(ASI) Non si ferma la tensione tra le due superpotenze. La situazione rischia di diventare letteralmente “esplosiva”. E’ stata durissima infatti la risposta americana alle pesanti sanzioni, varate ieri dal Cremlino nei confronti della nazione d’ Oltreoceano, in rappresaglia a quelle imposte da Washington contro Mosca.

"Non e' nel nostro interesse entrare in un circolo di escalation, ma ci riserviamo il diritto di rispondere a qualsiasi ritorsione” della controparte verso di noi. Lo ha affermato un portavoce del dipartimento di Stato guidato da Antony Blinken. Siamo davanti ad una “deplorevole escalation” da parte del governo dello Zar, ha aggiunto.

 

La situazione dunque è tutt’ altro che vicina ad una soluzione stabile. Tutti sperano che un incontro tra Joe Biden e Vladimir Putin riesca a porre fine ad azioni conflittuali che potrebbero infiammare le economie di entrambi e mettere a repentaglio la stabilità geopolitica dell’ intera comunità internazionale. C’è chi guarda con ottimismo al possibile vertice, tra i due capi di Stato, che potrebbe tenersi questa estate in un Paese europeo neutrale.

 

Il problema è che il livello della crisi sta assumendo, adesso più che mai, contorni incerti, soprattutto dopo il “consiglio” di Sergej Lavrov, numero uno del dicastero degli Esteri della Federazione, verso l’ ambasciatore John Sullivan di tornare in patria per “un dialogo adeguato” con la Casa Bianca. Siamo davanti, di fatto, a una vera e propria espulsione che, nel linguaggio diplomatico, potrebbe essere letta come una mezza dichiarazione di guerra.

 

L’ augurio è che le diplomazie informali, quelle che non si trovano sotto i riflettori delle telecamere, riescano a gettare acqua sul fuoco, riuscendo ad allontanare rapidamente quella benzina che potrebbe rendere il rogo veramente incontrollabile, ampio e profondo.

Marco Paganelli – Agenzia Stampa Italia

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