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Politica Estera

Due morti negli scontri in Perù

Di Redazione ASI 15 Novembre 2020 – 16:06 2 min di lettura

peru copy(ASI) Continuano le violenze in Perù dove nella notte due manifestanti sono rimasti uccisi nel corso delle proteste contro la destituzione del presidente Martin Vizcarra, coinvolto in un presunto affare di corruzione e destituito da un voto del Congresso.


Proprio la destituzione del Capo dello Stato, avvenuta nei giorni scorsi, ha scatentato la piazza, con le forze politiche che sembrano non essere in grado di normalizzare il paese.
Il Fronte ampio, coalizione che riunisce diverse forze della sinistra peruviana, e l’Alleanza per il progresso (App) hanno presentato oggi una mozione di sfiducia nei confronti del nuovo presidente Manuel Merino e del governo guidato da Antero Flores-Araoz. La mozione propone la convocazione urgente di una sessione plenaria straordinaria del Congresso già nella giornata di oggi per discutere la destituzione di Merino e del nuovo esecutivo installato all’inizio di questa settimana. “Si tratta di una richiesta della massima urgenza, vista la gravissima crisi politica che il Paese sta attraversando a causa delle nostre stesse azioni”, si legge nella petizione.
Per l’approvazione della mozione è necessaria la maggioranza assoluta del Congresso (66 voti). In attesa del voto, il nuovo presidente del Congresso Luis Valdez ha già chiesto le dimissioni del presidente Merino. Valdez, come indica l’emittente televisiva “Canal N”, ha convocato i capigruppo per questa mattina con l’obiettivo di valutare le dimissioni del nuovo capo dello Stato e di “trovare una soluzione” per fare in modo che la crisi “non sfugga di mano” alle autorità.
Il Perù da anni vive una situazione politica molto traballante, tanto che Merino è il terzo presidente negli ultimi cinque anni, dopo che il Parlamento ha destituito per “incapacita' morale” Vizcarra, il quale a sua volta era subentrato nel 2018 al dimissionario Pedro Pablo Kuczynski.
Vizcarra era passato indenne meno di due mesi fa attraverso un primo tentativo di estrometterlo dal potere, sempre per ragioni assimilabili a corruttela, ma questa volta ben nove dei dieci partiti del Parlamento peruviano, hanno votato sì alla destituzione, raccogliendo 105 dei 130 voti disponibili. Parte dell’opinione pubblica è subito scesa in piazza a Lima ed in altre città, gridando al “colpo di stato”, per una scelta sembrata eccessiva data l’accusa, non ancora provata dalla giustizia, di possibili tangenti ricevute da Vizcarra nel 2011 quando era governatore di Moquegua.
In questi anni Vizcarra ha cercato di forzare la mano ai partiti impegnandoli in una riforma delle istituzioni e della giustizia a cui hanno palesemente mostrato di non voler partecipare; proprio per questo, secondo alcuni analisti, in vista delle elezioni generali dell’11 aprile 2021, i leader delle formazioni politiche hanno preferito concordare con Merino, presidente del Parlamento e ora capo di stato ad interim, una procedura di destituzione e poi la formazione di una coalizione governativa che contasse su una presenza chiara dei partiti.

Fabrizio Di Ernesto – Agenzia Stampa Italia

Nota della Redazione

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