(ASI) Pechino e Mosca puntano a rafforzare la cooperazione per superare la crisi pandemica, agevolare la ripresa del lavoro e della produzione nel quadro degli investimenti bilaterali ed ottenere risultati più tangibili. È, stando a Xinhua, quanto emerso dal 7° vertice della Commissione Intergovernativa Cina-Russia per la Cooperazione negli Investimenti, svoltosi ieri in videoconferenza tra il vice primo ministro cinese Han Zheng ed il vice primo ministro russo Andrej Belousov.

Han ha definito quello attuale come un «momento propizio» per gli investimenti nelle due direzioni, affermando che la Cina è «pronta a lavorare con la Russia per mettere in pratica l'importante intesa raggiunta tra i due capi di Stato e spingere la cooperazione negli investimenti ad un livello superiore». In particolare, Han ha sottolineato che le due parti dovrebbero «cogliere le nuove opportunità e stimolare le imprese dei rispettivi Paesi a cooperare nei campi dell'economia digitale e del contrasto alla pandemia».

L'omologo russo ha ricordato come, nell'affrontare l'emergenza Covid-19, Russia e Cina «si sono aiutate l'una con l'altra, mantenendo uno stretto coordinamento e compiendo costanti passi in avanti nei principali progetti di investimento congiunti». Sul piano diplomatico, Belousov ha voluto inoltre ribadire che le relazioni sino-russe rappresentano «un modello di rispetto reciproco e cooperazione dal mutuo vantaggio». La Russia è dunque «intenzionata a lavorare con la Cina» per superare la crisi ed esprimere appieno il potenziale del meccanismo di cooperazione negli investimenti bilaterali.

Han ha poi ricordato l'opportunità rappresentata dall'Anno Sino-Russo della Scienza e dell'Innovazione Tecnologica per rafforzare gli investimenti in ambiti quali l'alta tecnologia, il settore ICT e la biosicurezza. Spazio anche per il lavoro congiunto sul credito e i sistemi di pagamento, chiamati ad agevolare proprio gli investimenti nelle due direzioni, e per le piccole e medie imprese, dimensione su cui, secondo il vice primo ministro cinese, i due Paesi dovrebbero concentrare l'attenzione per estendere la cooperazione.

L'incontro a distanza di ieri nell'ambito della Commissione, creata nel 2014, arriva una settimana dopo il vertice dei capi di Stato dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) l'organismo intergovernativo che comprende Cina, Russia, Kazakhstan, Uzbekistan, Kirghizistan, Tagikistan, India e Pakistan. Fondata nel 2001 dalle ceneri del Gruppo di Shanghai, la SCO è nata con il fine di garantire la sicurezza e la stabilità dell'Asia Centrale e neutralizzare le minacce del terrorismo, dell'estremismo e del separatismo, le tre "forze malvagie" che avevano insanguinato la regione dopo il crollo dell'URSS.

Nel corso del tempo, tuttavia, lo sguardo della SCO si è esteso anche ad altri ambiti di cooperazione, coinvolgendo sempre più concretamente anche le tecnologie, il commercio, la ricerca scientifica, le infrastrutture, il settore energetico, l'istruzione e la cultura. L'unione d'intenti espressa lo scorso 10 novembre da Xi Jinping e Vladimir Putin - specie per quanto riguarda la necessità di riaffermare il multilateralismo, il libero commercio, l'economia digitale e la sostenibilità per superare la crisi innescata dalla pandemia - ha rilanciato la cooperazione sino-russa che, tuttavia, non era mai venuta meno, neanche nei momenti di maggior "isolamento" politico subito dalla Cina, inizialmente accusata da diversi governi ed osservatori occidentali di aver ritardato o addirittura omesso le comunicazioni in merito alla situazione epidemica di Wuhan.

Del resto, le relazioni economiche tra i due Paesi erano e restano fortissime. Nel 2012, il Fondo Russo per gli Investimenti Diretti (RDIF) e il fondo sovrano di China Investment Corporation (CIC) hanno dato vita al Fondo Russia-Cina per gli Investimenti (RCIF), con un capitale iniziale pari a 2 miliardi di dollari. Per quanto riguarda il commercio bilaterale, invece, nel 2019 gli scambi hanno raggiunto un volume pari a 110,79 miliardi di dollari, in crescita del 3,4% rispetto al 2018. In questo caso, la bilancia commerciale è favorevole a Mosca, che ha importato dalla Cina beni e servizi per 49,7 miliardi di dollari (+3,6% sul 2018), mentre ha esportato nel Paese asiatico beni e servizi per 61,05 miliardi di dollari (+3,2% sul 2018).

Nel 2018, tra le prime cinque tipologie di merci che la Cina ha importato dalla Russia compaiono: combustibili minerali, petroli e prodotti distillati; legna, prodotti in lego e carbone vegetale; pesci, crostacei, molluschi ed invertebrati d'acqua; rame; minerali, scorie e ceneri. La Russia è infatti il primo fornitore di gas della Cina: un rapporto cementato, consolidato e potenziato dal mega-accordo trentennale da 400 miliardi di dollari siglato tra Gazprom e China National Petroleum Corporation (CNPC) nel 2014, in base a cui ogni anno, a partire dallo scorso dicembre, transiteranno verso il gigante asiatico ben 38 miliardi di metri cubi della preziosa materia energetica attraverso il sistema di gasdotti Power of Siberia.

Il progetto Power of Siberia-2, attualmente in fase di discussione, qualora fosse realizzato (si ipotizza il 2030), porterebbe il volume di gas russo trasportato verso la Cina a quota 50 miliardi di metri cubi l'anno. Se l'annessione della Crimea del marzo 2014 e le conseguenti sanzioni occidentali avevano avvicinato la Russia alla Cina, le tensioni geopolitiche degli ultimi due anni tra Pechino e Washington, stanno invece favorendo Mosca, abilissima a ritagliarsi uno spazio d'offerta sempre più grande di fronte alla crescente domanda energetica cinese. La ridefinizione delle relazioni tra i due Paesi verso un nuovo partenariato strategico globale per la nuova era, di cui si era parlato nel vertice bilaterale di Mosca del giugno 2019, sta ormai prendendo irreversibilmente forma.

 

Andrea Fais - Agenzia Stampa Italia

 

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