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Politica Estera

Cina. Xi interviene al vertice CELAC, gli occhi di Pechino su America Latina e Caraibi

Di Andrea Fais 27 Gennaio 2023 – 10:40 4 min di lettura

(ASI) Mentre in Occidente si parla molto di Nuova Via della Seta in relazione agli investimenti cinesi nel resto dell'Asia, in Europa e in Africa, lo sguardo di Pechino non si limita al Vecchio Mondo. Malgrado gli sconvolgimenti politici degli ultimi anni e la forte instabilità ancora presente in alcuni Paesi della regione, l'America Latina rappresenta un mercato dal potenziale ancora in buona parte inespresso, a partire proprio dalle infrastrutture, che restano carenti in vaste aree del subcontinente.

Martedì scorso, il presidente cinese Xi Jinping, intervenendo in videoconferenza al 7° Vertice Generale della Comunità degli Stati Latino-Americani e Caraibici (CELAC), ha ribadito l'impegno del gigante asiatico nel quadro del Forum Cina-CELAC per consolidare le relazioni con i 33 Paesi membri: un numero tanto vasto da coprire l'intero Emisfero Occidentale ad eccezione di Stati Uniti e Canada, che tuttavia restano le due economie più forti del Continente americano.

Annunciato il 17 luglio 2014, a Brasilia, durante un summit tra Pechino e gli Stati della regione, il Forum Cina-CELAC prese il via tra l'8 e il 9 gennaio 2015, quando la capitale cinese ospitò il primo Vertice Ministeriale dell'organizzazione, che andava così ad estendere anche ad altri ambiti la cooperazione tra le parti, sino a quel momento focalizzata per lo più su commercio e investimenti (Cina-LAC), allo scopo di promuovere l'avanzamento di un partenariato cooperativo globale fondato sull'uguaglianza, sul beneficio reciproco e sullo sviluppo comune tra le parti.

Stando ai dati dell'Amministrazione Generale delle Dogane della Repubblica Popolare, riportati da China Daily, nel 2021 l'interscambio commerciale con i Paesi CELAC ha superato quota 450 miliardi di dollari, ma già nei primi nove mesi del 2022 il dato è cresciuto del 12,5% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente: numeri che fanno del gigante asiatico il secondo partner commerciale della regione, dopo gli Stati Uniti.

Invitato ufficialmente dal presidente di turno, l'argentino Alberto Fernandez, nel suo intervento a distanza di tre giorni fa, Xi ha sottolineato che la Cina è pronta a lavorare con tutti i governi dell'organizzazione per promuovere la pace globale, lo sviluppo e la costruzione di una «comunità dal futuro condiviso per l'intera umanità», formula ormai nota da anni agli osservatori internazionali, non solo quelli esperti di Cina.

Con l'adozione, il 3 dicembre 2021, del Piano d'Azione Congiunto Cina-CELAC per la Cooperazione in Aree Strategiche 2022-2024, le due parti avevano già stabilito un dettagliato schema di collaborazione in numerosi settori, suddiviso in sette capitoli: politica e sicurezza; cooperazione economica pragmatica; infrastrutture di alta qualità; questioni sociali, culturali e people-to-people; sviluppo sostenibile; affari internazionali e cooperazione subregionale/interregionale; implementazione.

Nel secondo capitolo, in particolare, vengono delineati tutti gli ambiti dal maggiore potenziale: commercio e investimenti; finanza; agro-alimentare; innovazione scientifica e tecnologica; industria e IT; aviazione e aerospazio; energia e risorse; turismo; dogane e tasse; infrastrutture nell'Area di Qualità. Per quanto riguarda le infrastrutture materiali, il Piano d'Azione Congiunto, richiamando la Dichiarazione Specifica di Santiago del 2° Vertice Ministeriale del Forum sull'Iniziativa Belt and Road del 2018, prevede di approfondire la cooperazione nella promozione dei rispettivi progetti di investimento produttivi e nell'implementazione dei principali progetti di investimento e cooperazione.

L'intesa tra Pechino e l'America Latina poggia in molti casi su fondamenta stratificate dalla storia. Quella che un tempo era una vicinanza politica tra classi dirigenti di ispirazione socialista/comunista, spesso accomunate dal contrasto all'imperialismo statunitense, si è ormai trasformata in una cooperazione Sud-Sud molto più pragmatica, senza grandi pretese o ambizioni ideologiche.

Chiusa, per fortuna, l'epoca dei golpe militari e dell'Operazione Condor in Sudamerica e delle guerre in Asia Orientale (Corea, Laos, Vietnam e Cambogia), se la Cina - attraverso il riformismo di Deng Xiaoping - si è incamminata lungo un peculiare percorso di modernizzazione economica e normalizzazione diplomatica, l'America Latina ha vissuto fasi alterne, dove le vecchie contrapposizioni novecentesche tra socialismo e neoliberalismo sono riemerse sotto forme parzialmente nuove, polarizzando fortemente l'opinione pubblica e rallentando lo sviluppo.

I gravissimi scontri di piazza in Brasile, dodicesima economia mondiale, e le violenze politiche in Perù, cinquantaduesima, sono lì a dimostrare che nessun contesto è ancora immune da profonde lacerazioni sociali e tentativi di destabilizzazione, che possono indistintamente giungere da destra o da sinistra. Non è un caso se già da molti anni l'approccio della Cina nei confronti delle leadership di questi Paesi si è fatto estremamente pragmatico, come dimostrato proprio dal caso del Brasile, dove il livello delle relazioni con Pechino non è cambiato a seguito dell'ascesa al potere di Jair Bolsonaro rispetto al mandato presidenziale di Dilma Rousseff e a quello ad interim di Michel Temer. E non cambieranno con il ritorno di Lula.

«I Paesi latino-americani e caraibici sono membri importanti del mondo in via di sviluppo e svolgono un ruolo attivo nella governance globale, contribuendovi in modo significativo», ha rimarcato Xi, aggiungendo che «la CELAC è cresciuta sino a diventare una forza indispensabile per il sostegno alla cooperazione globale Sud-Sud, oltre a giocare un ruolo importante nella preservazione della pace regionale, promuovendo lo sviluppo comune e l'integrazione regionale».

Ribadendo l'appoggio della Cina al processo di integrazione regionale dell'America Latina e dei Caraibi, Xi ha confermato anche in questo caso la piena adesione ai cinque principi di coesistenza pacifica che caratterizzano sin dagli anni Cinquanta la dottrina di politica estera della Repubblica Popolare: rispetto reciproco per la sovranità e l'integrità territoriale; non-aggressione reciproca; non-interferenza negli affari interni altrui; eguaglianza e beneficio reciproco; coesistenza pacifica.

Andrea Fais - Agenzia Stampa Italia

 

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