Cina. Indicate le priorità di politica economica per il 2023, stabilizzazione e nuove riforme

xi cc(ASI) Venerdì scorso si è conclusa a Pechino la due-giorni della Conferenza Centrale sul Lavoro Economico, un appuntamento importante per capire l'orientamento generale delle principali decisioni che il governo adotterà in materia economica nell'anno successivo.

Per l'occasione è intervenuto il presidente cinese Xi Jinping, che ha rivisto il lavoro economico svolto nel corso del 2022 e analizzato la situazione economica attuale. Presenti, ovviamente, anche il primo ministro Li Keqiang e gli altri sei membri [oltre allo stesso Xi] del Comitato Permanente del Politburo del Partito Comunista Cinese: Li Qiang, Zhao Leji, Wang Huning, Cai Qi, Ding Xuexiang e Li Xi.

Secondo quanto riportato da Xinhua, durante l'incontro, i partecipanti hanno fatto sapere che ci si attende un miglioramento ed una ripresa generale della performance economica del Paese nel 2023, sottolineando come una ferma fiducia sia necessaria «per svolgere un buon lavoro in materia economica». Se sarà confermato l'allentamento delle misure di contenimento del contagio, come annunciato nelle ultime settimane, e se dunque si andrà verso un graduale abbandono della stringente politica zero-Covid, a beneficiarne saranno ovviamente la stabilità sociale e la crescita economica.

Nel corso del 2022, infatti, le recrudescenze pandemiche in diverse città del Paese hanno fatto scattare l'allarme e costretto le autorità locali ad imporre nuovi periodi di lockdown localizzato: di fronte al rischio di ospedalizzazione per le fasce più fragili, le dimensioni demografiche delle metropoli cinesi non consentono facilmente di abbassare la guardia. Nello specifico, durante l'incontro si è parlato di «coordinare meglio la prevenzione e il controllo epidemico con lo sviluppo economico e sociale» e di esortare l'apparato politico a compiere «sforzi per ottimizzare la risposta epidemica sulla base del tempo e della situazione», focalizzandosi «sugli anziani e tutti coloro che hanno malattie pregresse».

Più in generale, dall'incontro è emersa la richiesta di conferire la massima priorità alla stabilità economica e perseguire un progresso solido garantendo al contempo al stabilità economica per il prossimo anno. Gli strumenti indicati confermano sostanzialmente l'indirizzo degli ultimi due anni, cioè una politica fiscale proattiva e una politica monetaria prudente.

Nel primo caso si tratta di ricorrere ancora a deficit di bilancio, abbuoni di interessi e obbligazioni speciali. Queste ultime, già lanciate dalla Cina col nome tecnico di special-purpose bond, rappresentano una forma di debito fuori bilancio che i governi locali possono utilizzare per finanziare progetti, soprattutto grandi opere infrastrutturali, incluse tra gli obiettivi di sviluppo di alta qualità. Durante la Conferenza, la leadership ha tuttavia sottolineato la necessità che le autorità locali garantiscano la sostenibilità di bilancio per queste misure e che i rischi di indebitamento siano sempre tenuti sotto controllo.

Nel secondo caso, invece, la prudenza nella politica monetaria «dovrebbe essere mirata ed efficace», mantenendo «liquidità ragionevole e sufficiente» ed incoraggiando le istituzioni finanziarie a fornire un maggiore sostegno alle micro e piccole imprese, all'innovazione tecnologica e allo sviluppo green. Anche in questo caso, tra gli strumenti previsti non c'è niente di inedito: mantenere sostanzialmente stabile il tasso di cambio dello yuan ad un livello definito «appropriato e bilanciato» e consolidare i sistemi di salvaguardia della stabilità finanziaria.

Lo sviluppo di alta qualità, simbolo e parola-chiave del mandato di Xi Jinping, richiederà una coordinazione più forte tra la crescita qualitativa e quella quantitativa, tra la riforma strutturale dell'offerta e l'espansione della domanda interna nonché tra le politiche economiche e quelle di altro genere. Ribadito il concetto di Doppia Circolazione, introdotto dal Comitato Centrale alla fine del 2020 ed inserito nel 14° Piano Quinquennale (2021-2025), che prevede una rimodulazione nel rapporto tra "circolo economico interno" e "circolo economico esterno": sarà posto un maggior accento sul primo, fondato sui consumi interni, da qualche anno vero e proprio traino della crescita.

Nel corso dell'incontro, la leadership ha così stabilito che, per potenziare il nuovo paradigma di sviluppo, le dinamiche endogene e l'affidabilità della circolazione interna debbano essere rafforzate: «Durante il prossimo anno, il Paese si concentrerà sul rafforzamento della domanda interna conferendo priorità alla ripresa e all'espansione dei consumi, aumentando il reddito individuale sia nelle aree urbane che in quelle rurali attraverso diversi canali ed incoraggiando maggiormente il capitale privato a partecipare alla realizzazione di progetti strategici nazionali». Al contempo - si è detto - deve essere aumentata anche la qualità della circolazione esterna.

Per quanto riguarda le politiche industriali, queste «dovrebbero essere ottimizzate per facilitare la trasformazione e l'ammodernamento dei settori tradizionali», nonché consentire di coltivare e far crescere i «settori emergenti strategici». Stando alle indicazioni, sarà accelerata la modernizzazione del sistema industriale. Allo stesso modo andranno rafforzati gli «anelli deboli nelle catene industriali», in particolare nelle tecnologie fondamentali e nelle componenti delle principali catene del valore manifatturiere, e saranno sviluppati nuovi vantaggi competitivi nella capacità del Paese di perseguire gli obiettivi di picco e neutralità carbonici. Il primo, fissato anni fa, dovrebbe essere raggiunto nel 2030 mentre il secondo soltanto nel 2060.

In tema di politiche sociali, le linee-guida restano quelle di adottare provvedimenti che garantiscano la sussistenza delle persone, promuovano maggiormente l'occupazione giovanile, soprattutto dei laureati e mitighino in maniera tempestiva ed efficace gli impatti degli aumenti strutturali dei prezzi su coloro che si trovano in condizioni di difficoltà.

Gli sforzi più importanti sul fronte delle riforme dovrebbero poi riguardare ancora una volta le aziende statali, la parificazione normativa tra queste e le imprese private, in particolare la protezione dei diritti di proprietà e degli interessi imprenditoriali, una maggiore facilitazione dell'accesso al mercato e la parificazione di trattamento per le imprese finanziate dall'estero.

 

Andrea Fais - Agenzia Stampa Italia

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