la Germania nazista pur di tentare di riconquistare alcuni territori.

Faceva parte della “Grande Ungheria” anche l’odierna Transcarpazia, la regione più occidentale dell’Ucraina. La zona è oggi abitata prevalentemente da ucraini, tuttavia un censimento condotto nel 2001 riportava la presenza di circa 151.000 ungheresi, pari al 12% della popolazione locale.

Con l’avvento al potere di Orban, la diatriba sulle ex regioni ungheresi assegnate agli Stati confinanti dalle potenze vincitrici la Prima guerra mondiale è tornata prepotentemente alla ribalta. Le accuse mosse dal presidente alle cancellerie frontaliere – ivi compresa l’Ucraina – riguardo presunte restrizioni di diritti a carico delle minoranze ungheresi hanno spesso condotto a pericolose rotture nelle relazioni diplomatiche.

Non a caso – come riporta lo storico quotidiano socialdemocratico “Népszava” – la stessa Novak si è recata in visita ai delegati magiari in Transcarpazia prima di incontrare Zelensky. La presidente della Repubblica ha partecipato a cerimonie civili e religiose, ha promesso imminenti “iniziative umanitarie, ambientali, educative, culturali congiunte” e ha voluto informarsi sulle condizioni di vita degli ormai ex concittadini. “Contiamo sul fatto che gli ungheresi possano vivere qui in un modo degno di loro e dell'Europa” ha scandito prima di partire per Kyiv.

La Presidenza della Repubblica magiara, nel descrivere il successivo faccia a faccia fra i due vertici, ha citato espressamente i “rapidi progressi sui diritti delle minoranze ungheresi in Transcarpazia” come uno degli argomenti affrontati. Accanto a ciò, si legge nella nota ufficiale, Novak e Zelensky hanno concordato di instituire un canale telefonico diretto e di redigere al più presto un “nuovo documento sulle relazioni bilaterali”.

Insomma, nonostante il “grattacapo” Transcarpazia, i toni cordiali del colloquio e i riferimenti all’intensificazione della cooperazione sembrano lasciar intravedere un segnale di speranza per i rapporti fra Budapest e Kyiv. La presidente Novak, peraltro, ha dichiarato che l’Ungheria continuerà a sostenere l’Ucraina e che giocherà un ruolo di primo piano nelle future trattative di pace con la Federazione russa.

Un segnale – va chiarito – assai timido anche perché, oltre al ricordo di un doloroso passato di rivendicazioni territoriali, sono ancora molteplici le questioni potenzialmente divisive.

In effetti, se Budapest si dice preoccupata per le minoranze magiare oltre confine, Kyiv dal canto suo ha accolto con forte disapprovazione l’atteggiamento ambiguo di Orban nei confronti di Putin. La consistente dipendenza dalle fonti energetiche ha indotto l’Ungheria ad adottare fin troppa cautela nel voltare le spalle al Cremlino, suscitando l’irritazione di Zelensky.

Nel novembre 2022, Orban ha addirittura indetto un referendum contro le sanzioni europee a Mosca. “Sanzioni rudimentali e dagli effetti disastrosi” aveva tagliato corto, sollevando timori per la tenuta dell’economia nazionale. L’esecutivo di Budapest non ci ha pensato due volte a entrare in rotta di collisione persino con l’Unione europea, dove in sede di negoziati ha ripetutamente minacciato di non votare l’imposizione di ulteriori restrizioni.

Ma il punto più basso nelle relazioni bilaterali è stato toccato a giugno, quando tra Kyiv e Budapest è andata in scena una vera e propria “guerra delle banche”. Le autorità ucraine, infatti, hanno deciso di inserire nella lista degli “sponsor della guerra” la più grande banca commerciale ungherese, OTPBank. Alla base del contenzioso, la mancata chiusura degli sportelli operativi in Russia, nonché l’accusa di fornire “condizioni di credito preferenziali” ai militari impegnati nell’invasione.

La piccata reazione del Ministero degli Esteri magiaro non si era fatta attendere. Il titolare del dicastero, Péter Szijjártó, aveva minacciato di porre il veto all’approvazione dell’undicesimo pacchetto di sanzioni da parte dell’Europa e aveva espresso la “ferma contrarietà” di Budapest all’ingresso dell’Ucraina nella Nato.

Marco Sollevanti – Agenzia Stampa Italia

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