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Politica Estera

La ritirata dell' ENI dal Mar Egeo: punito l'avventurismodell'azienda e dei suoi corifei

Di Redazione ASI 14 Febbraio 2018 – 13:07 2 min di lettura

erdogangentiloni copy(ASI) Secondo Tramballi, viste le comprensibili minacce turche all’ENI per il tentativo folle di sfruttare un giacimento a pochi chilometri dalla costa anatolica senza chiedere il permesso ad Ankara, sarebbe stata prematura la visita di Erdogan in Italia, quasi i suoi incontri romani avessero dato “coraggio” al presidente turco.  
Ma a questa fantasiosa ipotesi se ne può contrapporre facilmente un'altra, opposta: che la fine ingloriosa dell’ENI nel suo tentativo di sfruttare un giacimento nel mare prospiciente Cipro, a metà strada – come da storica divisione dell’Isola in una parte turca e una greca – tra Ankara e Atene, è l’emblema della superficialità nelle relazioni internazionali dell’ENI privatizzata dal 1992, che pretende di affidarsi alla sola Grecia per ottenerne il permesso di sfruttare un giacimento che diritto internazionale e prassi consolidata in casi simili, delineano come potenziale patrimonio di entrambe i paesi.

Questa ENI, in effetti, mette a repentaglio gli interessi politici e geopolitici dell’Italia, quale che sia il suo governo. Senza pretendere altro, sarebbe perciò utile una legge o almeno una prassi condivisa che obblighi l’azienda italiana a consultarsi e concordare con il governo italiano di turno le sue iniziative in scacchieri diversi da quello nazionale. La “politica estera” di questa ENI (un cui dirigente, con argomentazioni vuote, senza capire il quid geopolitico della questione, si è detto indignato – lui – per le minacce di Erdogan all’azienda in nome della quale parlava) non può surclassare la politica estera italiana. Dunque ci vorrebbe una supervisione del governo di turno, quale che sia governo: si dirà che questo è impossibile, vista la natura privata dell’azienda. Ma ai bei tempi pre-tangentopoli, durante tutta la storia della Repubblica la cooperazione italiana in paesi extraeuropei era guidata e coordinata dal governo, probabilmente attraverso leggi ancora in vigore oggi. Fosse anche non vera questa ultima ipotesi, è certo che dovrebbe essere interesse del centrodestra e del centrosinistra, ma direi di tutto l’arco politico, “governare” in qualche modo l’ENI nelle sue iniziative fuori del territorio italiano.

Prof. Claudio Moffa

Nota della Redazione

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