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Irlanda del nord. Internamenti senza accuse e pesanti condizioni carcerarie potrebbero portare ad uno sciopero della fame

di Fabio Polese

(ASI) Sabato 8 ottobre è stato il giorno della mobilitazione europea in sostegno dei prigionieri politici repubblicani irlandesi. Presidi e volantinaggi si sono svolti in Germania, nei Paesi Bassi, in Austria, in Svezia, in Francia e anche in Italia. A Roma, il Coordinamento Amici dei Pow Irlandesi, è sceso in piazza, davanti all’ambasciata britannica in Via XX Settembre, per chiedere il ripristino dello status di prigioniero politico e l’immediata liberazione di Marian Price e Martin Corey.

Marian Price, leader del 32 Country Sovereignty Movement e dell’ Irish Republican Prosoners Welfare Association, è detenuta nel carcere di Maghaberry dal Maggio del 2011. Era stata arrestata con l’accusa di incoraggiamento al terrorismo riconducibile alla commemorazione dell’Easter Rising, organizzata dal 32CSM presso il cimitero di Creggan – Derry - il lunedì di Pasqua, dove, un militante della Real IRA, aveva annunciato una nuova stagione di lotta contro l’oppressore britannico. Marian Price, una volta liberata, ha visto revocata la sua licenza di libertà per ordine del Segretario di Stato, Owen Paterson, dopo essere stata accusata di aver procurato beni, fra i quali un cellulare, per l’attacco di Massereene del marzo 2009. L’avvocato di Marian Price afferma che la sua assistita era stata interrogata originariamente su questo attacco nel novembre del 2009, ben 18 mesi prima.

Martin Corey è detenuto a Maghaberry dall’aprile del 2010. Aveva scontato diciannove anni nel carcere di Long Kesh per l’omicidio di un agente del RUC nel 1973, poi nel 1992 era stato rilasciato. In una intervista esclusiva al Lurgan Mail, Martin Corey, racconta di come le accuse siano assolutamente infondate. Nell’intervista si legge: “non hanno prove contro di me. Per questo non mi hanno ancora accusato formalmente. Se il mio caso approdasse in tribunale, finirebbero per rilasciarmi, perché non c’è uno straccio di prova contro di me”. E ancora: “Da quando sono stato rilasciato da Long Kesh il massimo in cui sono stato coinvolto è stata qualche attività di protesta come i white-line pickets. Null’altro. Se hanno prove a mio carico, allora dovrei essere formalmente accusato e dovrebbe iniziare un processo; in caso contrario, devono rilasciarmi”. Concludendo, parlando della situazione carceraria a Maghaberry, ha affermato: “l’accordo dello scorso agosto non è stato applicato; la dirty protest attualmente in corso potrebbe presto degenerare, e uno sciopero della fame pare ormai una possibilità del tutto verosimile. L’ultimo sciopero della fame iniziò con una dirty protest, e questa controversia potrebbe finire allo stesso modo: ci sono numerosi volontari per uno sciopero della fame”.

I continui internamenti senza accuse e le pesanti condizioni carcerarie, ricordano gli anni bui dei troubles e l’hunger strike di Bobby Sands e dei suoi compagni. Martin Rafferty, membro del comitato del 32 County Sovereignty Movement, in una recente intervista per Rinascita, ha dichiarato: “quello che succede a Maghaberry è quello che sta cadendo in generale fuori, è il riflesso di quel che succede nella società irlandese: gli accordi del Venerdì Santo non solo hanno distrutto le aspirazioni repubblicane ma hanno anche eliminato lo status di prigioniero politico fino ad allora concesso ai repubblicani. Quindi le condizioni dei prigionieri sono peggiorate, perché quello che avevano fino a quel momento gli è stato tolto. Tutti i repubblicani arrestati dopo il Good Friday Agreement sono stati considerati prigionieri comuni”.


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