(ASI) Bruxelles/Roma, “Le maggiori risorse destinate alla Politica Agricola Comune rappresentano un risultato politico concreto, frutto dell’azione determinata del Governo guidato da Giorgia Meloni e della credibilità che l’Italia ha saputo ricostruire in Europa”. Lo dichiara Marco Squarta, europarlamentare, commentando la decisione della Commissione europea di rendere disponibili ulteriori 45 miliardi di euro per la PAC a partire dal 2028.
”Grazie alla postura assunta dall’Italia al Consiglio europeo del 18 dicembre, al lavoro del ministro Lollobrigida e all’impegno costante della delegazione italiana al Parlamento europeo – prosegue Squarta – oggi possiamo parlare di un’inversione di rotta rispetto alla proposta iniziale della Commissione: per il periodo 2028–2034 gli agricoltori italiani potranno contare su risorse addirittura superiori all’attuale programmazione, con circa 10 miliardi in più rispetto alla proposta originaria”.
“Non si tratta soltanto di quantità di risorse – aggiunge – ma di una scelta politica chiara: difendere la specificità della PAC, garantire il reddito degli agricoltori, tutelare la sovranità alimentare e riequilibrare gli eccessi ideologici delle politiche green che negli ultimi anni hanno penalizzato il settore primario”.
“Sono inoltre segnali positivi – sottolinea Squarta – il rafforzamento delle clausole di salvaguardia nell’accordo UE-Mercosur, il principio di reciprocità sugli standard delle importazioni e l’intervento sugli effetti distorsivi del meccanismo CBAM, in particolare sui fertilizzanti, che hanno inciso pesantemente sui costi per imprese agricole e consumatori. Tutti risultati ottenuti grazie alla fermezza dell’Italia nei negoziati europei”.
“Fa sorridere – conclude l’eurodeputato – il tentativo di una certa sinistra di riscoprirsi oggi improvvisamente paladina degli agricoltori dopo averli colpiti per anni con scelte ideologiche e ambientalismi punitivi. La stessa sinistra che in queste ore preferisce scendere in piazza per propaganda, arrivando a contestare l’arresto di un dittatore come Maduro, mentre i venezuelani all’estero festeggiano la fine di un regime. C’è chi lavora per il bene della propria nazione e chi utilizza le piazze per battaglie lontane dai problemi reali dei cittadini”.



