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Politica Estera

Venezuela: Guaidò indagato

Di Marco Paganelli 13 Marzo 2019 – 16:26 2 min di lettura

Maduro copy

(ASI) I servizi, elettrico e idrico, stanno tornando alla normalità in molte zone del Venezuela, ma non dappertutto.

Le conseguenze, generate dal blocco delle forniture, sono molto gravi. L’acqua ha iniziato a scorrere oggi dai rubinetti, presenti nelle abitazioni, ma il suo colore scuro sottolinea che non è potabile. La popolazione continua dunque a soffrire e a scendere in piazza, sostenendo le motivazioni del proprio leader di riferimento. Anche a livello nazionale e internazionale si rafforzano le divergenze, come nel caso siriano. Il presidente Nicolas Maduro ha detto di avere le prove del coinvolgimento statunitense nell’attacco informatico che ha causato i disagi attuali. Ha deciso di avviare così un’inchiesta, mediante un’apposita commissione, con l’assistenza dell’Onu, della Cina, dell’Iran, della Russia e di Cuba, per indagare sul possibile ruolo di Jhuan Guaidò, autoproclamato capo di stato appoggiato da Washington, in quanto sta avvenendo da circa una settimana. La Casa Bianca ha chiesto ai propri cittadini e diplomatici di rientrare urgentemente in patria, a causa dei pericoli esistenti in loco, invitando al contempo le autorità di Caracas a non incarcerare il leader dell’opposizione trentacinquenne. L’amministrazione, guidata da Donald Trump, è tornata a ripetere che “tutte le opzioni sono sul tavolo” e che il pentagono è pronto a intervenire militarmente in caso di arresto del giovane politico. La spaccatura, in merito alla questione, è evidente persino nella regione. La Bolivia è schierata palesemente, ad esempio, con l’esecutivo venezuelano. La posizione è condivisa da Mosca che ha richiamato, più volte gli Usa, a cambiare atteggiamento. Lo stesso appello è giunto dalla Cina, il cui ministero degli Esteri ha offerto a Caracas l’auto tecnico di Pechino per risolvere le problematiche presenti da 7 giorni, auspicando un rapido accertamento delle cause dei guasti alle infrastrutture. La situazione sta diventando quindi l’ennesima occasione di uno scontro per procura, al momento solo verbale, tra grandi potenze. Tutti auspicano che tale clima ostile non diventi bellico, come nel caso del territorio controllato da Bashar al – Assad.

Marco Paganelli – Agenzia Stampa Italia

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