La ricostruzione dell’Ucraina è già realtà?

(ASI) Londra – Si fanno ogni giorno più intensi i combattimenti in Ucraina, con il loro drammatico carico di accuse incrociate, infrastrutture pubbliche e private distrutte, vite umane spezzate. A fronte di ciò, il resto del mondo sta già correndo ai ripari.

Lo dimostra la recente “Conferenza sulla ripresa dell’Ucraina”, tenutasi a Londra lo scorso 21 giugno. La “Ukraine Recovery Conference” – divenuta ormai un appuntamento annuale – ha riunito nella capitale britannica delegati di 59 Stati, affiancati da colleghi di oltre 30 fra organizzazioni e istituzioni finanziarie internazionali, 500 imprese private, 130 organizzazioni civili.

Dalla politica alla finanza fino all’ambito unitario, una folta platea di rappresentanti da tutto il mondo ha raggiunto il cuore del Regno Unito. È stata l’occasione per reclamare a gran voce una “pace giusta e duratura” che tenga opportunamente conto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e renda di nuovo l’Ucraina uno Stato sovrano, indipendente.

Soprattutto, è stata l’occasione per confrontarsi sulla “ripresa a lungo termine”, ovvero sul risanamento e la ricostruzione di un paese devastato da una guerra di cui ancora non si intravede la fine. Alla presenza degli emissari del governo di Kyiv, a Londra politici, imprenditori, operatori della finanza e delle organizzazioni non governative hanno portato progetti e promesso fondi per far rinascere l’Ucraina una volta terminato il conflitto.

Fra le singole cancellerie, ad esempio, gli Stati Uniti hanno dato notizia di un ulteriore esborso di oltre un miliardo di dollari, finalizzato in parte a efficientare le infrastrutture che erogano i servizi di prima necessità alla popolazione civile. I padroni di casa, dal canto loro, hanno annunciato 240 milioni di sterline per fornire assistenza urgente e si sono impegnati a collaborare con la Banca mondiale per assicurare consistenti prestiti all’esecutivo di Zelensky.

I soldi arriveranno anche dalle grandi organizzazioni finanziarie globali, appoggiate dall’azione dei singoli Stati. Così, ad esempio, Regno Unito e Giappone contribuiranno a finanziare – per circa 40 milioni di dollari – un fondo della Banca mondiale appositamente dedicato al risanamento economico dell’Ucraina. Sul tavolo figura, poi, un programma speciale del Fondo monetario internazionale che nel giro di quattro anni stanzierà oltre 15 miliardi di dollari per risanare i conti e sostenere la crescita economica.

In cambio, Kyiv dovrà attuare un ambizioso piano di riforme mirato a migliorare il funzionamento della pubblica amministrazione e degli organismi anticorruzione, attuare pienamente i principi democratici e dello stato di diritto, velocizzare le pratiche giudiziarie, facilitare l’operato delle aziende straniere sul suolo nazionale. Ciò non solo consentirà al paese di allinearsi alla legislazione europea in vista di una futura integrazione nell’Ue, ma promuoverà anche l’ingresso delle imprese straniere.

Aspetto di vitale importanza, quest’ultimo, dal momento che durante la Conferenza ben 500 imprese provenienti da 42 paesi hanno sottoscritto un documento del valore di 5.200 miliardi di dollari. Lo “Ukraine Business Compact” concentrerà le sovvenzioni su settori di primaria rilevanza quali energia, infrastrutture, tecnologia. Lo scambio di contatti con le aziende estere aiuterà il settore privato ucraino ad acquisire nuove conoscenze. Al contempo, non bisogna dimenticare quanto la ricostruzione incarni un’imperdibile opportunità di sviluppo per le imprese degli Stati alleati, desiderose di espandersi su nuovi mercati.

Ha partecipato alla Conferenza pure l’Unione europea, che non si è presentata a mani vuote. La presidente della Commissione ha proposto la creazione di un nuovo “Strumento per l’Ucraina”. Si tratta, in sostanza, di un grande piano di sovvenzioni e prestiti della durata di quattro anni, in partenza nel 2024. Il valore dovrebbe ammontare a circa 50 miliardi di euro, pari – stando alle stime della Commissione – al 45% del deficit fiscale di Kyiv da qui al 2027. Un aiuto indispensabile per le casse statali, che consentirà di continuare a pagare stipendi e pensioni, nonché a far funzionare i servizi pubblici basilari come l’assistenza sanitaria.

Ursula von der Leyen ha chiarito che il piano sarà finanziato in parte direttamente con i fondi comunitari e in parte con i beni russi congelati sul suolo europeo. Bruxelles, d’altronde, sta già da tempo lavorando alla definizione di un meccanismo giuridico che permetta di sfruttare il valore dei beni sequestrati agli oligarchi fedelissimi a Putin per finanziare la ricostruzione dell’Ucraina.

Oltre a ciò, la Commissione ha firmato una serie di accordi con – tra gli altri – la Banca europea per gli investimenti e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo. La cooperazione con le istituzioni finanziarie internazionali e l’apertura alle imprese private consentirà di sbloccare ulteriori 800 milioni di euro in prestiti e sovvenzioni. Tra i beneficiari del programma vi sono le banche ucraine, le piccole e medie imprese, le piccole aziende agroalimentari e le piccole imprese guidate da donne, le quali potranno accedere a prestiti garantiti dall’Ue.

“Il sogno di un'Ucraina più pulita, verde e moderna sarà l'eredità duratura di questa guerra” ha affermato von der Leyen, definendo l’invasione di Putin come “il tentativo delirante di ripristinare un impero perduto”. La presidente ha ribadito che Bruxelles supporterà Kyiv “per tutto il tempo necessario”, identificando nella resistenza ucraina un esempio luminoso di difesa dei valori fondanti l’Europa. “Possiamo e dobbiamo essere tutti uniti, coordinati e risoluti nel dire che l'Ucraina vincerà”, ha sentenziato.

La numero uno della Commissione ha poi richiamato i delegati di Kyiv a proseguire con le riforme democratiche, anche nell’ottica del costante impegno economico comunitario nella regione: “Desideriamo che le riforme siano accompagnate da investimenti europei. Per ogni passo che l'Ucraina fa verso di noi, l'Unione europea deve fare un passo verso l'Ucraina”.

Sin dall’inizio del conflitto, del resto, Bruxelles non ha mai fatto mancare – seppur a costo di qualche mal di pancia interno – un sostegno finanziario concreto. A tal proposito, poco meno di un anno fa è entrata ufficialmente in funzione la “Piattaforma di coordinamento dei donatori multi-agenzia”. Alle riunioni regolari dell’organismo partecipano l’Ue, i paesi del G7 e i delegati ucraini unitamente alle principali istituzioni e organizzazioni finanziarie internazionali quali la Banca mondiale, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, la Banca europea per gli investimenti, la Banca di sviluppo del Consiglio d'Europa, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. L’obiettivo è quello di gestire “in modo coerente, trasparente e inclusivo” le risorse messe a disposizione dai donatori di tutto il mondo – siano essi pubblici o privati – adattando i fondi raccolti alle esigenze di Kyiv.

Insomma, nonostante risuoni ancora l’assordante eco dei bombardamenti e ricorra con frequenza la minaccia nucleare, la grande macchina della ricostruzione sembra procedere spedita. La speranza è che i suoi effetti possano farsi sentire al più presto, sostituendosi definitivamente al triste rimbombo delle armi.

Marco Sollevanti – Agenzia Stampa Italia

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